È stata inaugurata ieri, 4 settembre, alla Art Gallery Il Cesello di Pietrasanta, “PY43 · Órigo – Materia tempore subsidit”, la mostra personale di Andrea Benetti, curata da Laura Luciano e visitabile fino al 20 settembre 2026.
“Quando la materia si fa tempo e il tempo prende forma. È con immensa gioia che vi presento la nuova e imperdibile personale di Andrea Benetti,un progetto profondo e vibrante che ho avuto il grande onore di curare.” scrive Laura Luciano.
L’esposizione conduce il visitatore verso una dimensione primordiale del linguaggio visivo, là dove il segno precede la parola e il simbolo diventa una delle prime forme attraverso cui l’essere umano tenta di raccontare il mondo.
Andrea Benetti, artista visivo e autore del Manifesto dell’Arte Neorupestre, presentato nel 2009 nell’ambito della 53ª Biennale di Venezia presso l’Università Ca’ Foscari, porta a Pietrasanta una selezione di opere appartenenti prevalentemente al ciclo “Astrattismo delle Origini”.
Alla base della sua ricerca vi è l’idea che, prima ancora dell’invenzione della scrittura, l’uomo abbia affidato alle immagini la necessità di lasciare una traccia della propria esistenza. Un principio che Benetti esprime con parole nette:
«All’alba dell’umanità, ancor prima di inventare la scrittura, l’uomo sentì la necessità di comunicare, di lasciare una traccia di sé nel mondo; tutto ciò lo fece grazie alla pittura.»
Da questa origine prende forma una riflessione che non riguarda soltanto la storia dell’arte, ma il rapporto stesso dell’essere umano con il mondo. Per Benetti l’uomo delle origini viveva immerso nella natura, consapevole dei propri limiti e della potenza degli elementi, mentre la contemporaneità avrebbe progressivamente smarrito quella misura.
Il ritorno alle origini evocato dall’artista non assume tuttavia il significato di una regressione nostalgica. È piuttosto una richiesta di ripensare il presente attraverso ciò che di essenziale sembra essere stato perduto: il rispetto della natura, della dignità umana, del tempo e della vita.
«Azzeriamo e ripartiamo», scrive Benetti, invitando simbolicamente l’arte a ritrovare la propria matrice più remota: «Noi dobbiamo ripartire dagli albori dell’uomo e dall’arte primigenia, per ricostruire un nuovo mondo».
È proprio questo pensiero a rendere particolarmente significativa la ricerca presentata a Pietrasanta.
Accanto alle straordinarie raffigurazioni naturalistiche delle pitture rupestri compaiono infatti, fin dall’antichità, segni geometrici, figure stilizzate e simboli essenziali che sembrano anticipare linguaggi artistici sviluppatisi molti millenni dopo. Dal Simbolismo all’Astrattismo, fino ad alcune esperienze dell’arte concettuale, quelle testimonianze lontanissime continuano ad apparire sorprendentemente contemporanee.
Nelle opere di Benetti convivono figure antropomorfe e zoomorfe, tori, cavalli, cuori, geometrie e segni archetipici. Elementi che progressivamente si allontanano dalla semplice rappresentazione per diventare un vocabolario autonomo, capace di mettere in relazione la memoria più antica dell’uomo con la sensibilità del presente.
L’artista individua proprio nella semplicità del segno una possibilità di recuperare un rapporto più autentico con ciò che ci circonda. Scrive nel suo Manifesto: «I simboli, i tratti, i colori devono tornare ad essere i protagonisti della pittura, forieri della semplicità e della bellezza della vita che rappresentano.»
Una semplicità che non significa impoverimento, ma apertura al mistero.
I simboli dipinti sulle pareti delle grotte continuano infatti, ancora oggi, a sottrarsi a interpretazioni definitive. Ed è proprio questa dimensione dell’ignoto, che affascina Benetti fin dall’infanzia, a costituire uno dei nuclei più profondi della sua ricerca.
Per l’artista, il dubbio conserva un valore creativo fondamentale: «Nell’arte, il senso del mistero, dell’ignoto, deve regnare incontaminato», perché una società dominata soltanto dalle certezze rischia di sottrarre spazio alla fantasia, all’intuizione e a quella componente immateriale che appartiene profondamente all’esperienza umana.
Il dialogo proposto dalla mostra, tuttavia, non riguarda soltanto il passato.
Anche la comunicazione contemporanea è sempre più affidata a icone, simboli e immagini capaci di condensare emozioni, azioni e concetti in pochi tratti essenziali. Una continuità sorprendente che sembra confermare quanto il pensiero simbolico accompagni l’uomo attraverso i millenni, mutando strumenti e contesti senza perdere la propria forza.
Benetti costruisce così un ponte ideale tra le prime manifestazioni artistiche dell’umanità e il nostro tempo. Non una rilettura archeologica dell’arte rupestre, ma una riflessione sulla permanenza della comunicazione visiva e sulla capacità del simbolo di attraversare epoche e culture.
Ed è forse proprio qui che si trova la chiave più interessante della mostra: tornare all’origine non per rifugiarsi nel passato, ma per interrogare il presente.
Come afferma lo stesso artista, «l’arte deve simbolicamente ripartire dalle proprie origini». Un ritorno che non cancella il progresso e non rifiuta la contemporaneità, ma cerca di recuperare una misura più consapevole dell’esistenza, nella quale natura, dignità umana, immaginazione e libertà di pensiero possano nuovamente occupare una posizione centrale.
Il titolo “Órigo” rimanda così all’origine, al principio, mentre il sottotitolo latino Materia tempore subsidit introduce il rapporto fra materia e tempo, fra ciò che permane e ciò che inevitabilmente si trasforma.
La mostra, curata da Laura Luciano, è organizzata dalla Art Gallery Il Cesello e da Italian Art Promotion, con il patrocinio del Comune di Pietrasanta, di Atelier Quindici e del Museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi e con il sostegno di Theoria.
PY43 · Órigo – Materia tempore subsidit
Andrea Benetti, a cura di Laura Luciano
Art Gallery Il Cesello
Via Stagio Stagi 64, Pietrasanta (LU)
Fino al 20 settembre 2026
Orari
Domenica, lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì: 10.30–13.00 / 15.00–19.00
Martedì: chiuso
Sabato: 10.30–13.00 / 15.00–20.00










