Firenze underwater: Palazzo Strozzi cambia visione

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Firenze Underwater: SUPERFLEX trasforma Palazzo Strozzi in un’architettura interspecie

Nel cuore di Firenze, dove l’armonia rinascimentale ha codificato per secoli la centralità dell’essere umano, qualcosa oggi cambia prospettiva. Nel Cortile di Palazzo Strozzi, dal 14 aprile al 2 agosto 2026, il collettivo SUPERFLEX presenta There Are Other Fish In The Sea: un’installazione site-specific che trasforma uno degli spazi simbolo della città in un paesaggio liquido, sospeso tra memoria e futuro.

Non è solo arte contemporanea. È una narrazione ambientale. È una visione radicale.

Firenze sommersa (o quasi)

Appena si entra nel cortile, la percezione si altera. Una grande vasca d’acqua occupa lo spazio centrale, riflettendo le facciate in pietra, il cielo e i corpi dei visitatori. Otto colonne in travertino rosa emergono dalla superficie: solide ma al tempo stesso fragili, come reliquie di un mondo in trasformazione.

L’effetto è cinematografico. Il Rinascimento si specchia in un futuro acquatico.

Qui SUPERFLEX costruisce un’immagine potente: un’architettura pensata non più per resistere al tempo, ma per adattarsi a un ambiente che cambia. L’acqua non è più minaccia o elemento decorativo — diventa condizione permanente.

Oltre l’antropocentrismo

Le colonne non sono semplici sculture. Sono progettate come habitat. Le loro superfici irregolari, sfaccettate, moltiplicano le possibilità di insediamento per organismi marini, seguendo principi che derivano direttamente dall’osservazione degli ecosistemi naturali.

È qui che entra in gioco l’Interspecies Architectural Manifesto: un approccio sviluppato da SUPERFLEX che propone di ripensare l’architettura come spazio condiviso tra specie diverse. Non più edifici costruiti esclusivamente per l’uomo, ma strutture capaci di accogliere biodiversità.

Nel contesto di Firenze — culla di una visione umanista del mondo — questa idea assume una forza ancora più incisiva. È un ribaltamento silenzioso ma profondo.

L’eco dell’alluvione

Il progetto dialoga con una memoria precisa: il sessantesimo anniversario dell’Alluvione di Firenze del 1966. Un evento che ha segnato la città, trasformandola in simbolo della vulnerabilità del patrimonio culturale di fronte alla natura.

Ma qui la memoria non è nostalgia. È un dispositivo critico.

Attraverso questa installazione, Fondazione Palazzo Strozzi e la Fondazione Hillary Merkus Recordati invitano a considerare uno scenario in cui eventi come quello del 1966 non sono più eccezioni, ma anticipazioni.

E se l’acqua tornasse davvero — questa volta per restare?

Un cortile che respira

A cura di Arturo Galansino, il progetto non si limita a occupare lo spazio: lo attiva. Il cortile diventa un ecosistema temporaneo, dove architettura, riflessi e presenza umana si intrecciano.

Le proporzioni perfette del Rinascimento si dissolvono nella superficie liquida. Le linee si spezzano, si moltiplicano, si deformano. È un’esperienza visiva ma anche fisica: camminare attorno alla vasca significa entrare in un sistema di relazioni instabile, in continua ridefinizione.

È proprio questa instabilità a generare senso.

Estetica vs urgenza

L’installazione è indubbiamente affascinante. La palette delicata del travertino rosa, i riflessi specchianti, la pulizia formale: tutto contribuisce a creare immagini perfette per lo sguardo contemporaneo.

Ma SUPERFLEX lavora sempre su un doppio livello. L’estetica seduce, mentre il contenuto destabilizza.

Dietro la bellezza si nasconde una domanda essenziale: siamo pronti a condividere il nostro spazio con altre forme di vita? E soprattutto, siamo disposti a rinunciare alla nostra posizione dominante?

Tra passato e futuro

Inserita nel programma Palazzo Strozzi Future Art, l’opera rappresenta un esempio emblematico di come il contemporaneo possa dialogare con il patrimonio storico senza annullarlo.

Al contrario, lo amplifica.

Palazzo Strozzi diventa così un laboratorio di possibilità. Il passato non è più solo qualcosa da preservare, ma uno strumento per immaginare scenari futuri.

In questo senso, il progetto si inserisce in una riflessione più ampia sulla funzione delle istituzioni culturali oggi: non solo conservare, ma attivare pensiero.

Un’opera in movimento

Dopo Firenze, l’installazione proseguirà il suo percorso presso Kunsthal Spritten ad Aalborg, in una versione rinnovata. Questo passaggio sottolinea la natura fluida del progetto, capace di adattarsi a contesti diversi.

Proprio come gli ecosistemi che immagina.

Why it matters

In un’epoca in cui la crisi climatica ridefinisce le nostre priorità, There Are Other Fish In The Sea si impone come uno dei progetti più lucidi e necessari della stagione artistica.

Non offre risposte semplici. Non propone soluzioni immediate.

Ma fa qualcosa di più radicale: cambia il modo in cui guardiamo il mondo.

E forse, oggi, è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno.

 

(Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio. Courtesy Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze)

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