Bianco di Pitigliano, 60 anni di DOC e identità

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Sessant’anni della DOC Bianco di Pitigliano: “La roccia tufacea è il nostro terroir unico”

Sessant’anni di storia e uno sguardo già rivolto al futuro, potremmo così definire l’evento dal titolo “60 anni della DOC Bianco di Pitigliano – Un patrimonio millenario che guarda al futuro”, promosso sabato scorso dal Consorzio di Tutela Bianco di Pitigliano e Sovana DOC presso la Cantina di Pitigliano, che ha rappresentato un importante momento di confronto sulle radici, sull’identità e sulle prospettive di una delle denominazioni storiche della Toscana, tra le prime riconosciute in Italia.

Un territorio in cui vino, cultura e turismo costituiscono un patrimonio peculiare. La sfida per il futuro è trasformare questa identità in valore, promozione e sviluppo per l’intera denominazione.

L’area di produzione del Bianco di Pitigliano occupa una piccola parte del territorio provinciale di Grosseto, a ridosso del confine con il Lazio, una settantina di chilometri a sud del capoluogo e a una trentina a nord del Lago di Bolsena, in piana Maremma toscana.

Qui i terreni hanno tutti un forte carattere tufaceo, con le argille protagoniste dello strato superficiale del suolo. La zona era abitata in antichità dagli Etruschi, ed è ricchissima di reperti archeologici a testimonianza della loro civiltà. 

L’anniversario dei sessant’anni della DOC non è stato soltanto un’occasione celebrativa. Il convegno ha riportato al centro anche la storia umana della denominazione: quella dei produttori, delle aziende e delle generazioni che hanno contribuito a costruirla e a mantenerla viva nel tempo. Un percorso fatto di intuizioni, scelte coraggiose e anche difficoltà, che ha permesso a una realtà vitivinicola di dimensioni contenute di attraversare sei decenni di trasformazioni senza perdere il proprio legame con il territorio.

In questo senso, il Bianco di Pitigliano rappresenta non solo un vino, ma l’espressione di una comunità che ha saputo custodire e valorizzare un patrimonio unico, riconoscendone il valore ben prima che concetti come identità territoriale e sostenibilità diventassero centrali nel dibattito contemporaneo.

Dalla giornata è emersa inoltre la volontà condivisa di aprire una nuova fase per la denominazione e per il territorio, fondata sulla qualità, sulla valorizzazione dell’identità locale e sulla collaborazione tra i produttori. Una prospettiva che punta ad accrescere il valore del Bianco di Pitigliano attraverso la sua unicità, rafforzando il legame tra vino, paesaggio, storia e comunità.

Al centro del convegno si è imposto il tema del rapporto tra vino e territorio, sintetizzato nell’intervento del professor Mario Fregoni, tra i massimi esperti italiani di viticoltura e membro dell’Accademia della Vite e del Vino. Fregoni ha approfondito il concetto di terroir, spiegando come l’unicità di un vino derivi dall’interazione tra tre elementi fondamentali — varietà viticole, clima e terreno — ai quali si aggiunge il ruolo dell’uomo, capace di incidere in maniera determinante sul risultato finale.

Partendo da questi presupposti, il professore ha indicato proprio il comprensorio di Pitigliano come “esempio di straordinaria unicità”, sottolineando il valore distintivo della sua origine tufacea e suggerendo di valorizzare ancora di più questo patrimonio identitario, fino a ipotizzare una denominazione capace di richiamarne l’elemento più caratteristico: la “roccia tufacea”.

Un messaggio forte, che ha attraversato l’intera giornata di studi e che pone al centro il rapporto inscindibile tra il vino e il territorio che lo genera.

Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali del sindaco di Pitigliano, Giovanni Gentili, che ha evidenziato come oggi il paese sia conosciuto soprattutto per il suo patrimonio storico e paesaggistico, mentre in passato la sua notorietà era strettamente legata anche al vino. Da qui la necessità di rafforzare il legame tra il territorio e la sua produzione vitivinicola, puntando sulla qualità e sulla valorizzazione della denominazione.

Il presidente della Cantina di Pitigliano, Paolo Spicci, ha ricordato come la qualità delle produzioni non sia mai venuta meno. La sfida attuale, ha sottolineato, consiste nel riportare il Bianco di Pitigliano all’attenzione del mercato e del grande pubblico, rafforzandone identità e riconoscibilità.

Numerosi gli interventi di approfondimento che hanno contribuito a delineare il valore storico, scientifico e culturale della denominazione. Il professor Claudio D’Onofrio dell’Università di Pisa ha illustrato le origini e la diffusione dei vitigni che compongono la DOC, ricostruendone le connessioni storiche e genetiche in ambito internazionale. Paolo Storchi ha presentato le attività di studio, recupero e conservazione del germoplasma viticolo del comprensorio di Pitigliano, evidenziando l’importanza della tutela del patrimonio varietale locale.

Il professor Sandro Conticelli dell’Università di Firenze ha approfondito il rapporto tra geologia e viticoltura, spiegando come l’origine vulcanica dei suoli contribuisca a conferire caratteristiche distintive ai vini del territorio e a definirne l’identità.

Anche la dottoressa Ines Tescione, in rappresentanza del Ministero dell’Ambiente, ha portato il proprio saluto istituzionale, esprimendo apprezzamento per il percorso di valorizzazione intrapreso dal territorio.

Spazio inoltre all’innovazione con l’intervento dell’ingegner Giancarlo Spezia, che ha illustrato alcune tecnologie applicate alla viticoltura di precisione, finalizzate a una gestione sempre più sostenibile del vigneto e alla riduzione dell’impiego dei prodotti fitosanitari, da utilizzare solo dove realmente necessario.

Lo storico Angelo Biondi ha infine ripercorso le vicende della viticoltura locale, evidenziando il ruolo che il vino ha avuto nei secoli nello sviluppo economico, sociale e culturale della comunità pitiglianese.

Le conclusioni sono state affidate al vicepresidente del Consorzio, Edoardo Ventimiglia, che ha ricordato le origini dell’ente e il lavoro di un gruppo di produttori che, con determinazione e visione, ha creduto nelle potenzialità di questo territorio. Pur trattandosi di una realtà di dimensioni contenute, ha osservato, il comprensorio può esprimere una voce importante nel panorama vitivinicolo, soprattutto attraverso la collaborazione tra le aziende e la Cantina di Pitigliano.

A chiudere i lavori è stato il presidente del Consorzio, Stefano Formiconi, che ha ribadito la volontà di costruire il futuro della denominazione partendo dalla consapevolezza del proprio patrimonio storico e culturale, valorizzando gli elementi che rendono unico il Bianco di Pitigliano.

Nel pomeriggio, le celebrazioni dello storico anniversario sono proseguite in piazza di Palazzo Orsini con “Pitigliano DOC”, iniziativa organizzata dall’Associazione Cantine nel Tufo, che ha visto protagoniste una selezione di etichette delle aziende associate al Consorzio.

 


Intervento realizzato nell’ambito dell’intervento SRG010 Anno 2025 “Promozione dei prodotti di qualità” del Complemento per lo sviluppo rurale della Toscana 2023-2027, cofinanziato con il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR).

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