«LUNA SOFIA? È RIMASTA CON ME UNDICI ANNI. A UN CERTO PUNTO HO CAPITO CHE VOLEVA USCIRE» Fabio Ingrosso.
Ci sono storie che nascono da un progetto preciso e altre che cominciano quasi per caso, magari davanti a una piccola lavatrice giocattolo scovata in un mercatino sui Navigli. Luna Sofia e la Chioma di Berenice, pubblicato da Salani, appartiene alla seconda categoria: un’avventura rimasta accanto al suo autore per undici anni, attraversando stagioni della vita, trasformazioni e attese, fino a trovare il momento giusto per arrivare in libreria.
Fabio Ingrosso, artista dalla carriera eclettica tra musica, teatro, radio e televisione, affida questa volta la propria voce alla pagina scritta. Al centro del romanzo c’è Luna Sofia, una ragazzina di undici anni con una chioma naturalmente lilla, vissuta inizialmente come una diversità da nascondere.
Il suo viaggio tra stelle, costellazioni e incontri sorprendenti diventa così anche un percorso di crescita e accettazione, nel quale la magia si intreccia alla scienza e l’avventura lascia emergere temi profondamente umani: la separazione, il senso di colpa, il cambiamento, la perdita e la capacità di riconoscere il proprio valore.
Con ironia e sincerità, Ingrosso ci conduce dietro le quinte di un universo narrativo nato da un’immagine e cresciuto insieme a lui. Un mondo fantastico che invita i più giovani ad alzare gli occhi verso il cielo, ma anche a rivolgere lo sguardo dentro di sé. Perché, come insegna Luna Sofia, ciò che ci rende diversi non è necessariamente un limite: può essere proprio il punto dal quale iniziare a brillare.
Fabio, partiamo dalla domanda inevitabile: come nasce Luna Sofia e la Chioma di Berenice?
Da una lavatrice. E già così capisci che non è una storia qualsiasi. Undici anni fa stavo passeggiando sui Navigli e in un mercatino ho visto una piccola lavatrice giocattolo, blu e argento. L’ho comprata senza sapere bene perché. Poi ho pensato: “E se premessi un pulsante e il cestello cominciasse a girare fino a risucchiarmi dentro e portarmi nello spazio?”. È nata così la WondaWash. Da lì è arrivata l’idea di avere una protagonista che vivesse delle avventure: Luna Sofia. E poi tutto il resto. La cosa assurda è che quella lavatrice ce l’ho ancora.
Quindi possiamo dire che hai scritto 327 pagine perché non sei riuscito a resistere a un acquisto compulsivo ai Navigli?
Esattamente. È un monito contro i mercatini vintage. No, scherzo!
La verità è che quella piccola lavatrice ha acceso qualcosa. Io penso molto per immagini. Prima vedo una scena, un colore, un oggetto. Poi comincio a chiedermi cosa ci sia dietro. Con Luna Sofia è successo proprio così: a un certo punto non stavo più inventando un mondo. Ci ero entrato.
A questo punto non posso non chiederti: chi è Luna Sofia?
È una ragazzina di undici anni che è nata a New York con una particolarità piuttosto difficile da ignorare: ha i capelli naturalmente lilla. E non esiste un altro caso al mondo. Li detesta.
Luna Sofia vorrebbe soltanto essere uguale agli altri. Nasconde i capelli, nasconde le lentiggini lilla, cerca disperatamente di non farsi notare. Poi la sua famiglia si rompe, viene mandata in un piccolo paesino del Texas dal nonno e, proprio quando pensa che la sua vita non possa diventare più complicata…
Una mini lavatrice la catapulta tra le stelle, incontra uno zainetto a forma di ermellino con un discutibile accento britannico, visita costellazioni, affronta misteri, amicizie e parecchi guai.
Un ermellino parlante?
Wasabi. E attenzione a chiamarlo semplicemente “ermellino parlante”, perché probabilmente si offenderebbe. Wasabi ha una considerazione di sé decisamente superiore alle sue dimensioni. È uno dei personaggi che amo di più.
Ha un occhio giallo limone e uno verde bottiglia, un manto bianco con le zampe color senape e dice cose come “Per tutte le galassie!”. È buffo, assurdo, a volte insopportabile. Ma nel corso della storia diventa qualcosa di molto più profondo. Direi quasi una guida per Luna Sofia. Un mentore.
Il libro è molto divertente, ma sotto l’avventura affronta temi importanti. Quanto c’è di te?
Molto più di quanto pensassi mentre lo scrivevo. I miei genitori si sono separati quando avevo undici anni. La stessa età di Luna Sofia. E c’è una domanda che un bambino può farsi quando la propria famiglia cambia: “È colpa mia?”.
Non volevo scrivere un libro sulla separazione. Volevo scrivere un’avventura. Ma volevo anche che, sotto l’avventura, ci fosse una verità. Non sempre le cose tornano come prima. Non sempre il desiderio che abbiamo all’inizio è quello di cui abbiamo davvero bisogno alla fine.
A un certo punto Luna Sofia comprende che i sogni cambiano, si adattano alla vita. E questo non li rende meno belli. Quella frase appartiene a lei, ma appartiene parecchio anche a me.
E poi ci sono quei capelli lilla.
Sì. All’inizio Luna li considera il suo problema. Vorrebbe eliminarli, coprirli, essere “normale”. Ma il viaggio la porta lentamente a capire che proprio ciò che ha cercato di nascondere può diventare la sua forza.
È il cuore del libro. Non credo molto nel messaggio “devi diventare speciale”. Preferisco: parti da ciò che hai e rendilo migliore. Non cercare di essere ciò che non sei.
Da qui nasce anche “Brilla da dentro”. Non è una frase messa lì per fare una bella citazione su Instagram. Nel libro acquista un significato preciso e arriva in un momento molto importante.
Hai scritto un fantasy, ma dentro c’è parecchia realtà.
È una cosa a cui tenevo moltissimo. La magia ha delle regole. Le costellazioni esistono davvero, così come le coordinate astronomiche e molti degli elementi scientifici che Luna incontra.
Mi piace l’idea che un bambino finisca il libro, alzi gli occhi al cielo e pensi: “Aspetta… ma la Chioma di Berenice esiste davvero?”.
Se poi per cinque minuti guarda le stelle invece del telefono, pretendo almeno un punto bonus dall’umanità.
Perché proprio la Chioma di Berenice?
Perché è una costellazione particolarissima. “Chioma di Berenice” sembra già il titolo di una storia.
Poi ho scoperto la leggenda, le stelle che la compongono, tutto ciò che potevo nascondere dentro quel nome. E lì ho capito che sarebbe diventata molto più di una destinazione.
Nel libro ci sono parecchie cose così: sembrano dettagli e magari cento pagine dopo scopri che non erano affatto dettagli.
Quindi hai costruito anche un mistero?
Assolutamente!
Volevo che il lettore potesse arrivare alle risposte. Gli indizi ci sono. Non mi piace quando alla fine di un mistero compare un’informazione che nessuno poteva conoscere e l’autore dice: “Sorpresa!”. No, grazie. Quella non è una sorpresa: è barare!
In Luna Sofia alcuni elementi ritornano e cambiano significato. Una cosa che all’inizio sembra un problema può diventare una soluzione. Un dettaglio apparentemente buffo può rivelarsi fondamentale. Mi piace lasciare che sia il lettore ad accendere qualche luce da solo.
Hai impiegato undici anni per pubblicarlo. Non hai mai pensato di lasciarlo andare?
L’ho lasciato andare diverse volte. Il problema è che lui non lasciava andare me.
Avendo vissuto parte della mia infanzia in America ed essendo bilingue, la prima stesura l’ho scritta in inglese. Poi sono successe tante cose: lavoro, musica, televisione, altri progetti, tentativi che non sono andati come speravo. A un certo punto avrei potuto metterlo definitivamente in un cassetto.
E invece tornavo sempre lì.
Quando è arrivata Salani ho avuto una sensazione molto strana: non quella di aver finalmente “vinto”, ma quella di essere arrivato nel posto in cui questa storia doveva arrivare.
E dopo undici anni vedere fisicamente Luna Sofia in libreria è stato… difficile da spiegare.
Il libro è dedicato a tua madre.
Sì.
La dedica dice: “A mia mamma che da qualche parte da lassù è orgogliosa di me.”
Lei non ha potuto vedere il libro pubblicato. Questa è probabilmente la parte di tutta questa storia sulla quale faccio più fatica a scherzare.
Quando ho avuto tra le mani la prima copia, inevitabilmente ho pensato a lei. Ci sono traguardi che immagini di condividere con qualcuno e poi la vita decide diversamente.
Però mi piace pensare che, in qualche modo, questa storia sia arrivata anche a lei. E forse “Brilla da dentro” oggi per me significa anche questo.
Dopo tanti anni nel mondo della musica e della televisione, che effetto fa sentirti chiamare “scrittore”?
È tutto molto nuovo, ma bellissimo!
Ho cantato, fatto musical, scritto canzoni, lavorato in televisione, fatto lo speaker in radio, il conduttore… evidentemente avevo ancora qualche mestiere da aggiungere per complicare il commercialista.
Però raccontare storie è sempre stato il filo comune. Cambia lo strumento. Una volta è una canzone, una volta è un palco, una volta è un microfono. Questa volta sono 327 pagine.
E come stanno reagendo I lettori?
Sento tantissimo entusiasmo. Questa è forse la sorpresa più bella. Quando qualcuno mi parla del libro dopo averlo letto, molto spesso non mi parla della “trama”. Mi parla di Luna Sofia, Wasabi, Mei Mei, Landon come se li conoscesse.
Ed è esattamente quello che speravo.
Non volevo che il lettore osservasse Luna Sofia da fuori. Volevo che vivesse tutto attraverso di lei: vedesse quello che vede, sapesse soltanto quello che sa lei, sbagliasse insieme a lei. Se alla fine chiudi il libro e per qualche secondo ti sembra di salutare degli amici, allora per me ha funzionato.
Ultima domanda. Il finale chiude la storia, ma lascia una porta socchiusa. Dobbiamo preoccuparci?
Non direi… ma mai dire mai!
Una cosa però per me era fondamentale: Luna Sofia e la Chioma di Berenice doveva avere un finale vero. Non sopporto quando compri un libro, arrivi all’ultima pagina e scopri che in realtà hai letto pagine su pagine di pubblicità del volume due.
La storia che comincia in questo libro finisce in questo libro.
Ma nelle ultime pagine, proprio quando ormai sei pronto a salutare i protagonisti, ti accorgi che alcuni cerchi non sono ancora chiusi.
È un caso? No. Non sarebbe nel mio stile.
Perché Luna Sofia e la Chioma di Berenice è l’inizio di una storia più grande.
Per ora non posso dire altro se non che… “WondaWash ti porta ovunque.”
Tra avventure straordinarie, mondi lontani, zainetti parlanti e amici preziosissimi, Luna Sofia scoprirà chele sue particolarità non sono difetti da nascondere, ma il filo che la unisce a una cometa leggendaria, a una nonna coraggiosa e a una storia che attraversa il tempo e le generazioni. Perché la vera luce non arriva dalle stelle. Nasce da dentro ciascuno di noi.








