Articoli scritti da Guendalina Cappellano

L’arte di vestire il sogno: Salvador Dalí e la metamorfosi della moda: a Palazzo Reale oltre 200 opere raccontano come il genio spagnolo abbia rivoluzionato il concetto di eleganza, trasformando la comunicazione in pura sperimentazione artistica.

 

Quando si parla di Salvador Dalí, il pensiero corre immediatamente agli orologi fluidi, ai paesaggi sconfinati del sogno e alle figure enigmatiche del Surrealismo. Tuttavia, la genialità del maestro catalano oltrepassa i confini della sola pittura.

Dalí fu tra i primi a comprendere che l’arte non risiede unicamente sulla tela, ma pervade l’intera sfera visiva, l’identità e, soprattutto, l’abito. I famosi baffi all’insù, il bastone da passeggio, i mantelli scenografici e le pose teatrali assunte davanti all’obiettivo fotografico non erano semplici stravaganze, ma parte integrante di una strategia d’immagine pionieristica.

Non si trattava di vanità fine a sé stessa, ma di una consapevole abilità nel trasformare la propria persona in un’icona immortale. È da questa prospettiva innovativa che prende vita la grande esposizione “Dalí e la Moda”, allestita nelle prestigiose sale di Palazzo Reale a Milano.

La rassegna, curata da Judith Clark in collaborazione con la Fundaciò Gala-Salvador Dalì, rappresenta un dialogo profondo tra lo stile e il linguaggio visionario del genio spagnolo.

La moda viene intesa come un sistema integrato e poliedrico che abbraccia il design tessile, le immagini per l’editoria, la fotografia di costume, la grafica pubblicitaria e persino la scenografia delle vetrine.

L’artista Dalì si inserisce con disinvoltura in ciascuno di questi passaggi, trasformando ogni supporto in uno strumento per generare desiderio e plasmare un immaginario estetico dirompente. Particolarmente significativo, in questo senso, appare il suo rapporto duraturo con Vogue, per cui realizza celebri copertine e illustrazioni, giocando al contempo il doppio ruolo di autore e di modello.

Prima ancora di interagire con le grandi maison, l’artista aveva fatto del proprio corpo e della propria figura pubblica un’opera d’arte autonoma e immediatamente riconoscibile. L’abito e l’atteggiamento diventano entrambi elementi essenziali di un dispositivo comunicativo con cui alterare la percezione ordinaria della realtà, e trasformare l’oggetto quotidiano in qualcosa di totalmente inaspettato.

In questo affascinante universo un posto centrale e fondamentale spetta a Gala, compagna, musa ed elemento imprescindibile della sua vita artistica.

La presenza dei capi del suo guardaroba personale consente di spostare la riflessione dall’immagine pubblica dell’artista alla dimensione più intima e complessa del legame di coppia.

Il modo in cui si veste e sceglie di essere rappresentata contribuisce in modo decisivo alla costruzione di quella mitologia visiva che Dalí ha saputo trasferire con naturalezza dalla pittura alla fotografia, dalla sartoria alla cultura di massa.

Le collaborazioni con i grandi nomi della moda internazionale rappresentano capitoli fondamentali di questo racconto. Con Gabrielle Chanel, l’artista condivide la concezione scenica del balletto Bacchanale del 1939, per il quale firma libretto e scenografie mentre Coco cura i costumi; con Christian Dior partecipa al celebre e sfarzoso Ballo Beistegui del 1951.

L’intesa con Paco Rabanne si inserisce nella stagione della sperimentazione audiovisiva e formale, mentre il sodalizio intellettuale e creativo con Elsa Schiaparelli dà vita a manifesti insuperati dell’incontro tra surrealismo e sartoria, dal leggendario cappello-scarpa all’iconico vestito aragosta.

Dalí non si limita ad applicare le sue cifre stilistiche agli abiti, ma usa la moda come un vero e proprio laboratorio d’avanguardia per sviscerare le proprie ossessioni: il corpo, la metamorfosi, il desiderio e la teatralità. L’eccezionale rilievo di questa mostra è testimoniato dalla ricchezza del patrimonio espositivo raccolto, che riunisce oltre duecento opere e documenti d’archivio.

Il percorso può contare su un corpus di prestiti di altissimo profilo internazionale: dalle collezioni della Fundació Gala-Salvador Dalí di Figueres fino alle opere concesse dal Dalí Museum di St. Petersburg e dal prestigioso Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía.

A questi capolavori si affiancano materiali storici, capi originali, bozzetti e documenti provenienti direttamente dagli archivi delle più celebri maison di moda del mondo, tra cui Schiaparelli, Chanel, Dior e Rabanne.

Il risultato finale è un itinerario suggestivo tra epoche, media e linguaggi espressivi differenti, nel quale dipinti, sculture, gioielli, disegni, fotografie d’epoca, filmati e creazioni sartoriali dialogano all’interno di una visione unitaria: quella di un Surrealismo vitale di cui Dalí resta una delle espressioni più folgoranti.

L’abito cessa di essere un semplice oggetto da indossare per elevarsi ad atto concettuale e scultura vivente. Un progetto culturale che arriva a Milano non a caso in concomitanza con la Milano Fashion Week, confermando come la lezione del maestro spagnolo sulla fluidità tra arte e immagine commerciale sia oggi più attuale che mai.

 

Dalí e la Moda

Palazzo Reale, Milano 

Fino al 31 gennaio 2027 

La mostra è promossa da Milano – Cultura. Organizzata e prodotta da Palazzo Reale, MondoMostre e Civita Mostre e Musei, con il supporto di Enel in qualità di main partner.