Stanotte ho sognato di essere in ritardo a un matrimonio.
Non il mio. Ma dovevo portare le fedi.
Correvo, inciampavo, e quando arrivavo… il sogno finiva.
Così, come se non servisse sapere se ce l’avevo fatta.
Eppure è proprio il non avercela fatta a FARMI SVEGLIARE!!!
Con l’ansia addosso e la voglia di continuare a dormire.
Ma lei, implacabile, è suonata lo stesso.
Come ogni mattina: puntuale, crudele, inutile.
Alle 8:12 ho già dimenticato metà sogno, ma mi resta addosso la sensazione.
Come se non bastasse avermi fatto catapultare senza raggiungere l’obiettivo.
Apro la finestra, il cielo è bianco, non parla nemmeno lui. Chiudo la tenda e decido che siamo in lite.
Io e la vastità dell’universo.
Mi preparo il caffè.
Nella moka c’è l’ultima dose buona, e decido che non uscirò a comprarne un’altra oggi.
Non per pigrizia.
Solo per vedere quanto resisto senza.
Solo perché almeno lo decido io! E non il SOGNO.
Alle 10:07 inizio a lavorare.
Cose meccaniche, mail a cui rispondere con toni vagamente umani.
Scrivo “resto a disposizione” mentre penso che vorrei restare SOLO in silenzio.
Poi rIapro la finestra.
Mi cade l’occhio su un camion con scritto “Trasporti & Sogni”.
Sorrido.
Adesso i sogni si trasportano? I miei si BLOCCANO e questi fanno pure i viaggi. Bah!
A mezzogiorno apro il frigorifero.
C’è mezza zucchina, una bottiglia d’acqua e un limone secco.
Chiudo.
Mangio un pacco di cracker, mentre cerco su Google: “perché sogno sempre di scappare?”
La risposta è lunga.
Non mi convince per niente e poi si sa che dott.Google non funziona mai.
Alle 13:26 provo a schiacciare un pisolino.
Solo dieci minuti.
Chiudo gli occhi sul divano, con il cellulare lontano.
Mi addormento.
Sogno qualcosa che ha a che fare con l’acqua, una finestra rotta e un uomo che ride.
Quando mi sveglio ho la testa pesante.
E un vago senso di colpa.
Per non aver fatto nulla.
Per aver dormito troppo poco.
O troppo male.
Alle 15 rileggo una lista di cose da fare che non ho fatto.
Ci sono:
– comprare una lampadina
– pagare quella fattura
– sognare di meno
Baro e spunto solo l’ultima.
Alle 17 passa mia sorella per un caffè.
“Hai l’aria strana”, dice
“Ho solo dormito male”, le rispondo mentre cerco la dose di caffè che non ho ricomprato.
Lei ride: “Certo, se sogni anche da sveglia, ti credo.”
Mi racconta un sogno che ha fatto: “era a Parigi, c’era nostra nonna viva, e mangiavano crepes.”
Io annuisco.
Mi emoziono.
Ma dico solo: “Che fame.”
Mentre vorrei dire… LE SOGNASSI IO QUESTE COSE NORMALI!!!
Alle 19 metto una lavatrice, giusto per sentire che qualcosa gira.
Mi siedo accanto, sul pavimento, mentre parte la centrifuga.
E penso che mi piace proprio parecchio il rumore della lavatrice.
Ha qualcosa di ipnotico.
O forse è solo l’effetto collaterale della stanchezza?
Alle 21:03 mi guardo allo specchio.
Non ho concluso molto oggi.
Ma ho pensato tanto.
A niente di preciso.
Che è un po’ il mio modo di pensare più spesso.
PENSO, PENSO E ANCORA PENSO!
Alle 22:17 mi infilo a letto.
Spengo la luce, ma tengo il telefono vicino.
Scrivo una nota:
“Sognato di correre, di scappare, di non arrivare.”
Poi aggiungo:
“Domani ricordarmi che non serve arrivare sempre.”
Realizzo che nei sogni non lo faccio ma nella vita…
E mentre chiudo gli occhi, penso che vorrei solo un sogno semplice.
Tipo camminare, parlare con qualcuno, abbracciare senza urgenza.
Ma lo so già che anche stanotte succederà qualcosa.
Un treno in corsa, una voce familiare, una stanza piena di gente che non conosco.
E va bene così.
Perché anche i sogni imperfetti tengono vivo qualcosa.
E Anche se non si capisce cosa quel qualcosa dentro di noi sa che serve per affrontare tutto quello che invece si capisce.







