C’è una voce che non si spegne, anche quando chi la portava in sé non c’è più. È la voce dell’arte, quella che si deposita nei colori, nei silenzi, nei paesaggi interiori. Quella di Tiberio Bartolini, scomparso nel 2023 a Parigi, era una voce che non gridava: sussurrava.
E ora, dodici anni dopo, torna a vibrare tra le mura antiche del Palazzo del Pegaso, Consiglio Regionale Toscana, presso lo Spazio Espositivo in via de’ Pucci, in una mostra che non è solo esposizione, ma rivelazione di un’intimità segreta.
Un ritorno delicato
Inaugurata ieri, “ La voce dentro” accoglie il visitatore in punta di piedi. Nulla è urlato, nulla è artefatto. I paesaggi di Bartolini – il Padule di Fucecchio, Collodi, Serravalle – sembrano emergere dalla tela come ricordi sognati, come visioni che hanno attraversato il cuore prima ancora che il pennello. Non c’è Toscana cartolinesca in queste opere, ma Toscana vissuta, respirata, amata.
Terra che si fa pelle. E poi, l’evoluzione. Il design, la ricerca dell’espressione “sfumata”. Quasi che l’anima volesse volare…
Un artista che non ha mai cercato il clamore
Tiberio Bartolini ha vissuto con la stessa discrezione con cui ha dipinto. Firenze, Parigi, i piccoli borghi, le acque immobili del padule: ogni luogo è diventato uno specchio della sua anima inquieta e luminosa. Nei suoi quadri, gli occhi si fermano su dettagli che parlano sottovoce, su colori che non abbagliano ma abbracciano, su figure che non hanno bisogno di spiegarsi.
Chi lo ha conosciuto racconta di uno sguardo che sembrava sempre altrove. Di una dolcezza ironica. Di una nostalgia che non aveva tempo. Forse per questo, a due anni dalla sua scomparsa, questa mostra commuove: perché ci riconsegna il suono di quella voce sommessa e intensa, come una lettera d’amore lasciata tra le pagine di un libro.
Il percorso curato da Monica Abbatemaggio e Nicoletta Giovannelli è un atto di dedizione. Nulla disturba il dialogo intimo tra opera e visitatore. Le pareti della Sala Ciampi – sede espositiva del Consiglio Regionale Toscano – si fanno custodi silenziose di una narrazione che unisce memoria, paesaggio, sentimento.
Alla cerimonia inaugurale, tenutasi mercoledì 9 luglio, erano presenti anche Federica Fratoni e Cristina Giachi, che hanno ricordato l’importanza del legame tra cultura e territorio, ma anche il valore umano di chi, come Bartolini, ha saputo lasciare una traccia autentica nel cuore della Toscana e oltre. Così come Monica Abbatemaggio e Nicoletta Giovannelli, ne hanno ricordato la storia e le gesta sin dall’età scolastica. Anche il Prof. Franco Donatini, professore universitario a Pisa, critico d’arte, ha ben tracciato come l’artista abbia disegnato lo sguardo attraverso un disegno profondo, dal tratto spontaneo e “non finito” che ha caratterizzato le sue opere. Infine, un sentito ricordo del Sindaco di Borgo a Buggiano, Daniele Bettarini, che ha conosciuto l’artista, ospitando una sua personale, e ne ha apprezzato lo stile e la sua gentilezza. Media partner il nostro giornale: The Gram Journal
Presente anche la famiglia che, attraverso la sorella, Ilaria, ha portato una toccante testimonianza.
Who Is
Tiberio Bartolini, artista contemporaneo, ha vissuto a Borgo a Buggiano in Valdinievole. Nato a Pistoia nel 1971, ci ha lasciato il 21 ottobre 2023. Inizia a dipingere molto giovane da autodidatta approfondendo poi al Liceo Artistico di Lucca l’ornato, il disegno geometrico e lo studio sulla figura umana che di seguito viene da lui reinterpretata in chiave personale, abbandonando la chiarezza realistica dei corpi e dei volti, dando grande importanza allo sguardo come comunicazione con l’osservatore.
“La sua è un’arte estemporanea, istintiva, per lui quasi terapeutica, le sue pennellate sono immediate, i colori prevalentemente caldi, sperimentando supporti e tecniche miste. Il tratto genuino e animico ne fanno il veicolo privilegiato per interpretare il suo modo di sentire e percepire il mondo e chi lo vive”
Una mostra che è anche un addio dolce
Ma forse questa non è solo una mostra. È una carezza postuma, un modo per dire a Tiberio che la sua voce, quella che ha dipinto in silenzio tutta la vita, non è andata perduta. Che chi entra oggi in questa sala la sente ancora: nei blu profondi, nelle terre umide, nei cieli che non finiscono.
La mostra resterà aperta fino al 19 luglio, dal lunedì al venerdì (10–12 / 15–19) e il sabato mattina (10–13). Chi ha avuto il privilegio di varcare quella soglia, lo sa: non se ne esce come si è entrati.
Ciao Tiberio.
Sei partito da Parigi, nel silenzio di una sera qualunque. Ma qui, oggi, il tuo sussurro è diventato luce. E noi lo ascoltiamo, in silenzio. Con gratitudine.


























