Dal 14 marzo al 23 agosto 2026 Palazzo Stozzi ospita la mostra “Rothko a Firenze”. Sezioni speciali al Museo di San Marco e alla Biblioteca Medicea Laurenziana.
Settanta opere, molte mai esposte prima in Italia, Co-curatori della retrospettiva il figlio di Rothko, Christopher e Elena Geuna
Le sale rinascimentali di Palazzo Strozzi accolgono le maestose opere di Mark Rothko, protagonista indiscusso dell’arte moderna americana.
La rassegna, a cura di Christopher Rothko ed Elena Geuna, ripercorre l’intera carriera del maestro con oltre 70 opere provenienti da prestigiose collezioni private e da importanti musei internazionali, tra cui il MoMA, il Metropolitan Museum di New York, la Tate di Londra, il Centre Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington.
Il percorso espositivo esplora l’evoluzione dell’artista dalle prime opere figurative degli anni ’30 e ‘40, in dialogo con l’Espressionismo e il Surrealismo, alle celebri creazioni astratte realizzate attraverso ampie campiture cromatiche, degli anni ’50 e ‘60.
Evidente agli esordi un profondo interesse per la dimensione simbolica della figura, a cui segue una visione più fluida nella serie Multiforms, con campi di colore sospesi sulla tela, che segnano il passaggio verso l’immateriale.
Nelle successive monumentali tele indefinite, come No.3/ No.13 (1949), la luce e il colore invitano alla meditazione. Negli anni seguenti le tinte si fanno più contenute, dai verdi ai blu, fino ai toni bruni e rossi degli anni ’60. La relazione con l’architettura riemerge negli studi per i Seagram e gli Harvard Murales, caratterizzati da tonalità intense e atmosfere solenni. Il percorso si conclude con la serie pittorica Black and Grey (1969-1970) e le ultime opere su carta in cui si raggiunge una sintesi di profondità e rigore.
Da Palazzo Strozzi Il progetto si estende alla città di Firenze, coinvolgendo due luoghi particolarmente cari all’artista: il Museo di San Marco, all’interno del quale si crea un dialogo con gli affreschi di beato Angelico, e il Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana, progettata da Michelangelo. La mostra si configura come un viaggio attraverso il colore e la luce, che invitano alla meditazione e all’introspezione, in un rapporto costante tra astrazione e spiritualità
“Mio padre desiderava che chi osservava i suoi dipinti provasse la stessa esperienza religiosa che lui aveva provato mentre li realizzava” afferma Christopher Rothko, curatore della mostra. “Ispirato dai suoi viaggi a Roma e Firenze, quell’elemento spirituale divenne ancora più centrale. In tutta la mostra abbiamo allestito sale intime dove l’interazione personale con le opere di Rothko è massimizzata e valorizzata dalla loro risonanza con le sale storiche stesse”.( fonte: https://museitoscana.cultura.gov.it/news/rothko-a-firenze/)
“L’incontro con Firenze rivela a Rothko una tradizione in cui pittura e architettura convergono in una dimensione contemplativa” dichiara Elena Geuna, curatrice della mostra. “La mostra inserisce la sua opera in questa prospettiva, dove la quiete meditativa degli affreschi di Beato Angelico al Museo di San Marco e la tensione spaziale del vestibolo della Biblioteca Laurenziana di Michelangelo riecheggiano nella ricerca di una pittura capace di esprimere i più profondi stati d’animo umani”.
“Rothko ha ridefinito il linguaggio della pittura del Novecento, trasformando il colore in esperienza, spazio e meditazione” dichiara Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi. “Questa mostra rappresenta un progetto unico, concepito appositamente per Palazzo Strozzi, ed è nata dal desiderio di offrire un incontro profondo con la sua ricerca, ricostruendo nelle nostre sale tutte le principali fasi della sua carriera, attraverso una ampia selezione di opere, e mettendo in dialogo la potenza silenziosa delle sue opere con la storia della città”. ( fonte ( https://museitoscana.cultura.gov.it/news/rothko-a-firenze/)
Chi è Mark Rothko (Marcus Rothkowitz) nasce a Dvinsk, Russia, nel 1903.
All’età di dieci anni, emigra con la madre e la sorella negli Stati Uniti per raggiungere il padre e i fratelli a Portland. Dal 1921 al 1923 frequenta la Yale University, per trasferirsi successivamente a New York. Nel 1929 Rothko inizia a insegnare al Center Academy of the Brooklyn Jewish Center, incarico che ricoprirà per i successivi vent’anni. Nel 1935 è tra i fondatori del gruppo The Ten, con cui espone fino al 1940. Tra il 1936-1937 fa parte della divisione di pittura da cavalletto del W.P.A. Federal Art Project, dipingendo quadri per edifici governativi. Nel 1940 Mark Rothko fonda la Federation of Modern Painters and Sculptors. Nei dipinti e acquerelli realizzati tra la fine degli anni Trenta e il 1946 è evidente l’interesse verso la mitologia greca, l’arte primitiva e la psicoanalisi. Influenzato dai pittori surrealisti, sperimenta la tecnica del disegno automatico, creando forme astratte con allusioni alla vita umana e animale. Opere di ispirazione surrealista sono esposte nel 1945 nella mostra personale presso Art of This Century, la galleria newyorkese di Peggy Guggenheim. Espone varie volte alla mostra annuale del Whitney Museum of American Art. Verso la fine degli anni Quaranta la sua pittura cambia in maniera sostanziale: abbandona la figurazione di matrice surrealista per dedicarsi a composizioni astratte che diventeranno la sua cifra stilistica. Tele di grandi dimensioni sono composte da campiture fluttuanti e sovrapposte di colore. Nel 1954 ha una personale all’Art Institute of Chicago mentre nel 1958 espone alla Biennale di Venezia. Nello stesso anno accetta la commissione di un ciclo di dipinti per il famoso ristorante newyorkese Four Seasons all’interno del Seagram Building. Rothko abbandonerà in seguito il progetto e le tele saranno poi donate alla Tate di Londra, con l’impegno che vengano esposte insieme in una sala separata. Espone al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris nel 1962 e al Guggenheim Museum di New York nel 1963. Dal 1964 al 1967 Rothko lavora a un ciclo di dipinti commissionati dai collezionisti e mecenati Dominique e John de Menil per una cappella a Houston. La cappella, ora aconfessionale, ospita quattordici tele, corrispondenti alle stazioni della Via Crucis. Nel 1969 viene creata The Mark Rothko Foundation con l’obiettivo di fornire assistenza ad artisti disagiati. Gravemente malato, Mark Rothko si suicida nel suo studio a New York nel 1970.













