Calling the Birds Home di Cheryle St. Onge è un lavoro intimo e poetico che intreccia memoria, natura e lutto. Nato dall’esperienza della malattia e della perdita della madre, il progetto esplora con delicatezza la trasformazione dei ruoli tra madre e figlia e la ricerca di segni di continuità nel paesaggio condiviso della loro vita.
Il progetto cattura la relazione tra la fotografa e sua madre in una fattoria del New England, mostrando la presenza e la bellezza anche di fronte alla malattia, in un’esplorazione della memoria stratificata.
Le immagini di St. Onge traducono in forme visive il ritmo della cura e dell’attesa, catturando la luce, i dettagli del quotidiano e le apparizioni del mondo naturale come tracce di presenza. Il paesaggio diventa così un luogo di dialogo: spazio di assenza e insieme di persistenza, terreno in cui l’artista continua a cercare sua madre.
Il libro si muove tra fragilità e resilienza, tra la sospensione del tempo e il desiderio di continuità. Nei suoi testi, St. Onge racconta con intensità l’esperienza di accompagnare la madre attraverso la malattia, fino alla sua morte, e l’elaborazione del lutto attraverso la pratica fotografica. Le fotografie, come finestre di luce e silenzio, diventano testimonianza di amore, perdita e trasformazione.
Cheryle St. Onge, vincitrice della John Simon Guggenheim Fellowship, che per decenni ha vissuto insieme alla madre nella stessa fattoria nel New Hampshire, condividendo una vita segnata da un profondo legame affettivo e da una costante collaborazione artistica.
Quando la madre (a sua volta artista) ha sviluppato una demenza vascolare, memoria ed emozioni hanno iniziato gradualmente a svanire, interrompendo prima il loro lavoro fotografico condiviso e successivamente la stessa pratica artistica di St. Onge.
Per reagire alla tristezza del desiderio espresso dalla madre di morire, l’artista ha ripreso a realizzare ritratti — in modo spontaneo, utilizzando qualsiasi macchina fotografica avesse a disposizione — come tentativo di ritrovare la luce nei pomeriggi più bui.
Queste immagini intime si sono trasformate in atti di presenza, piccoli rituali di connessione e di cura.
Sebbene la demenza abbia cancellato le loro conversazioni, le sessioni di ritratto sono rimaste profondamente collaborative e silenziosamente gioiose.
Con ogni fotografia, St. Onge costruisce uno scambio tenero, una forma di “valuta emotiva” di fronte alla perdita.
Calling the Birds Home , pubblicato da L’Artiere con design di Teresa Piardi (Maxwell Studio), è un libro che invita a riflettere sul modo in cui le immagini possono custodire il legame con chi non c’è più, trasformando la memoria personale in una forma universale di condivisione.
Calling the Birds Home resta come un gesto silenzioso e necessario: un modo per continuare a chiamare chi non può più rispondere, sapendo che forse la risposta non è una voce, ma una luce, un dettaglio, un frammento di mondo che ancora vibra.
In queste immagini, il lutto non si chiude, ma si trasforma in attenzione, in ascolto, in una presenza diversa. È qui che la fotografia smette di essere memoria e diventa relazione: un atto d’amore che continua, anche quando tutto il resto sembra essersi fermato.
Note editoriali
Fotografie: Cheryle St. Onge
Design: Teresa Piardi – Maxwell Studio












