Da giorni passo in rassegna la filmografia di Robert Redford. Ho iniziato con Come eravamo, sono passata a Proposta indecente e poi a Le nostre anime di notte. Tre film molto diversi, appartenenti a stagioni lontane del cinema, ma uniti da una costante: la forza magnetica di Redford, che trasforma ogni visione in un’esperienza intima e universale.

Riguardare i suoi film oggi significa compiere un viaggio nel tempo: dagli anni delle rivoluzioni culturali al disincanto degli anni ’90, fino alla sensibilità intima dei giorni nostri. Il fascino di Redford non sta soltanto nella sua estetica impeccabile, ma in quella combinazione di carisma, fragilità e integrità che lo rende attuale ancora oggi. È stato ribelle, seduttore, poeta malinconico. E in ognuna di queste metamorfosi ha lasciato un segno profondo. 

Negli anni ’70 Redford era l’immagine stessa del divo americano: biondo, sorridente, con un carisma naturale che sembrava scolpito per Hollywood. In Come eravamo (1973), al fianco di Barbra Streisand, il suo personaggio incarna perfettamente quell’ideale: bello, brillante, ma anche fragile di fronte a un amore che non riesce a sopravvivere alle differenze.

Quella bellezza, però, non era mai vuota. Dietro il volto da poster emergeva già una profondità insolita: Redford non interpretava soltanto personaggi, ma archetipi capaci di attraversare i decenni.

Negli anni ’80 e ’90, Redford cambia pelle. Non è più soltanto l’attore più amato d’America, ma anche regista premiato con l’Oscar per Gente comune (1980) e interprete di ruoli più controversi. In Proposta indecente (1993), ad esempio, la sua figura diventa quasi perturbante: un uomo affascinante e potente, pronto a mettere alla prova i limiti morali di una coppia attraverso la seduzione del denaro. Qui il suo charme si fa ambiguo, e Redford ci restituisce un ritratto sofisticato e inquietante di una società sospesa tra desiderio e compromesso.

Con l’età arriva un’altra trasformazione. In Le nostre anime di notte (2017), accanto a Jane Fonda, Redford si mostra vulnerabile, dolce, lontano dai riflettori della giovinezza. È il racconto di due persone che, nonostante il tempo passato, trovano il coraggio di aprirsi all’amore e alla compagnia. 

Qui Redford diventa un simbolo di tenerezza e di resilienza: un attore che, liberato dall’obbligo di incarnare un mito, si concede al pubblico con autenticità.

Oltre lo schermo: il visionario del Sundance

Robert Redford non è stato soltanto un divo. Da produttore e soprattutto come fondatore del Sundance Film Festival, ha ridisegnato i confini del cinema indipendente americano, dando voce a registi e storie che altrimenti sarebbero rimaste ai margini. È questa la sua vera eredità: aver unito il glamour di Hollywood con l’anima ribelle del cinema alternativo, diventando ponte tra due mondi che raramente si toccano.

images 28

Domanda per i lettori

🎬 Qual è il vostro Redford del cuore?

Il ragazzo ribelle degli anni ’70, il seduttore ambiguo degli anni ’90, o l’uomo delicato e poetico degli ultimi film?