Addio a David Hockney, il visionario del colore

David Hockney ph Aurelien MeunierGetty Images 1200x675 1

Addio a David Hockney, il visionario che dipinse la gioia di vivere. Dai capolavori della Pop Art californiana alle opere digitali, si spegne a 88 anni l’artista britannico che ha rivoluzionato il modo di guardare il mondo.

Il mondo dell’arte contemporanea perde uno dei suoi fari più brillanti, ribelli e ineguagliabili.

David Hockney si è spento serenamente nella sua casa di Londra all’età di 88 anni. A dare il triste annuncio è stata la sua storica agente, Erica Bolton, che lo ha collocato, a pieno diritto, nel Pantheon dei più grandi maestri del XX – XXI secolo.

Con la sua scomparsa si chiude un capitolo straordinario della storia moderna, lasciando un’eredità vibrante e immensa di colori, che attraversa oltre settant’anni di ricerca e libertà espressiva. Nato nel 1937 a Bradford, nello Yorkshire, in una famiglia della working class, David Hockney,ha dimostrato fin da giovane una curiosità sconfinata e un’assoluta indifferenza alle etichette.

Il suo percorso formativo al Royal College of Art, tra il 1959 e il 1962, aveva già evidenziato la natura del suo talento: una maestria accademica indiscutibile unita a un profondo bisogno di sperimentazione. La svolta ufficiale della sua carriera arrivò con la decisione di trasferirsi negli Stati Uniti. Fu la luce abbagliante della California a ridefinire la sua estetica.

Tra i maggiori interpreti della pittura figurativa, l’artista sviluppò una ricerca personale sul colore, sulla prospettiva e sullo spazio con opere entrate stabilmente nella storia dell’arte contemporanea. Le iconiche piscine turchesi della West Coast, i giardini geometrici e l’architettura modernista divennero i soggetti delle sue opere più celebri, capaci di catturare l’essenza di un’epoca. Capolavori come “A Bigger Splash” (1967) e “Portrait of an Artist” – Pool with Two Figures – (1972) sono entrati nell’immaginario collettivo. Quest’ultimo venduto all’asta nel 2018 per 90 milioni di dollari, ha stabilito all’epoca il record assoluto per un’opera di un artista vivente. Ma David Hockney,non si è mai adagiato sui propri successi.

La sua cifra stilistica è sempre stata il costante rinnovamento e l’incessante ricerca. E’ passato con disinvoltura dai pennelli tradizionali alla fotografia, fino a trasformare, negli ultimi quindici anni, lo schermo di un iPad nella sua tavolozza preferita.

Quando lavoro mi sento come Picasso, mi sento un trentenne”, aveva dichiarato in una rara intervista televisiva. Una vitalità che lo ha portato a realizzare “A Year in Normandie”, un monumentale fregio digitale di 90 metri ispirato all’Arazzo di Bayeux. Oltre che per il genio visivo, l’artista si è sempre distinto per il suo carattere autentico e anticonformista: gli immancabili occhialini tondi, la chioma bionda e i completi stravaganti lo rendevano un personaggio profondamente iconico.

Pioniere dei diritti civili, ha vissuto la propria omosessualità apertamente fin dalla giovinezza, in un’epoca in cui in Inghilterra era ancora considerata un reato.

Opere giovanili come “We Two Boys Together Clinging” (1961) affrontano il tema con un coraggio che fece scandalo nella società puritana dell’epoca. Il suo spirito anarchico si rifletteva anche nel rapporto con le istituzioni. Ha rifiutato numerosi riconoscimenti prestigiosi, tra cui il titolo di “Sir” e l’offerta di dipingere un ritratto ufficiale alla Regina Elisabetta II.

Solo in età avanzata accettò l’omaggio dell’Order of Merit della sovrana, spiegando col suo tipico candore che in quel caso sarebbe stato semplicemente “sgarbato dire di no”.

Alla notizia della sua scomparsa, il Premier britannico Keir Starmer ha espresso profondo cordoglio, definendo l’opera di Hockney “vivida e immediatamente riconoscibile, capace di influenzare generazioni di artisti”.

La sua inventiva è stata al centro della più grande mostra mai dedicata alla sua opera, realizzata nel 2025 alla Fondazione Louis Vuitton di Parigi, alla quale era riuscito a partecipare nonostante i problemi di salute. Negli ultimi anni, anche se con crescenti difficoltà respiratorie e di udito, Hockney si era diviso tra Londra e la Normandia, continuando a dipingere per diverse ore al giorno con un’unica grande idea in mente: amare la vita.

Le principali istituzioni culturali del mondo, dal Centre Pompidou di Parigi alla Tate Britain di Londra, si preparano ora a celebrarlo con imponenti retrospettive.

David Hockney non ha mai smesso di guardare il mondo con stupore. Fino all’ultimo respiro, ha scelto di celebrare la gioia di vivere attraverso la luce e il colore.

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