Gianni Morandi annuncia, dalla casa di San Lazzaro in Savena dove vive con la moglie Anna, il suo nuovo tour per celebrare i sessant’anni di carriera.
Morandi, con l’annuncio, ricorda che le grandi passioni non si smorzano mai, facendo sapere ai fan che non pensa mai all’addio alla musica e che vuole seguire l’esempio di Charles Aznavour, l’artista francese morto il giorno prima dell’ultimo concerto all’età di 94 anni.
Se è vero che ogni fine coincide con un nuovo inizio, ciò che non conosce fine è destinato a durare per sempre.
“C’era un ragazzo – Gianni Morandi Story”, già sold-out, intitolato come una delle sue canzoni simbolo, vero e proprio inno pacifista, segna il ritorno di una delle voci più amate della canzone italiana.
Morandi , quindi, a 81 anni torna nei palazzetti italiani con un nuovo singolo, scritto da Jovanotti, intitolato “Monghidoro” come il suo paese natio.
Nel videoclip del brano, divertente e in stile Blues Brothers, si vede un giovane Gianni “sgangherato”, come egli stesso si definisce e con le bretelle. Sembra una sorta di ritorno alle origini, lì dove tutto è partito, un flashback che porta l’artista a fare un passo indietro e uno in avanti: dalle origini al presente segnato dalle guerre alla ricerca di un futuro migliore, servendosi dell’uso della musica.
“Monghidoro” è il pezzo con cui aprirà i concerti e sul videoclip dice: “Non sembro neanche io, non sapevo dove mettere le mani”.
Il primo concerto live è previsto il 15 aprile a Conegliano e probabilmente vedrà sul palco l’amico Jovanotti, mentre col figlio Tredici Pietro potrebbe duettare a Milano e cantare “Vita”, sperando Pietro non cambi idea, il giovane reduce dall’ultimo Sanremo sembra essere un ragazzo volubile, come ha dichiarato il papà di recente.
Mentre Morandi si prepara al nuovo inizio con l’entusiasmo di sempre, allenandosi tutti i giorni come un atleta, fa sapere qual è l’altro grande obiettivo: lanciare messaggi di pace. “Sessant’anni fa ci ribellavamo alla guerra del Vietnam”, ha spiegato l’artista bolognese, e “Vorrei dire qualcosa su quello che sta succedendo, fare un accenno a Trump e a Putin, sto lavorando con l’autore Federico Taddio: non sarà un tour politico, ma l’idea che possano decidere delle nostre vite mi dà fastidio”, ha aggiunto Morandi ricordando che l’altro grande potere della musica è quello di veicolare messaggi di pace e speranza. Oggi sogniamo la fine di guerre che rischiano di mettere in ginocchio il mondo, e il passato e il presente si somigliano più che mai.
-Dal presente al passato, Morandi si è lasciato andare raccontando aneddoti significativi dei suoi primi anni di carriera. Era il 1958 quando il padre gli diede 500 lire, la paghetta per quattro mesi, all’epoca una fetta di cocomero costava 25 lire, e il padre gli chiese di segnare le spese: erano gli anni in cui d’estate lavorava a Riccione, il periodo in cui cominciava la grande scalata nel mondo della musica partendo da una piccola esperienza-
Dei grandi nomi della musica, incontrati strada facendo, ha raccontato la grandezza, l’imprevedibilità e la follia: tra questi spicca il nome di Lucio Dalla. Quando si esibirono insieme all’Auditorium di Bologna andò via la luce, accese una candelina e cominciò a fare vocalizzi: la gente impazzì. Fu proprio Dalla, l’amico di Bologna, a soprannominare Morandi lo “psico di Monghidoro”.
Quanti aneddoti e quanti se ne potrebbero raccontare in sessant’anni di musica: una vita di incontri e sperimentazioni.
Dalla televisione al cinema, la voce di “Fatti mandare dalla mamma” oltre che cantante è stato però poche volte autore: dell’intero repertorio, su 600 canzoni ne ha scritte solo 40. Di carattere timido, se è vero che da giovane era impacciato e la prima volta che si vide in tv si mise in un bar di nascosto, ma lungimirante e determinato.
L’instancabile Gianni vuole guardare al futuro, con noi, in un momento in cui il domani può essere definito soltanto oggi, ma sembra fare più paura di ieri.







