Antonio Genovese, quando il limite diventa direzione

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The Gram Journal nasce per raccontare il Made in Italy e le eccellenze italiane. Non solo quelle legate all’arte, alla moda, all’ospitalità, al design o all’enogastronomia, ma anche quelle che vivono nelle persone: nei percorsi, nelle visioni, nel coraggio di trasformare una difficoltà in una nuova possibilità.

La storia di Antonio Genovese appartiene a questa idea di eccellenza. È la storia di un uomo che non ha permesso alla disabilità di definire il proprio destino, ma ha continuato a costruire, studiare, lavorare e credere nello sport come linguaggio universale di inclusione e futuro.

Raccontarlo significa dare voce a un’Italia capace di andare oltre i propri limiti, di portare talento e competenza nel mondo, di trasformare una storia personale in un messaggio collettivo.

Perché il Made in Italy non è soltanto ciò che creiamo. È anche ciò che scegliamo di diventare.

Antonio Genovese, quando il limite diventa direzione

Ci sono storie che non chiedono di essere raccontate con enfasi, perché possiedono già in sé una forza silenziosa. La storia di Antonio Genovese appartiene a questa categoria: non è soltanto il racconto di una vita attraversata da una prova durissima, ma il percorso di un uomo che ha scelto di non lasciare che un evento definisse il suo destino.

Antonio aveva quattordici anni quando un incidente stradale ha cambiato radicalmente la sua quotidianità. Fino ad allora era un ragazzo come tanti, con lo sport al centro delle giornate e il calcio come orizzonte naturale. Le prospettive erano importanti, il talento c’era, e il sogno di entrare nel settore giovanile di grandi club come Milan o Inter sembrava appartenere a un futuro possibile.

Poi, improvvisamente, tutto si è fermato.

La sedia a rotelle è entrata nella sua vita in un’età in cui normalmente si corre, si gioca, si immagina il domani senza ostacoli. I primi mesi dopo l’incidente sono stati i più complessi, segnati dalla distanza da casa, dal ricovero fuori regione e da una famiglia costretta a dividersi tra ospedali, responsabilità e dolore. Sua madre viaggiava continuamente per stare accanto a lui e al padre, anche lui ricoverato, mentre il fratello più piccolo veniva affidato temporaneamente agli zii.

In quel tempo sospeso, in cui tutto sembrava diventato più difficile, lo sport ha rappresentato una prima forma di ritorno alla vita. Non subito come competizione, ma come possibilità di relazione, movimento, appartenenza. Attraverso fisioterapisti, infermiere, partite viste da vicino e piccole esperienze fuori dall’ospedale, Antonio ha cominciato lentamente a ritrovare uno spazio nel mondo.

Da lì è iniziato un cammino lungo, non privo di ostacoli. Le barriere architettoniche sono state una realtà quotidiana: una casa con ventuno gradini e senza ascensore, spostamenti complicati, città spesso non pensate per chi vive in carrozzina. Ma ancora più difficili, racconta Antonio, sono state e restano le barriere culturali. Quelle che non si vedono, ma pesano. Quelle che impediscono a molte persone di guardare davvero il talento, le competenze, la determinazione.

Per Antonio il confronto con l’estero è stato decisivo. In Paesi come Spagna, Germania, Inghilterra e Stati Uniti ha percepito un’integrazione diversa, più naturale, meno condizionata dal pregiudizio. L’esperienza vissuta per alcuni mesi in Inghilterra gli ha confermato quanto l’ambiente possa incidere sulle opportunità e sulla percezione della disabilità.

Il calcio, intanto, non è mai uscito dalla sua vita. Ha cambiato forma, ma non sostanza. Dopo l’incidente Antonio ha praticato basket in carrozzina, poi ha iniziato a costruire un percorso sempre più strutturato nel mondo sportivo e calcistico. È stato consigliere nel Bernini Volley Milano, squadra maschile di Serie C1, e ha lavorato come scout per il settore giovanile Inter-Milan dal 1996 al 2006, ricoprendo successivamente lo stesso ruolo anche nel Monza nella stagione 2011/2012.

Parallelamente ha allenato squadre a livello amatoriale, trasformando una passione in competenza. Nel 2010 ha conseguito il patentino UEFA B come allenatore di base e, nello stesso periodo, anche l’equivalente riconoscimento della U.S. Soccer Federation, studiando online per ottenere la qualifica americana.

Il traguardo più importante è arrivato con il titolo di allenatore professionista UEFA A.

Antonio è stato il primo, e per anni l’unico, allenatore in carrozzina a uscire dal Centro Tecnico Federale di Coverciano. Un risultato che non rappresenta soltanto un successo personale, ma anche un segnale forte per l’intero mondo sportivo: la competenza non ha bisogno di stare in piedi per essere riconosciuta.

La sua vicenda è diventata anche un libro, “Antonio Genovese – L’allenatore in carrozzina”, nato dall’insistenza affettuosa di un amico che per anni lo aveva invitato a mettere nero su bianco la sua esperienza. All’inizio Antonio non si sentiva pronto. Poi, proprio mentre stava raggiungendo un traguardo professionale unico in Italia, ha compreso che forse quella storia poteva essere utile anche ad altri.

Non tutto, però, è stato semplice. Anche dopo la pubblicazione, Antonio ha percepito quanto in Italia sia ancora difficile far arrivare certi racconti al grande pubblico, soprattutto quando non si parte da una notorietà già consolidata. Ma questo non lo ha scoraggiato. Anzi, guarda già alla possibilità di pubblicare in futuro una versione inglese della sua storia, convinto che negli Stati Uniti ci sia una maggiore predisposizione a valutare prima la persona, il percorso e il valore, piuttosto che l’apparenza.

Accanto allo sport, Antonio ha costruito anche una solida carriera professionale. Diplomato ragioniere e perito commerciale, ha iniziato nel settore corporate lavorando nell’amministrazione di Deloitte, una delle Big Four. Successivamente ha ricoperto per dieci anni il ruolo di responsabile del ciclo attivo in una società del gruppo UniCredit attiva nell’e-commerce. Da undici anni lavora in UniCredit Factoring come gestore.

La sua determinazione è stata riconosciuta anche pubblicamente. Nel 2007 ha ricevuto il premio “Il Giullare”, conferito a chi, attraverso la propria esperienza, dimostra che una disabilità non deve trasformarsi in una rinuncia ai propri desideri. La motivazione del premio metteva in evidenza la sua tenacia, la passione e la capacità di costruire una carriera significativa nel calcio nonostante le difficoltà incontrate.

Antonio, tuttavia, non ama le definizioni facili. La sua non è una storia da ridurre a una parola abusata come “resilienza”. È piuttosto una testimonianza concreta di disciplina, fede, cadute, ripartenze e lucidità. Anche nei momenti più duri, come quando ha dovuto affrontare due interventi chirurgici a causa di un decubito curato male, ha cercato di restare fedele al proprio motto: “Nothing is impossible if you really want it”.

La fede in Dio, racconta, ha avuto un ruolo importante nei passaggi più complessi. Le difficoltà gli hanno insegnato anche a distinguere le presenze sincere da quelle opportunistiche, le persone che restano da quelle che si avvicinano solo quando conviene.

Il rapporto con l’estero è tornato centrale anche nella sua carriera sportiva. Antonio è stato scelto dall’OSA Seattle per allenare e firmare la squadra femminile. Un’opportunità arrivata dagli Stati Uniti in un momento in cui in Italia faticava a trovare spazi realmente adeguati al suo profilo. Alla fine ha dovuto rinunciare, perché nel frattempo era arrivata la comunicazione ufficiale dell’ammissione al corso per allenatori professionisti. La società americana, però, ha voluto comunque ringraziarlo pubblicamente per il contributo dato allo sviluppo del calcio femminile.

Oggi il suo sguardo è rivolto soprattutto a New York. Nel 2023 Antonio ha fondato AG Sports Agency LLC, società con sede principale proprio nella città che per lui rappresenta un simbolo di possibilità, meritocrazia e futuro. Il progetto si sta sviluppando anche attraverso sedi di rappresentanza ad Assago, in provincia di Milano, e a Londra.

Il cuore dell’agenzia è il programma Study and Play, pensato per accompagnare studenti-atleti nel percorso di studio e sport all’interno dei college americani. Un’opportunità aperta anche agli studenti con disabilità, in coerenza con il motto dell’azienda: “Sport for All”. Nel maggio 2025 Study and Play ha ottenuto il marchio registrato, un risultato che Antonio considera motivo di grande orgoglio.

Il sogno, adesso, è trasferirsi a New York, vivere lì, costruire una famiglia e continuare a lavorare tra mondo corporate e sport business. Se non sarà possibile proseguire con UniCredit negli Stati Uniti, Antonio guarda comunque con fiducia alla possibilità di mettere a disposizione il proprio profilo senior in una grande azienda, senza abbandonare lo sviluppo di AG Sports Agency LLC.

La sua storia parla a chi vive una disabilità, ma anche a chiunque abbia attraversato una frattura, una deviazione imprevista, un momento in cui la vita sembrava chiedere di ridimensionare i propri desideri. Antonio invita a non cedere allo sguardo degli altri, a non farsi definire dal limite, a ricordare che ciascuno resta protagonista della propria esistenza.

Perché, in fondo, il messaggio più autentico della sua esperienza è proprio questo: non sempre possiamo scegliere ciò che accade, ma possiamo scegliere che direzione dare alla nostra vita dopo che tutto è cambiato.

Tanti auguri Antonio, da tutti noi!

 

Per seguire e contattare Antonio Genovese

ISTAGRAM : @antoniogenovese.official
E-mail: antonio.genovese@agsportsagency.com
Sito web AG Sports Agency LLC: https://agsportsagency.com/it/

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