Quando la verità disturba è Far West!

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“Capisco che non sapete come fare in questa campagna elettorale, ma basta”.

Basta, davvero. Ma con la supponenza. Con l’arroganza. Con l’idea che il giornalismo debba piegarsi all’agenda politica di chi detiene il potere, e non il contrario. L’episodio che ha coinvolto l’europarlamentare Pd Matteo Ricci e la giornalista di Rai3 Manuela Iatì, per il programma Far West, durante una legittima richiesta di chiarimenti sul caso “Affidopoli”, non è solo una scivolata comunicativa: è il sintomo di un clima sempre più tossico verso chi fa domande.

La scena è di quelle che parlano da sole: una giornalista che, microfono alla mano, chiede conto di circa 600mila euro di affidamenti diretti concessi a due associazioni culturali quando Ricci era sindaco di Pesaro. Lui non risponde. O meglio, risponde accusando. Prima liquida la domanda come propaganda, poi insinua servilismi politici (“Siete servisti di Fratelli d’Italia”), infine si allontana. Ma lo schiaffo – simbolico – resta. Ed è tutto rivolto a chi ogni giorno prova a fare il proprio mestiere, tra ostilità, insulti e delegittimazioni. Oltretutto donna. 

L’associazione “Giornaliste Italiane” ha espresso, giustamente, piena solidarietà alla collega Manuela Iatì. “La calma è la virtù dei forti”, scrivono. Ma aggiungerei: anche il rispetto lo è. E chi intende rappresentare i cittadini nelle istituzioni europee dovrebbe saperlo.

 

Il giornalismo non è una claque. Non è un addetto stampa. Non è un esercito da manovrare a seconda del vento elettorale. È, quando è onesto, un cane da guardia del potere. E ogni volta che chi è al potere perde la pazienza davanti a una domanda scomoda, conferma – paradossalmente – quanto quella domanda fosse necessaria.

Non interessa se Manuela Iatì lavora per una trasmissione che non piace a Ricci. Non interessa nemmeno chi abbia governato prima o dopo. Interessa che una giornalista ha fatto una domanda, e un politico ha risposto offendendo. Questo dovrebbe bastare a indignare chiunque creda nella libertà di stampa.

Oggi è Manuela Iatì. Domani, chi sarà il bersaglio di turno?

Quando la politica deride chi indaga, insulta chi documenta, squalifica chi domanda, la democrazia intera vacilla. Non è solo una questione di toni. È una questione di libertà. E la libertà – come la verità – a volte fa male. Ma non si insulta. Si affronta.

 

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