Suor Anna Monia Alfieri: “Quando la scuola è libera, la democrazia respira”

Suor anna monia alfieri

Pluralismo educativo: la libertà della scuola è la libertà della democrazia. Suor Anna Monia Alfieri ribadisce il concetto fondamentale a Pistoia, presso la sede del  Seminario Vescovile.


Scuole statali e scuole paritarie non sono alternative contrapposte, ma pilastri complementari del sistema educativo italiano. Difendere il pluralismo scolastico significa difendere la libertà delle famiglie e l’equilibrio democratico della società. 

In ogni democrazia liberale la libertà non si misura soltanto nella possibilità di esprimere opinioni o partecipare alla vita politica. Essa si manifesta anche nel diritto delle famiglie di scegliere come e dove educare i propri figli. L’educazione non è soltanto un servizio pubblico: è il luogo in cui una società forma la propria coscienza civile, culturale e morale.

Nel dibattito contemporaneo sulla scuola e sulla formazione delle nuove generazioni, il tema del pluralismo educativo torna con forza al centro della riflessione pubblica. In Italia, una delle voci più autorevoli su questo tema è quella di Suor Anna Monia Alfieri, pedagogista, economista e studiosa dei sistemi educativi, Cavaliere al Merito della Repubblica, impegnata da anni nel promuovere una visione della scuola fondata sulla libertà di scelta, sull’equità e sulla responsabilità educativa della società.

Intervenendo più volte nel confronto pubblico, anche di recente in contesti culturali e istituzionali legati al territorio di Pistoiacittà con una forte tradizione pedagogica e un’attenzione storica ai temi dell’infanzia e dell’educazione — Suor Monia ha sottolineato come il pluralismo educativo non rappresenti un privilegio per pochi, ma un principio fondamentale di una democrazia matura.

Per questo motivo il pluralismo educativo rappresenta uno dei presupposti più importanti di una società aperta. Il sistema scolastico italiano nasce proprio su questo equilibrio. La Costituzione della Repubblica riconosce infatti due principi complementari. Da un lato assegna allo Stato il compito di garantire un sistema pubblico di istruzione accessibile a tutti; dall’altro tutela la libertà di insegnamento e il diritto di enti e privati di istituire scuole e istituti di educazione.

L’articolo 33 afferma chiaramente che l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento, mentre l’articolo 34 stabilisce che la scuola è aperta a tutti.

Questo impianto costituzionale non è casuale. I padri costituenti erano ben consapevoli che una democrazia autentica non può fondarsi su un monopolio educativo. Lo Stato deve garantire l’istruzione e assicurare standard comuni di qualità, ma non può diventare l’unico soggetto culturale incaricato della formazione delle nuove generazioni. 

ll pluralismo educativo è una garanzia di libertà, non una concessione. Su questa base si colloca la legge n. 62 del 2000, che ha definito il sistema nazionale di istruzione come composto da scuole statali e scuole paritarie. Queste ultime, pur essendo gestite da soggetti privati, fanno parte a pieno titolo del servizio pubblico di istruzione quando rispettano determinati requisiti di qualità e programmi didattici. In altre parole, il sistema educativo italiano è un sistema integrato: pubblico statale e pubblico paritario concorrono insieme alla formazione dei cittadini.

Le scuole paritarie rappresentano quindi una componente significativa del pluralismo educativo. Possono nascere da iniziative laiche, cooperative, pedagogiche o religiose. Questa varietà riflette la ricchezza della società civile italiana e consente alle famiglie di individuare percorsi educativi coerenti con le proprie convinzioni culturali e con il proprio progetto educativo. La libertà di scelta delle famiglie non è un privilegio.

È una conseguenza naturale di una società democratica. Quando esiste pluralità di istituzioni scolastiche, i genitori non sono costretti ad adattarsi a un unico modello educativo. Possono partecipare attivamente alla formazione dei propri figli scegliendo tra diverse proposte pedagogiche che restano comunque all’interno del quadro normativo dello Stato. 

Per questo motivo la progressiva scomparsa delle scuole paritarie rappresenterebbe un impoverimento dell’intero sistema educativo. La chiusura di queste istituzioni non riguarda soltanto gli enti che le gestiscono. Riguarda le famiglie, le comunità locali e la stessa vitalità culturale del Paese.

Ogni scuola che chiude riduce lo spazio della pluralità educativa e restringe le possibilità di scelta. Una scuola esclusivamente statale rischierebbe infatti di concentrare nelle mani dello Stato l’intero processo formativo. Non si tratta di mettere in discussione il valore della scuola pubblica statale, che resta uno dei pilastri della Repubblica.

Si tratta piuttosto di riconoscere che il pluralismo istituzionale rappresenta una garanzia di libertà. In una democrazia matura lo Stato non teme la diversità educativa: la riconosce, la regola e la integra. Il pluralismo scolastico è quindi una ricchezza.

Le scuole statali assicurano universalità e accesso, mentre le scuole paritarie contribuiscono alla diversità pedagogica e alla partecipazione della società civile. Insieme costruiscono un ecosistema educativo più dinamico, più articolato e più vicino alle esigenze delle famiglie… una società veramente libera non teme la pluralità delle idee e dei modelli educativi.Al contrario, la considera una risorsa.

Difendere il pluralismo scolastico significa difendere la libertà delle famiglie, la vitalità della società civile e l’equilibrio democratico del Paese. Perché la libertà di pensiero nasce sempre, prima di tutto, dalla libertà di educazione.

Autore
Data
Condividi
Articoli correlati all’argomento