Premio Bancarella della Cucina 2026: sei libri, sei modi di raccontare il cibo

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Premio Bancarella della Cucina 2026: sei libri, sei modi di raccontare il cibo

Dall’India ai manga, dalle vigne delle Langhe alla cucina della memoria: presentati a Milano i sei finalisti della ventunesima edizione. La proclamazione del vincitore è attesa a Pontremoli il 25 ottobre.

Il cibo può essere memoria, viaggio, identità, racconto sociale. Può attraversare il teatro e il cinema, incontrare la cultura pop giapponese oppure diventare la chiave attraverso cui leggere territori, tradizioni e trasformazioni del nostro tempo.

È questo il filo che lega i sei volumi finalisti del Premio Selezione Bancarella della Cucina 2026, presentati il 16 settembre a Milano, nell’Auditorium di Vittoria Assicurazioni S.p.A.

Giunto alla sua ventunesima edizione, il Premio continua a esplorare l’universo gastronomico andando ben oltre il semplice ricettario.

La Commissione di scelta, composta dai rappresentanti della Fondazione Città del Libro e delle associazioni dei Librai Pontremolesi e delle Bancarelle, ha selezionato sei opere molto diverse tra loro, accomunate dalla capacità di raccontare il cibo come esperienza culturale.

 

 

Tra i finalisti figura “A tavola con l’arte culinaria al teatro e al cinema. L’alchimia teatrale e il mare azzurro, generano magici gusti e sapori” di Salvatore Schiavone, pubblicato da Cacucci Editore. Un incontro tra gastronomia, scena e immaginario cinematografico, nel quale sapori e suggestioni mediterranee diventano parte di un racconto capace di intrecciare più linguaggi artistici.

Con “Ermione. Vite&Vite. Fermenti femminili”, di Elvia Gregorace, edito da Trenta Editore, lo sguardo si sposta invece sul mondo della viticoltura e sulle donne che lo attraversano, raccontandone energia, passione e trasformazioni.

Il viaggio prosegue verso l’India con “Haveli: l’India nel piatto. Dal Punjab al Kerala, da Goa al Bengala: un viaggio in 25 ricette tra spezie e profumi, alla scoperta della cucina più autentica” di Giotti Singh, pubblicato da Il Forchettiere. Un itinerario gastronomico che attraversa territori, tradizioni e aromi diversi, restituendo la complessità di una delle culture culinarie più ricche del mondo.

A cambiare completamente registro è “La cucina dei manga” di Giuseppe Bianco, edito da Gribaudo, che porta il lettore dentro l’immaginario giapponese attraverso i piatti diventati iconici nelle storie disegnate. Un modo contemporaneo e curioso di raccontare quanto il cibo possa diventare parte integrante della cultura pop.

C’è poi la dimensione politica, economica e sociale di “La moneta bianca. Viaggio politico e sociale nei territori del riso” di Francesca Grazioli, pubblicato da Il Saggiatore. Il riso diventa qui punto di osservazione privilegiato per comprendere territori, lavoro ed economie, trasformandosi da alimento quotidiano in strumento di indagine della società.

A chiudere idealmente il percorso è “Sugo. Perché il cibo della nonna è importante quanto un piatto stellato” di Mariachiara Montera, edito da Blackie Edizioni. Un ritorno alla cucina degli affetti e della memoria, dove il valore di un piatto non si misura soltanto attraverso la tecnica, ma anche attraverso la storia che custodisce e le emozioni che riesce a riaccendere.

Sei libri, dunque, che mostrano quanto oggi parlare di cucina significhi parlare anche di arte, donne, territori, cultura, economia, memoria e identità.

La selezione non è stata semplice, come ha ricordato Ignazio Landi, presidente della Fondazione Città del Libro, sottolineando la crescente ricchezza della produzione editoriale dedicata alla gastronomia e la volontà di individuare opere capaci di distinguersi per qualità narrativa e originalità.

Anche Luciano Chillemi, responsabile Comunicazione Istituzionale e Customer Care di Vittoria Assicurazioni S.p.A., ha evidenziato il legame tra cultura gastronomica e cultura d’impresa: in entrambe, ha spiegato, servono ingredienti fondamentali come passione, metodo, pazienza, impegno e creatività.

Accanto ai sei finalisti, la Commissione di scelta ha inoltre deciso di attribuire due ulteriori riconoscimenti ai volumi “Sangue delle Langhe” di Marina Marazza, edito da Solferino, e “Pasta Diva” di Andrea Grignaffini, pubblicato da Marsilio Editori.

Dopo Milano, l’appuntamento è ora con Pontremoli, il 25 ottobre 2026, quando sarà proclamato il vincitore del Premio Bancarella della Cucina.

Ma il risultato più interessante della selezione è forse già evidente: la cucina continua a essere uno dei linguaggi più potenti attraverso cui raccontare chi siamo, da dove veniamo e il modo in cui cambiano le nostre società.

E, tra una ricetta, una vigna, un piatto di riso e il profumo di un sugo di famiglia, questi sei libri dimostrano che dietro ciò che mangiamo esiste quasi sempre una storia che merita di essere raccontata.

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