Caorle e i suoi murales : la piccola Venezia regina della Street Art

Il bacio di Zero Mentale

I murales di Caorle

Caorle mi viene incontro con i vessilli colorati dei pescherecci. La salsedine aggredisce le narici. L’olio bollente cattura anelli di calamari e sparge tutt’intorno un profumo irresistibile. La passeggiata che conduce al santuario della Madonna dell’Angelo è una prova di santità. La bora solleva minuscoli granelli di sabbia e li scaglia, violenta, contro la scogliera addolcita da tenui sculture e i giubbotti chiusi dei turisti.

È un aprile freddo e terso. Osservato dal basso il campanile oscura quasi tutto il cielo.

Il campanile di Caorle

Un cilindro imponente e fiero, sormontato da una cuspide conica. Immutabile. Tronfio. Le facciate dei palazzi, dei centri di aggregazione, dei ritrovi invernali di una città che vive soprattutto d’estate brillano di una luce densa. Enormi murales catturano i riflessi del mare e le striature del cielo. Costringono chiunque transiti di lì a interrogarsi sul significato. Artisti di strada provenienti dalle latitudini più disparate hanno lasciato un segno indelebile nella piccola Venezia. Merito del Caorle Sea Festival, evento promosso dal gallerista Carlo Silvestrin della CD Studio d’Arte di Padova e dal Comune di Caorle.

Il lungomare che porta al Santuario della Madonna dellAngelo

Sono affascinato da questi schizzi giganteschi che impongono di essere ammirati. Parcheggio l’auto vicino al Luna Park e mi inoltro a piedi verso il porto. Un gatto enorme con un pesce in bocca domina l’intera facciata del mercato ittico. Suscita condivisione e curiosità. Naturale immaginarsi il micio che s’infila furtivamente al mercato e lo abbandona dopo essersi garantito il pasto. L’opera è di Giulio Masieri, artista cinquantaduenne, nato a Ferrara e residente a Pordenone, convertitosi alla Street Art durante il Covid.

Mi occupavo di decorazioni barocche, all’interno delle proprietà di famiglie facoltose, soprattutto in Crimea. La pandemia mi ha costretto a reinventarmi per assenza di commissioni. Ho disegnato un gigantesco gatto in un muro del mio quartiere, a Pordenone.” Da lì è partito tutto”. Masieri non si definisce un animalista.

Il Covid mi ha permesso di osservare gli animali da una prospettiva nuova. L’uomo era costretto a chiudersi in casa e loro si riprendevano spazi che non avevano in precedenza”. Li disegna colossali, ingombranti. “L’uomo è diventato improvvisamente piccolo. Avevamo occupato uno mondo che appartiene anche a loro senza chiedere il permesso. Se lo sono ripreso”.

Per Masieri le sue creazioni sono metafore.

Noi umani crediamo di poter dominare l’universo, di risolvere i contrasti con le guerre. Gli animali ci ricordano che il vincitore non è scontato”. Gli chiedo se la Street Art, nata come espressione clandestina, ribelle, illegale, non rischi di appiattirsi se scaturisce da un committente istituzionale.

Cuore amo esca di Shife  Il gatto ittico di Giulio MasieriLuomo del mare di Alessandra Carloni The fisherman di AnyRespect our world di Shife sirena The wild flight di Daco uccelliTi insegnero a nuotare di Tony Gallo

Anche Caravaggio dipingeva su commissione e non mi pare abbia mai rinunciato al fuoco che aveva dentro. Dipingere sui muri permette all’arte di essere davvero democratica, fruibile da tutti, a disposizione di chiunque”.

Continuo a fissare quel gatto pronto a spiccare un salto, guardingo, la mascella serrata a proteggere la preda. Lo abbandono al porto e mi godo gli altri capolavori: La bambina di Alessio-B e Boogie.Ead; Deferlante de la Cremerie; La scena di pesca di Shife; Ti insegnerò a nuotare di Tony Gallo; L’uomo del mare di Alessandra Carloni; The fisherman di Any. Gli occhi all’insù, il profumo del mare, il sole tiepido che scalda i cuori.

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