“Contaminazioni del cuore”: il coraggio di attraversarsi

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Contaminazioni del cuore: il coraggio di attraversarsi di Serena Marzini.  Edizioni Dialoghi e Prefazione a cura di Paolo Scardigli (sociologo, assistente sociale)

Ci sono libri che entrano nelle nostre vite in silenzio, senza chiedere permesso.
Non spiegano il mondo: lo attraversano.
E, mentre lo fanno, diventano un luogo in cui fermarsi quando il cuore va in affanno.

Contaminazioni del cuore di Serena Marzini è uno di questi libri.

Non è un manuale.
Non è una semplice raccolta di storie.
È un attraversamento.

Un viaggio che prende forma tra le vite e nei luoghi, reali e interiori: dai canali di Amsterdam alle terre del Perù, dall’India al Sud America, fino all’ombra simbolica del Cristo di Rio. Ma questi scenari non sono mai semplici cornici. Sono specchi.

“L’ultimo capitolo è il primo, scritto in ordine cronologico, con uno stile assai diverso da tutti gli altri racconti, creato per raggiungere i giovanissimi-racconta l’autrice –  Volevo parlare di dipendenze in modo che il messaggio arrivasse ai più vulnerabili in erba, avvicinandoli con un linguaggio immaginario, fantastico, dove le dipendenze si affacciano in modo buffo, ironico, senza giudizio.
Ma perché non si perda la bussola, le dipendenze sono descritte anche come ostacoli, impedimenti, pesantezze che cadranno sul finale ai piedi dell’albero di avocado. Il balsamo che contamina i ragazzi del borgo Tutta Vita è il balsamo dell’amore che descrivo attraverso la storia tra il poeta viandante e Nicole, la ragazza francese. L’occasione di vivere l’amore è il regalo di un seme di avocado che Nicole porta al poeta e rappresenta l’archetipo del cuore che ha da maturare, un cuore verde. L’occasione di vivere l’amore è l’occasione di assumere la responsabilità più difficile, quella del cuore.
Di fatti il poeta e Nicole sceglieranno diversamente come comportarsi e il poeta con la sua autenticità, sarà l’esempio di un nuovo stile di vita che contaminerà il gruppo dei ragazzi, fino a far cadere le dipendenze,  lasciando diventare il seme in un albero di avocado.”

Specchi di trasformazione.

Perché ciò che davvero si muove tra queste pagine sono le persone. Giovani cresciuti che imparano a indossare nuovi linguaggi, nuovi colori, nuove identità. Esistenze che si intrecciano tra perdite e rinascite, tra illusioni e verità, tra cadute e risalite.

Le voci che abitano il libro raccontano ciò che spesso resta ai margini:
le scelte di studio e di lavoro, la solitudine e l’amicizia, il peso del denaro e della precarietà, la ricerca spirituale, l’amore autentico e quello illusorio. Parlano di identità, di orientamento, di dipendenze, di errori che insegnano più di molte vittorie.

E in questo intreccio emerge una verità sottile ma potente: il viaggio non è mai solo individuale.

È un movimento che coinvolge anche gli altri, una crescita che si riflette in una comunità, vicina o lontana. Perché, come suggerisce il libro, se da soli si nasce, insieme si diventa. E persino il dolore, attraversato e condiviso, può trasformarsi.

Questo libro nasce da esperienze reali, da segni profondi che attraversano la scrittura con discrezione. Ed è proprio questa autenticità che rende ogni parola un gesto di ascolto, ogni racconto uno spazio di prossimità.

Le pagine non offrono risposte definitive.
Offrono tempo.

Tempo per fermarsi.
Per riconoscersi nell’incertezza.
Per avvicinarsi, senza fretta, a ciò che ci riguarda davvero.

Il significato resta aperto, mobile.
Non viene imposto, ma nasce nel rapporto tra chi scrive e chi legge, in quella zona sottile in cui le parole smettono di essere solo parole e diventano esperienza.

Ogni racconto è un frammento di mondo.
Una vibrazione.
Una possibilità.

E poi, alla fine, arriva un passaggio che resta.

Non perché sia perfetto.
Ma perché è vero.

Serena Manzini smette di raccontare gli altri e si espone. Ringrazia sé stessa, il proprio percorso, gli ostacoli che l’hanno formata. Parla di forza, di sincronicità, di qualcosa che tiene insieme il caso e il senso.

E poi quella scena.

Una farmacia.
Un giorno qualunque che non è più qualunque.
Un ragazzo fragile, esposto, quasi fuori posto nel mondo.

Non c’è retorica.
C’è uno sguardo che riconosce.

Ed è lì che il libro si rivela davvero.

Perché in quel momento capisci che le parole, per l’autrice, non sono mai solo parole.
Sono un gesto.
Una possibilità.
Una coperta capace di scaldare anche le nudità più difficili da sostenere.

È questo il dono più profondo del libro.

Non spiegare.
Non giudicare.
Ma restare.

Restare davanti alla fragilità, senza distogliere lo sguardo.
Restare dentro le vite degli altri con rispetto.
Restare dentro la propria, anche quando sarebbe più facile scappare.

E allora sì, Contaminazioni del cuore diventa quello che promette fin dall’inizio:
non una lettura, ma un passaggio.

Un modo diverso di stare nel mondo.
E, forse, anche negli altri.

Serena Marzini è nata a Poggibonsi (SI) nel 1974. Laureata in Lettere mo­derne all’Università di Siena, attualmente lavora in una pubblica ammi­nistrazione. Precedentemente ha pubblicato il romanzo Bambole di vetro (Lalli Editore, 1995).

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