Amadeo Peter Giannini, nacque nel 1870 a San Josè, in California da genitori italiani emigrati dalla città di Genova. Rimase orfano del padre a soli sette anni, studiò economia a San Francisco, e non scordò mai la sua nazione di provenienza, ma sopratutto non scordò mai che per l’avidità di un solo dollaro, il padre era stato ucciso. Era l’inizio del XX secolo, molto c’era da costruire, Amadeo aprì’ una piccola banca per per fornire servizi ai lavoratori ed agli operai della zona, specialmente a quelli di nazionalità Italiana, nel quartiere North Beach di San Francisco, chiamandola Bank of Italy. Il 18 aprile del 1906, San Francisco fu distrutta da un terremoto che uccise tremila persone e ben 300.000, su un totale di 400.000 abitanti, persero completamente tutto nella distruzione delle loro case. Dove c’è distruzione c’è anche economia, ma c’è sempre un libero arbitrio di come si vuole operare
Molte furono le banche che lucrarono sulla grande catastrofe, la loro riserva di oro, gli permetteva azioni spregiudicate, ma anche accompagnate da solide certezze grazie alla ricca clientela che voleva ricostruire le proprie abitazioni. Amadeo Giannini era diverso, la sua clientela era formata da artigiani e piccoli commercianti di origine italiana, ai quali nessuna banca voleva fare credito. Fu così che gli venne l’idea di andare al porto di San Francisco, prendere un tavolo e metterlo nel mezzo di una folla di persone disperate, che avevano raggiunto quelle terre lontane per costruire un nuovo sogno di dignità.
Il tavolo fu messo ben in evidenza con un cartello : “Banca di Italia aperto ai clienti”, offro soldi per la ricostruzione.
Il coraggio e non solo la fortuna aiuta gli audaci.

Era la fiducia di Giannini nel suo popolo di nascita, nel sudore e nel lavoro della gente semplice, la fiducia in quel sogno americano che lo aveva accolto insegnandogli il dinamismo dell’economia americana, quello fu il motore della banca. La città di San Francisco fu in gran parte finanziata e ricostruita attraverso i suoi sportelli. La Banca d’Italia Americana divenne dal 1916 in poi, famosa in tutta la California per i finanziamenti ai piccoli agricoltori, in gran parte italiani. Era il suo tributo per onorare quel padre perso così prematuramente per un solo dollaro.
Come reagirono i banchieri americani “all’intrusione” di quell’italiano? Non tutti i finanzieri vedevano di buon occhio l’espansione di Amadeo Giannini e del suo dinamismo a favore della gente più umile.
Agli inizi degli anni venti, Giannini allargo’ la banca dandole il nome di Banca d’America e d’Italia, quale succursale della madre Banca d’Italia fondata solo quindici anni prima. Amadeo Giannini era chiamato il banchiere degli umili, ma a tutti gli effetti era divenuto il banchiere di tutti. Per continuare a crescere in previsione di mercati a volte incerti, nel 1928 fece una alleanza con Orra E. Monnette, presidente della Banca di America di Los Angeles, creando una fusione da i propri istituti finanziari e dando vita al più grosso gruppo bancario di tutta la California.
Con il grande crack del 1929 le banche smisero di erogare soldi, e qui subentrò il coraggio, l’innovazione, e il talento di saper essere dei visionari; se le banche smettevano di prestare soldi, questa era l’occasione per comportarsi diversamente, essere dalla parte di chi desidera costruire nuove occasioni. Amadeo Giannini aveva sempre privilegiato gli italiani, e un giorno gli si presentò un ingegnere che con la grande depressione era rimasto disoccupato. Un ingegnere atipico, in quanto non era quello il suo grande sogno, la sua visione era creare le immagini di un film, creare storie, raccontare la vita di quella tragedia che il mondo stava vivendo, proiettandolo su un grande schermo.
L’ingegnere era l’Italo Americano Frank Capra, che insieme a Charlie Chaplin sognavano di raccontare la grande depressione attraverso gli occhi di un bambino. Erano convinti che solo così poteva essere raccontata la verità di una tragedia senza percepire l’essenza della crudeltà, il film era il “Monello” un capolavoro della cinematografia.
Lo stesso concetto, anni dopo, grazie nuovamente ad un italiano, è stato raccontato nella grande poesia della “Vita è bella di Benigni” il quale si è meritato l’Oscar.
Furono anni di grande strategia economica, la scoperta e i finanziamenti a Walt Disney si rivelarono un successo, e la sua risorsa di essere un vero visionario, un innovatore e non un semplice ricco banchiere, lo fece divenire un “Genius Loci”. Riuscì a creare l’industria californiana del vino, finanziando con la sua banca la “Napa Valley”, quella che ancora oggi è considerata una delle migliori regioni vinicole al mondo. Un’espansione terriera che ha influenzato la storia e la cultura gastronomica americana, divenendo una delle mete turistiche più amate della California.
Quindi non un banchiere, ma un grande innovatore che mette dei soldi per creare cultura e migliorare la società. Ma anche un sostenitore di grandi progetti edili fino a quel momento considerati irrealizzabili, quale il ponte Golden Gate.
L’ing. Joseph Strauss, l’architetto Irving Morrow, l’ingegnere Charles Alton Ellis e il progettista di ponti Leon Moisseiff,si presentarono ad Amadeo Giannini con un progetto “visionario” per i tempi. Avevano progettato di costruire un ponte che unisse le due estremità della baia di San Francisco, con una tecnica nuova, che non implicava la muratura. Il Segretario della Difesa aveva concesso i terreni, ma nessuna banca voleva accollarsi il finanziamento. Fu Amadeo Giannini a credere in quei giovani ingegneri, finanziando l’impresa senza interessi.
Quale poteva essere la condizione che risparmiava gli interessi alla banca? L’aiuto lavorativo alle persone più deboli.
Amadeo Giannini rinunciò ai propri interessi imponendo che il lavoro fosse dato a coloro ai quali aveva già prestato dei soldi. Giannini stava creando lavoro, garantendo la restituzione del finanziamento del capitale senza la necessità di imporre tassi di interesse.
San Francisco ebbe il suo Golden Gate Bridge, ancora oggi considerato uno dei più notevoli esempi di ingegneria applicata alla costruzione di ponti.

Le scelte di Giannini furono oculate ma visionarie, la sua economia non era basata sul possedere solide radici da custodire e contare, bensì sul creare e finanziare nuovi semi da spargere per un mondo innovativo e migliore. Quel mondo nel quale aveva creduto suo padre, un italiano che aveva cercato nel nuovo mondo la propria dignità famigliare, e che per un dollaro fu ucciso. La Banca di America, alla fine della seconda guerra mondiale, nel 1945, aveva superato per entità di depositi la first National City Bank, e la Chase Manhattan Bank, divenendo la banca più importante del mondo.
Amadeo Giannini, durante, e subito dopo la seconda guerra mondiale, insieme al figlio Mario, fu in prima linea per gli aiuti all’Italia. Stringendo un accordo con Arthur Schlesinger, responsabile della gestione del Piano Marshall, riuscì ad accelerare gli aiuti.
Fu definito un “Costruttore e un Titano” sulla copertina della rivista Time, per le sue grandi idee, la sua lungimiranza, e il senso di appartenenza alla nazione dalla quale proveniva.
Grazie a lui, la storia potrà ricordare che il figlio di un umile immigrato italiano, non solo non ha esportato il modello del Padrino, e delle mafie che così tanto amano raccontare alcuni “maligni”, ma ha creato e solidificato il sistema Bancario Americano divenendone il più potente amministratore.





