Antigone, diritto e rito: a Matera il Simposio

0M8A0212

L’Antigone di Sofocle, il diritto e la scomparsa del rito: a Matera un Simposio tra mito, legge e società. A Moyseion, una giornata di ricerca interdisciplinare ha riportato al centro il rapporto tra diritto, rito e appartenenza collettiva, partendo da una delle tragedie più attuali del mondo antico.

Cosa accade quando una società smette di riconoscere il valore dei propri riti? E il diritto può davvero sopravvivere se dimentica le forme simboliche che ne hanno accompagnato la nascita?

Sono queste le domande da cui ha preso avvio il Simposio di ricerca e sperimentazione culturale “L’Antigone di Sofocle. Mito e realtà tra diritto e società”, ospitato lo scorso 20 giugno 2026 presso Moyseion, il museo abitato dei Sassi di Matera.

Una giornata di confronto che ha riunito magistrati, giuristi, sociologi, studiosi del mondo classico, filosofi, biblisti e professionisti del diritto per interrogare uno dei nodi più profondi della convivenza civile: il rapporto tra legge, coscienza individuale e riconoscimento collettivo.

A quasi duemilacinquecento anni dalla sua composizione, l’Antigone di Sofocle continua infatti a parlare con straordinaria forza al presente. La scelta della protagonista di dare sepoltura al fratello Polinice, opponendosi all’editto di Creonte, non è soltanto un atto di disobbedienza.

È la rivendicazione di un gesto rituale che precede la norma politica e la supera, perché appartiene a una dimensione più antica, più profonda e condivisa dell’umano.

Proprio in questa frattura tra legge e rito, tra potere e memoria, il Simposio ha individuato il suo centro di riflessione. Se il diritto nasce storicamente all’interno di forme rituali e simboliche condivise, cosa accade quando tali forme diventano invisibili? Cosa resta delle istituzioni quando procedure, formule, giuramenti e simboli continuano a esistere, ma perdono la capacità di essere riconosciuti come fondamento della vita collettiva?

Il confronto ha attraversato temi di grande attualità: la distanza tra legalità e legittimità, il valore simbolico delle istituzioni, la crisi dell’appartenenza civica, il ruolo della memoria nelle società contemporanee e la necessità di restituire al diritto una dimensione non solo tecnica, ma anche culturale, rituale e comunitaria.

Tra i protagonisti del dialogo sono intervenuti, tra gli altri, l’avv. Nicola Buccico, la dott.ssa Tiziana Caradonio, magistrato presso il Tribunale di Matera, la prof.ssa Letizia Carrera, sociologa dell’Università di Bari, l’avv. Veronica Casalnuovo, l’avv. Antonio De Notaristefani Di Vastogirardi, don Pasquale Giordano, biblista, la prof.ssa Olimpia Imperio dell’Università di Bari, il dott. Francesco Messina, consigliere della Corte di Appello di Lecce, il prof. Angelo Minieri, filosofo e già sindaco di Matera, la dott.ssa Gabriella Reillo, presidente della Corte di Appello di Potenza, il dott. Camillo Falvo, procuratore della Repubblica di Potenza, e il prof. Eduardo Savarese dell’Università Federico II di Napoli.

L’Antigone, in questa prospettiva, non è stata affrontata soltanto come testo fondativo della tragedia greca, ma come dispositivo critico ancora capace di interrogare il presente. La sepoltura negata, al centro del dramma sofocleo, diventa così una domanda rivolta alle società contemporanee: quali sono i gesti, i simboli e le pratiche che rendono una norma non soltanto imposta, ma riconosciuta, condivisa e interiorizzata?

In un tempo in cui il diritto tende spesso a presentarsi come sistema razionale, tecnico e procedurale, il Simposio ha proposto un ritorno alla sua dimensione originaria: quella di una costruzione collettiva che non vive soltanto di codici e articoli, ma anche di memoria, linguaggi simbolici e gesti condivisi.

«Il rito non appartiene soltanto alla sfera religiosa. Ogni comunità si fonda su gesti condivisi che rendono visibile ciò che considera giusto, legittimo e degno di essere tramandato. Antigone continua a ricordarci che nessuna legge può esistere senza una forma di riconoscimento collettivo», ha affermato Antonio Panetta, fondatore e curatore di Moyseion.

La scelta di ospitare il Simposio proprio a Moyseion non è casuale. Un luogo in cui archeologia, mito e ospitalità si fondono in un’esperienza immersiva, capace di trasformare la conoscenza in partecipazione.

Moyseion Matera

Inaugurato a novembre 2024 nel cuore dei Sassi di Matera, patrimonio mondiale UNESCO, Moyseion è uno dei primi musei abitati al mondo: non un hotel, non un museo, ma un’opera vivente. Un luogo dove archeologia, mito e ospitalità si fondono in un’esperienza immersiva e trasformativa. Sedici ambientazioni filologicamente ricostruite, ispirate alla Basilicata preistorica e alla Magna Grecia, accolgono l’ospite come parte di un racconto incarnato.

Il cuore della proprietà è il Santuario delle Acque, uno spazio rituale e simbolico con mosaici, statue e vasche in pietra, che rievoca i luoghi sacri della grecità antica. Il soggiorno include rituali ispirati al mondo classico, performance dal vivo e una colazione basata su fonti archeologiche. Tutto è animato da un team di archeologi, performer, musicisti e classicisti che trasformano la conoscenza in esperienza. Moyseion è un nuovo paradigma di accoglienza culturale, dove ogni dettaglio invita alla meraviglia, alla riflessione e alla connessione profonda con la memoria.

Il Simposio, patrocinato da Fondazione Matera Basilicata 2019 e Matera 2026 – Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo, ha confermato così la vocazione di Moyseion come spazio di ricerca, sperimentazione e confronto, dove l’antico non viene celebrato come memoria immobile, ma interrogato come chiave viva per comprendere le tensioni del presente.

Perché Antigone, ancora oggi, continua a porre la stessa domanda: può esistere una legge giusta se una comunità non riconosce più i riti, i simboli e i gesti che rendono quella legge parte della propria coscienza collettiva?

Autore
Data
Condividi
Articoli correlati all’argomento