L’eleganza dell’anima: Silvia Berri si racconta tra moda e consapevolezza

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Imprenditrice, Manager, Brand Ambassador, giornalista, beauty addicted, mamma di due splendide figlie: semplicemente Silvia Berri

Un uragano di energia, stile ed eleganza, Silvia è oggi un’icona per tante donne giovani e meno giovani che la seguono sui social, e che aspirano a diventare imprenditrici , donne libere e di classe, senza rinunciare al benessere psicofisico.

Silvia Berri è stato il mio bel regalo del periodo di  lockdown. La seguivo già sul suo profilo Instagram, dove racconta le sue giornate e sfoggia look ispiranti e stilosi, oltre che consigli utili per lo star bene e per sentirsi belle, ma nel periodo  di quarantena mi ha appassionato ancor di più a vederla così sorridente e propositiva, seppur chiusa in casa. Ogni giorno emergevano molti aspetti carini, quella sua sottile ironia, e apparente leggerezza, accompagnata da una signorilità innata, spaccati quotidiani che attraverso le sue dirette hanno permesso a me e a tante di noi di far passare la grande tristezza che avevamo.

Quindi, a distanza di tempo, eccoci qui cara Silvia. E grazie di questa intervista a cuore aperto ( ma non troppo…giustamente!)

  • Prima domanda: c’è stato un momento preciso in cui hai capito che il tuo stile personale era qualcosa di più di un’estetica?.

Sì, questa cosa io l’ho capita fin dal liceo, periodo in cui appunto mi vestivo un po’ fuori dal coro. Io ho fatto il liceo classico in una scuola pubblica a Milano, c’erano delle tendenze molto forti negli anni ’80, io mi vestivo già in modo diverso e capivo che comunicavo.Un modo personale di esistere e di vivere la mia quotidianità.”

  • Qual è il dettaglio che, secondo te, distingue davvero una donna elegante da una semplicemente alla moda?

“Secondo me, il dettaglio che  distingue davvero una donna elegante da una semplice persona alla moda è non avere loghi. Cioè, la moda ti condiziona con i loghi da seguire e da indossare. Per me, la donna elegante non ha alcun logo in vista. Questo perché fa parte proprio del mio carattere, della mia milanesità. La milanese non mette loghi, proprio… è proprio geneticamente educata a non indossare loghi. Ecco perché questa cosa un po’ ci differenzia da chi invece [sceglie] brand, loghi, cose costose. Ok?”

  • In che modo, in un mondo che corre dietro alle tendenze, riesci a rimanere fedele a te stessa?

Io ho il mio stile, che poi è uno stile in realtà molto semplice, che attraversa i tempi: il jeans, il blazer, la bella blusa di seta, il mocassino basso, la scarpa bassa…Che sia una ballerina, sia mocassino, la borsa invece è ricercata. Questo è il mio stile, da sempre. Ed era così anche già al liceo. Questa coerenza, questa essenza, era proprio ciò che mi differenziava.”

  • Sei mai stata tentata di indossare qualcosa solo per piacere agli altri?

“La risposta è no. Assolutamente no. Se io non mi vedo con qualcosa che devo indossare, semplicemente non lo indosso. E questo vale anche per i brand che mi vestono: a volte mi propongono cose che non mi rispecchiano, che non sento mie, e io le rifiuto. Dico no, perché non voglio tradire me stessa. E, nel lavoro che faccio oggi, questo vale ancora di più: c’è anche la fiducia della mia community verso di me. Le persone si riconoscono in me per quello che sono, e io non voglio apparire in modo diverso.”

  • Qual è il tuo segreto quotidiano per sentirti “a posto” anche nelle giornate più complicate?

“Il mio segreto quotidiano per sentirmi davvero a posto? Un blazer, un jeans, una scarpa bassa. Un buon profumo. Essere in ordine: le mani curate, un trucco leggero.Magari i capelli raccolti. E a quel punto… mi sento davvero bene con me stessa.”

  • Hai mai avuto la sensazione che l’eleganza venga giudicata come “superficiale”? Come rispondi a questo pregiudizio?

“C’è stata per tanto tempo la sensazione che l’eleganza venisse giudicata come qualcosa di superficiale. Soprattutto perché, lavorando in ambienti maschili e con uomini, l’essere eleganti, il vestirsi bene, veniva spesso visto come qualcosa di frivolo. Adesso no, adesso è un po’ cambiato, ma per anni ti collocava subito come una persona leggera, che pensava solo all’apparenza. Per fortuna oggi questa cosa è stata un po’ sdoganata — anche perché ho un’altra età, nel mio caso — e le persone ormai mi conoscono. Sanno che sono una professionista. Ma all’inizio assolutamente no: soprattutto in certi ambienti, anche universitari o lavorativi a forte presenza maschile, era un pregiudizio forte. Un pregiudizio che, secondo me, va superato. E credo che oggi, anche grazie ai social, questa cosa sia un po’ cambiata. Anche se, va detto, non è ancora del tutto abbattuta.”

  • Quanto pensi che lo stile personale possa essere anche uno strumento di libertà, soprattutto per le donne?

“Lo stile personale è un mezzo di comunicazione, soprattutto per le donne. Comunica ciò che pensiamo, ciò che siamo, ciò che vogliamo essere, ciò che desideriamo diventare, e anche dove vogliamo andare. Per questo lo stile personale è fondamentale.”

  • Qual è l’oggetto o il capo del tuo armadio a cui sei più legata, e perché?

“Ho delle borse a cui sono legatissima. E ho dei cappottini a cui sono legata, che sono diventati un po’ il mio comfort quando non so come vestirmi. Ne ho di piccoli, avvitati, che mi mettono in pace con il mio stile.Mi fanno sentire bellissima, sempre.Con la borsa giusta e il mocassino, mi sento perfetta.”

  • Se potessi dare un solo consiglio a una donna che sta cercando di trovare la propria identità, cosa le diresti?

“Io le direi: Lavora, costruisciti la tua indipendenza. Perché l’indipendenza economica — e anche quella psicologica — è la possibilità di sentirsi libere. Libere di poter decidere della propria vita, sempre, in qualsiasi momento. Perché la vita è lunga, piena di alti e bassi, e attraversa fasi imprevedibili. È piena di imprevisti, e la tua identità la conquisti anche attraverso il lavoro. Con l’indipendenza economica — che è faticosa, che comporta sacrifici, soprattutto se hai una famiglia, dei figli, eccetera — ma è l’unica possibilità reale per renderci forti e libere.”

  • In un’epoca in cui tutto è condiviso, cosa scegli di tenere solo per te?

Non è vero che condividiamo tutto. In realtà condividiamo molto poco, soprattutto sui social. La verità è che, se facciamo storie per 20 minuti al giorno — quindi 20 storie da un minuto ciascuna — è comunque una minuscola parte di una giornata intera, che è fatta di 24 ore. Teniamo tantissimo per noi. “

In effetti… cara Silvia, hai ragione. 

“L’idea di condividere tutto è un’illusione. Io, per esempio, tengo riservata la mia vita privata. La mia vita affettiva non la conosce nessuno. Quella parte la tengo per me.”

 Grazie Silvia. 

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