“Che smetta il silenzio sul dolore invisibile” è il claim che ha accompagnato la presentazione romana di Cenere Zero, il nuovo libro di Fabio Maria Salvatore pubblicato da Love&Co. L’incontro, moderato dall’autrice televisiva e divulgatrice culturale Lorena Magliocco, ha riunito istituzioni, clinici, accademici, giornalisti e professionisti della salute, offrendo finalmente uno spazio pubblico dedicato alla fibromialgia: una patologia riconosciuta ma ancora poco narrata nelle sue dimensioni fisiche, psicologiche e sociali.
Non a caso, la scelta della sede è ricaduta sul Parlamento, con l’obiettivo di sollecitare una maggiore attenzione istituzionale e l’urgenza di percorsi di cura uniformi sul territorio nazionale.
Cenere Zero è il racconto di un attraversamento: un viaggio dentro il dolore e dentro sé stessi, che Salvatore restituisce con un linguaggio autentico e diretto. Il libro affronta temi centrali della contemporaneità — fragilità, resilienza, malattia, fede, parola — mettendo al centro l’esperienza di un uomo colpito dalla fibromialgia, capace di trasformare la sofferenza in una forma di rinascita.
Ad aprire l’incontro, l’intervento dell’On. Anna Ascani, Vicepresidente della Camera dei deputati, che ha sottolineato:
«Cenere Zero permette di entrare nella quotidianità di chi vive una malattia che non lascia segni esteriori ma condiziona profondamente la vita. Restituire voce e dignità a chi non è stato ascoltato è un dovere delle istituzioni. Il racconto di Fabio è un atto di verità e di forza: dimostra che una vita possibile esiste anche nella fragilità».
La presentazione ha raccolto un parterre autorevole di clinici e studiosi: la Prof.ssa Daniela Chieffo (Responsabile Psicologia Clinica, Policlinico Gemelli), il Prof. Gianluigi De Gennaro (Delegato Terza Missione, Università di Bari), il Prof. Gianluca Franceschini (Direttore Chirurgia Senologica, Policlinico Gemelli), il Prof. Graziano Onder (Direttore Geriatria e Cure Palliative, Policlinico Gemelli) e il Prof. Giorgio De Toma (Comitato Scientifico Nazionale LILT).
Voci dalla medicina e dalla ricerca
Prof. Gianluca Franceschini
«La malattia non riguarda solo il corpo: coinvolge identità, emozioni, anima. La relazione medico–paziente è parte della cura. La fibromialgia è riconosciuta, ma ancora poco compresa nella sua interezza: serve maggiore sensibilità clinica e formazione adeguata».
Prof.ssa Daniela Chieffo
«Il dolore invisibile può dividere corpo e mente, ma attraverso ascolto e sostegno può diventare un percorso di rinascita. La testimonianza di Fabio mostra che la speranza è uno strumento terapeutico imprescindibile».
Prof. Graziano Onder
«Il dolore non è un sintomo isolato, ma un paesaggio complesso fatto di dimensioni emotive, familiari, sociali e spirituali. La medicina deve orientarsi verso una presa in carico globale della persona».
Prof. Gianluigi De Gennaro
«Fabio trasforma un’esperienza personale in una testimonianza collettiva. Cenere Zero è un atto culturale che diventa bene comune, capace di connettere pazienti, istituzioni e comunità».
Prof. Giorgio De Toma
«Persistono differenze significative nell’accesso ai servizi psicologici, nutrizionali e riabilitativi. Serve un intervento strutturale che garantisca omogeneità e sostegno reale».
La voce della cultura
Un contributo particolarmente sentito è arrivato da Fabio Canino, che ha richiamato l’attenzione sulla responsabilità mediatica:
«Ci sono temi che emergono e altri che scompaiono perché non fanno notizia. La fibromialgia è reale, diffusa, riconosciuta, ma ancora raccontata troppo poco. Il dolore delle persone non può dipendere dalle mode mediatiche. Cenere Zero restituisce dignità a milioni di persone che vivono un dolore che non si vede».
L’impegno civile di Fabio Maria Salvatore
«Il 22 dicembre compirò 50 anni. Sono vivo grazie alla scienza, ai medici e ai miei compagni di viaggio: i pazienti. Per questo ho scelto di trasformare il mio compleanno in un impegno civile. Dal 18 dicembre inizierò un viaggio nelle corsie degli ospedali italiani — a partire da Taranto — per donare copie di Cenere Zero e dire grazie. Non è una festa privata, è un atto di restituzione. Questo, per me, è il mio vero compleanno».
La presentazione si è configurata come un racconto corale e un invito a ripensare il dolore invisibile non come un’esperienza privata, ma come una questione culturale e sociale che riguarda tutti. Cenere Zero — “opera urbana, fatta di sangue, musica, rabbia, fede e bellezza”, come è stato definito — è insieme carezza, urlo e spinta: un gesto letterario che restituisce verità e coraggio a chi vive nella fragilità e cerca un nuovo inizio.








