C’è un teatro che non c’è. Eppure, c’è. C’è fisicamente, ora, ma potrebbe non esserci, dopo. Non è uno scioglilingua ma il teatro di Niccolò Bracci, quaranta posti tra platea e galleria, un teatro con il suo foyer, il suo palco, le sue quinte, il suo camerino.
Minuscolo ma di grande intensità. Il suo ideatore e costruttore è Niccolò Bracci, ( qui una intervista), un uomo che dice di fare l’agricoltore e il falegname ma che è attore dentro. Il teatro che non c’è è nato quando, dopo tanti successi in tutta Italia con una compagnia teatrale di circa trenta persone, è arrivata la pandemia. Niccolò, così ha deciso che non poteva cadere in quella che gli sembrava una trappola e così ha lasciato ciò che più amava, il teatro, e per cui si era sacrificato tanto.
Non era disposto a svendersi. Ma il fuoco dell’arte, si sa, non si spegne con facilità e così, il falegname Niccolò ha deciso di crearsi il suo palco.
È nato così questo gioiello di teatro che c’è e non c’è, ai margini di un bosco, con due caprette silenziose per vicine di casa.
Una platea per pochi “ravveduti”, dedicata agli amici e agli amici degli amici. Si deve essere presentati per entrare in questo luogo speciale che è per tutti, ma neanche tanto. Il teatro che non c’è è la Neverland di Peter Pan che si raggiunge seguendo la “Seconda stella a destra, e poi dritto fino al mattino.”
Niccolò ha il sorriso bonario che spunta dietro la barba e l’energia di chi fa ogni cosa con convinzione, nelle sue parole si sente la passione per il teatro, per la musica e per le cose fatte bene.
“Quando si recita – ci racconta – bisogna stare su un palco. Fuori bisogna essere veri, anche se non è facile. Io voglio che ci sia verità e quindi che cosa faccio? Porto avanti la ricerca di un pensiero critico, più che altro lo custodisco inmodo che sia sempre vivo e chi ha voglia e cerca una porta che non c’è, qui invece la troverà. Questo, quindi è il teatro, che non c’è.”
Il suo pensiero è ben rappresentato nel suo ultimo spettacolo “Maledetti complottisti”, una divertente vetrina di alcune delle tante menzogne che la società odierna ci ha propinato e ci propina.
Dalle “guerre di pace”, all’allunaggio, dall’undici settembre al coprifuoco e via dicendo.

Niccolò sale sul palco insieme ai suoi “ragazzi” e si mette in gioco, mostra e colpisce nel segno usando l’arma dell’ironia e della satira, della spensieratezza della musica e, in alcune parti, della simpatica parlata toscana.
Così Niccolò, dopo aver creato scenografie, aver composto e cantato, recitato, ballato ha deciso di regalare a chi sa comprendere quest’isola che non c’è o meglio, non ci dovrebbe essere, ma che vive dentro il cuore di chi sa ancora guardare le cose con gli occhi puri di un bambino e che grida: “Il re è nudo!”.







