Chiara, quella che ascolta troppo… gli altri

 

Alle 7:11 mi sveglio prima della sveglia.

Non perché sia riposata o perché abbia chissà quale superpotere,

ma perché sento il rumore del palazzo che si sveglia, sento TUTTO:

un ascensore, una porta, qualcuno che tossisce.

Resto ferma. Ascolto. Immobile nel letto quasi come fosse una sorta di rituale mattutino senza il quale non possa partire la giornata.

 

Alle 8:04 sono al bar e ordino un caffè.

Il barista parla al telefono, litiga piano. Faccio finta di farmi i fatti miei, ma d’altronde se ci hanno dotati di orecchie un motivo ci sarà NO???

“Amore, non è come pensi.”

Appoggia la tazzina davanti a me e sospira, prima di attaccare.

Ed è più forte di me, la mia bocca parla prima che il pensiero abbia finito di formularsi.

Giornata lunga?” gli chiedo.

“Già iniziata male.”

Annuisco. Come se fossi parte della conversazione e come se in qualche modo prenda le sue parti, CONSIDERANDO CHE NON SO NEMMENO IL SOGGETTO DELLA CONVERSAZIONE.

Ma così, per fratellanza da bar, decido che sto dalla sua.

Alle 9:36 in ufficio il silenzio dura poco.

C’è chi racconta il weekend, chi si lamenta, chi parla solo per riempire.

Io ascolto tutti. STRANO!

Una collega mi dice:

Tu sei brava, capisci sempre.”

Sorrido, perché stavolta, al contrario, le labbra non sanno da dove cominciare…

Non dico che capire stanca più di parlare, tante, tante volte.

 

Alle 12:18 pranzo alla mia scrivania.

Due scrivanie più in là qualcuno piange al telefono, corrucciò la fronte domandandomi se dovrei intervenire.

Dice: “Non ce la faccio più.”

Vorrei alzarmi, dire qualcosa di giusto. Ho la forchetta a mezz’aria e sto quasi per muovermi ma…

Non lo faccio.

Ascoltare, a volte, è già troppo, ed è solo metà giornata.

Mi domando: ma come fanno gli PsicoTERAPEUTI A SOPRAVVIVERE???

 

Alle 15:44 mia madre mi manda un vocale di tre minuti. Tre minuti, forse al telefono ci stiamo meno parlando…

Parla di tutto e di niente.

Alla fine dice: “Scusa, ti ho annoiata.”

“No,” rispondo rapidamente, “figurati.”

Ma intanto abbasso il volume del mondo, e il mio.

 

Alle 18:27 sull’autobus una coppia discute sottovoce. Ancora, li guardo.

“Tu non mi ascolti mai.”

“Ti ascolto fin troppo.”

Mi viene da sorridere.

Mi viene anche un po’ da piangere.

Capisco entrambi ed entrambi allo stesso modo. Che cosa strana questa.

 

Alle 20:53 a casa finalmente silenzio, sono sola questa sera, non capita spesso.

Spengo tutto.

Sento solo il frigorifero e il mio respiro.

Guardo la casa e tutto ciò che la compone.

Mi accorgo che non so bene cosa penso io.

So benissimo cosa pensano tutti gli altri, ma io?

 

Alle 22:46 mi infilo a letto, guardo il soffitto e dentro di me.

Riguardo la giornata come si riascolta un messaggio vocale troppo lungo.

E penso che forse ascoltare è un dono.

Ma nessuno ti insegna quando è il momento di smettere.

Nessuno ti dice come si fa a tapparsi le orecchie.

Chiudo gli occhi.

E mi chiedo se il silenzio faccia paura…

o se siamo solo disabituati a sentire la nostra voce.

Perché quella, parlerebbe eccome…

“Ascoltare tutti è facile. Ascoltarsi è l’unica cosa che rimandiamo sempre.”