Marilyn Monroe, il mito fragile in scena a Roma

f5f57837 c84a 4128 9ec8 2ddb5b7ceda3 e1773661309980

Parterre d’eccezione alla prima dello spettacolo Troppo bionda per essere creduta, con Melania Giglio nel ruolo di Marilyn Monroe e la regia di Daniele Salvo, in scena al Teatro Manzoni (Roma) fino al 22 marzo. In platea, tra gli altri, Pierfrancesco Pingitore, Alessandro Cecchi Paone, Metis Di Meo e Piji Siciliani.

A cento anni dalla nascita dell’eterea femme fatale per eccellenza, torna a risuonare con forza la parabola di Marilyn Monroe: una storia fatta di successo e tormento, di notorietà inseguita e di amore cercato con ostinazione. La sua vicenda restituisce il profilo di una donna che ha tentato fino all’ultimo di affermare stessa, riuscendo però a mostrare al mondo soltanto una parte della propria identità. Ancora oggi, infatti, Marilyn resta un’icona universale di bellezza e sensualità, mentre la sua dimensione più intima e professionale continua troppo spesso a restare in secondo piano.

Troppo bionda per essere creduta si presenta come un racconto intenso e inedito dedicato a Norma Jeane, che prende avvio dagli ultimi anni della vita dell’attrice. Il filo narrativo si sviluppa attraverso i ricordi di Joe DiMaggio, ancora avvolto dalle proprie ossessioni e dai fantasmi di un amore perduto. Accanto a lui compare il fotografo Milton H. Greene, amico e confidente della diva, forse l’unico capace di guardare oltre il mito e riconoscere la donna dietro l’immagine.

Lo spettacolo ricostruisce così la figura della star di Hollywood attraverso le due presenze maschili che più di altre l’hanno conosciuta e amata. «Il contrasto tra la donna pubblica e quella privata è il cuore pulsante della nostra creazione», ha dichiarato il regista Daniele Salvo, collaboratore di lunga data – insieme a Melania Giglio – di Gigi Proietti al Silvano Toti Globe Theatre.

La coppia artistica Salvo–Giglio rappresenta da tempo una garanzia di qualità nel panorama teatrale italiano: due professionisti capaci di fondere recitazione e musica nel linguaggio del teatro musicale. Nel ritratto di quella che è stata definita da alcuni “la miracolata del cinema” trovano spazio anche i brani più celebri del repertorio di Marilyn, interpretati dal vivo da Melania Giglio e intrecciati al racconto della vita privata della diva.

Accanto al mito emergono però anche le fragilità: i problemi personali, forse alimentati da quelli professionali, e le ferite emotive che Marilyn portava con fin dall’infanzia. Gli sbalzi d’umore, i ricoveri, la sensazione costante di vivere in un “mondo di lupi”.

«Bisogna imparare a stare tra i lupi per ottenere un minuto di rispetto, non d’amore. Altrimenti si finisce nei guai», dice Marilyn in uno dei passaggi più intensi dello spettacolo.

La pièce mette in luce anche le umiliazioni subite nell’ambiente cinematografico, i tre divorzi, gli abusi e i dolori privati, inclusi gli aborti spontanei. La biografia di Marilyn appare così come una sequenza di ferite accumulate sin dalla nascita. Una storia che ricorda, per certi aspetti, una moderna fiaba di Cenerentola: una donna alla perpetua ricerca del suo principe.

Eppure Marilyn avrebbe potuto avere qualunque uomo. Ha avuto tutto e niente allo stesso tempo: forse perché fragile nel gestire un destino tanto straordinario, oppure perché gli uomini che ha incontrato non hanno saputo amarla davvero per ciò che era.

Autore
Data
Rubrica
Condividi
Articoli correlati all’argomento