Jona a Massa: il Braille diventa arte e linguaggio

1620622d adf1 4d4d bb57 aa89ee544dda

A Massa la personale di Aldo Gallina, in arte Jona, trasforma il Braille in materia espressiva e apre una riflessione sull’arte come esperienza capace di superare i confini dello sguardo. Autorità, associazioni e realtà culturali del territorio hanno preso parte a un’iniziativa condotta da Emanuela Cordiviola.

L’arte può essere guardata. Ma può anche essere toccata, percepita, letta attraverso le dita e riconosciuta attraverso linguaggi differenti. È attorno a questa possibilità che si sviluppa la ricerca di Aldo Gallina, in arte Jona, protagonista a Palazzo Ducale di Massa di una personale che ha portato al centro dell’esperienza artistica il Braille, trasformandolo da codice di lettura a vero e proprio elemento creativo.

Un linguaggio fatto di punti, apparentemente essenziale e silenzioso, che nelle opere di Jona acquista forza visiva, tattile e simbolica. Il Braille non viene semplicemente inserito nell’opera: diventa opera, entra nella composizione, dialoga con la materia, con la pittura, con la parola e con lo spazio.

La mostra, tenutasi il 22 e 23 agosto, ha rappresentato così molto più di un appuntamento espositivo. È diventata un luogo di incontro fra arte, cultura, accessibilità e differenti modalità di percezione.

A condurre l’iniziativa è stata Emanuela Cordiviola, promotrice culturale e organizzatrice di eventi, che ha accompagnato il pubblico attraverso un progetto nel quale la dimensione artistica si è intrecciata con quella sociale e culturale, favorendo il confronto tra mondi e sensibilità diverse.

Particolarmente significativa è stata la partecipazione di autorità del territorio, rappresentanti del mondo culturale e associazioni impegnate sui temi dell’accessibilità, della disabilità visiva e della conoscenza e diffusione del Braille.

la mostra ha avuto il patrocinio della Provincia e della sezione di Massa dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti, con The Gram Journal media partner.

Una presenza che ha conferito all’appuntamento una dimensione ancora più ampia: non soltanto una mostra dedicata a un artista, ma una vera occasione di confronto sul ruolo che l’arte può assumere quando riesce a costruire ponti tra persone, linguaggi ed esperienze.

La mostra di Massa ha offerto così al pubblico un percorso nel quale arte e accessibilità non procedono su binari separati, ma trovano un terreno comune. Il Braille assume una forza estetica autonoma e, al tempo stesso, conserva la sua natura di linguaggio, portando con sé una riflessione più ampia sulla comunicazione e sulla possibilità di rendere l’esperienza culturale aperta a sensibilità differenti.

Un valore riconosciuto anche sul piano istituzionale. In occasione dell’esposizione, il Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli ha fatto pervenire una lettera di apprezzamento, sottolineando l’attenzione verso un percorso capace di coniugare espressione artistica e inclusione. Nella lunga lettera il Ministro definisce la mostra “un’occasione preziosa per raccontare il lavoro dell’artista e la sua capacità di utilizzare il Braille come strumento di dialogo, espressione ed inclusione”.

La Locatelli riconosce inoltre nella ricerca di Jona “Una testimonianza di grande valore umano e culturale, capace, attraverso l’arte, di superare le barriere e costruire un linguaggio universale ed accessibile, mettendo in relazione persone e sensibilità diverse”.

Un grande riconoscimento che coglie uno degli aspetti centrali del lavoro dell’artista: fare dell’accessibilità non un elemento aggiunto all’opera, ma parte integrante del linguaggio creativo.

Esposta anche l’opera ‘American Flag in braille’, per la quale Aldo Gallina- Jona è stato selezionato e verrà premiato con illReputation Awards il 10 ottobre prossimo alla Carnegie Hall a New York.

Il Braille oltre il Braille

È proprio qui che la ricerca di Jona rivela uno dei suoi aspetti più interessanti.

Il Braille nasce come strumento di autonomia e conoscenza, un sistema che rende possibile leggere attraverso il tatto ciò che non può essere affidato alla vista. Jona compie però un ulteriore passaggio: ne conserva la forza comunicativa e, contemporaneamente, lo porta dentro il territorio dell’arte.

I punti diventano ritmo. La sequenza diventa composizione. La superficie invita a essere esplorata.

In questo modo viene messa in discussione una delle abitudini più consolidate nel rapporto con un’opera: quella di considerare la vista come il principale, se non unico, accesso all’esperienza artistica.

Davanti ai lavori di Jona nasce inevitabilmente una domanda: siamo davvero sicuri che per comprendere un’opera basti guardarla?

La risposta suggerita dal suo percorso sembra essere diversa. Vedere è soltanto una delle possibilità. Esistono il tatto, la memoria, la parola, il simbolo, l’emozione. Esiste soprattutto l’incontro tra chi crea e chi entra in relazione con ciò che è stato creato.

Un’arte che include senza perdere la propria identità

La forza del progetto risiede anche nella capacità di affrontare il tema dell’inclusione senza trasformarlo in un semplice messaggio dichiarato.

L’accessibilità entra infatti nel linguaggio stesso dell’artista.

Non è qualcosa che viene aggiunto successivamente all’opera: ne diventa parte strutturale.

Ed è forse questa una delle riflessioni più contemporanee offerte dalla mostra di Massa. L’arte inclusiva non deve necessariamente rinunciare alla complessità, alla ricerca o alla libertà espressiva. Può, al contrario, ampliare il proprio vocabolario e interrogarsi su chi possa entrare in relazione con essa e attraverso quali strumenti.

La partecipazione delle istituzioni, delle realtà culturali e delle associazioni legate al mondo della disabilità visiva ha rafforzato questo messaggio, trasformando Palazzo Ducale in uno spazio di dialogo nel quale il linguaggio artistico ha incontrato quello sociale.

All’interno dell’esposizione ha trovato spazio anche un’opera nata dalla collaborazione tra Jona e Antonella Gramigna, giornalista, scrittrice e direttrice di The Gram Journal, ulteriore testimonianza della volontà dell’artista di aprire la propria ricerca alla contaminazione tra parola, pensiero e segno.

Alla inaugurazione della mostra CON-TATTO Aldo Gallina – Jona ha presentato “SVELATURE”, un’opera nata dall’incontro tra le parole in versi e il Braille, resa possibile dalla sensibilità artistica di Jona.
Un lavoro che prova a rovesciare la prospettiva: questa volta è la persona vedente a trovarsi in difficoltà, davanti a un testo che non può semplicemente leggere con gli occhi.
Le parole si sottraggono allo sguardo e chiedono un altro modo di essere comprese. Il Braille, da linguaggio che spesso consideriamo destinato a chi non vede, diventa così la chiave di accesso all’opera.
Le ”cancellature“ mettono in discussione il concetto stesso di disabilità: cosa accade quando, improvvisamente, siamo noi a non possedere il codice necessario per leggere?
È da questo capovolgimento che nasce il senso più profondo dell’opera: non esiste un solo modo di vedere, leggere e comprendere il mondo.

Jona, artista poliedrico, attraversa infatti pittura, scultura, poesia e sperimentazione materica senza lasciarsi circoscrivere da una sola definizione. Nella sua produzione il Braille è diventato però un tratto fortemente riconoscibile, quasi una firma concettuale attraverso la quale parlare di comunicazione, identità e percezione.

Ed è forse proprio questo il messaggio che la mostra di Massa lascia al visitatore: l’arte non appartiene esclusivamente agli occhi.

Può passare attraverso le mani, una superficie, una sequenza di punti. Può nascere nel silenzio e riuscire ugualmente a parlare.

Perché quando il Braille entra nell’opera di Jona non è più soltanto un codice da decifrare.

Diventa materia, presenza e linguaggio universale. E ricorda che esistono molti modi di vedere, anche senza affidarsi soltanto allo sguardo.

Autore
Data
Rubrica
Condividi
Articoli correlati all’argomento