Il lavoro degli artisti è diviso tra interpreti esecutori e creatori. Alcuni fanno entrambe le cose, ma di questo parlerò tra poco. Aspetto interessante da valutare è quello legato alla “Ricerca”.
Quante volte sentiamo dire che i giovani ricercatori italiani, non trovando lavoro o paghe adeguate vanno all’estero? Quante volte sentiamo parlare di fuga dei cervelli dall’Italia? Ebbene questo punto di discussione può valere anche per l’arte e la danza nello specifico.

Coreografi, interpreti e ricercatori: il lato nascosto del ( nostro) lavoro artistico
Ma cosa vuole dire Ricerca, nella danza e nel teatro in generale? Il ballerino (usiamo il generale per tutti i generi), interprete, compositore di movimento normalmente, a parte la lezione obbligatoria, si mette da solo in uno studio a cercare una qualità di movimento, un linguaggio, che può essere classico, contemporaneo, di performance, tantissimo in questi ultimi anni nella street dance e interpreta un’idea o una musica per provare nuove figure.
Non escludiamo nel parlare coloro che studiano in sala il “repertorio”.
Questi interpreti, fanno una forma di ricerca in se stessi o esteriormente nell’estetica, nella moda, nel repertorio per migliorare le proprie capacità interpretative e quindi produrre o mettersi in condizione di produrre lavoro personale o essere scelti da coreografi.
Il coreografo, e ancor più il regista/coreografo, si trova di fronte a delle situazioni che deve valutare e sviluppare: ho avuto un’idea, e voglio metterla in scena? Mi commissionano un lavoro di danza o balletto? Devo fare la regia di un’Opera lirica?
Il percorso spesso è simile. Devo farmi venire un’idea generale di cosa vorrei fare, creare una drammaturgia del lavoro che vorrei presentare, rispondere alla domanda “perché vorrei svolgerlo così?” e poi iniziare a lavorare per far collimare tutte queste idee e domande con un risultato finale che potrebbe e dovrebbe andare in scena e possibilmente piacere al pubblico.
Tutti questi scogli, passaggi, domande, vengono inseriti in quella parola ricerca. In genere tra il “foglio bianco e il primo punto da cui nasce una linea, una curva, una parola, un’idea e il prodotto finito passano da un anno ad un anno e mezzo se il lavoro è commissionato, molto di più se è un sogno di un coreografo freelance che ha un’intuizione e vuole metterla in scena.

Cosa bisogna fare allora? Ricerca. L’artista creatore è un ricercatore al pari di quelli scientifici. E al pari di quelli, spesso come vedremo, espatria in altri luoghi. È necessario farsi venire delle ispirazioni, come?
Personalmente traggo molte immagini dalla natura, passeggio tanto nei mercatini e guardo come le persone si muovono, agiscono, parlano, si guardano, litigano, e poi riporto tutto nei libri e in una ricerca di immagini. Vado a vedere mostre, musei, film, ma poi torno sempre sui libri. Oggi, lo ammetto, abbiamo anche internet che ci aiuta a vedere immagini che sarebbero difficili da raggiungere. Ma poi, come Kandinskij che ho già citato, si va di fronte ad un foglio bianco e si inizia a tracciare le prime linee, che diventano curve e poi parole, frasi, discorsi, nei quali ci riconosciamo e diventano la nostra idea di base.

Da qui la ricerca è appena cominciata. Tutte quelle idee vanno messe in un progetto che va proposto a persone, produttori, direttori artistici che devono approvarlo e darci dei fondi per realizzarlo. Cercare dei teatri disposti metterlo in scena o a produrlo in un film, Quindi bisogna cercare dei collaboratori, scenografi, costumisti, disegnatori luci ai quali va illustrato e i quali cercheranno e ci daranno a loro volta le loro idee che dopo discussioni spesso lunghissime, dovranno collimare con le nostre. Quando tutto questo sarà concluso, inizierà la ricerca come per i ballerini sul cosa fare e perché fare un passo, un movimento, perché interpretare una parola in un modo o in un altro.
Poi, nel momento in cui si arriva in sala, tutto questo che è stato deciso viene messo in discussione dal fatto che gli interpreti, a loro volta creatori di se stessi, hanno i loro caratteri, cultura, capacità elettive e quindi ci daranno nuove idee e possibilità di riflessione.
Mi trovavo ad Ancona, tempo fa, con la celeberrima Soprano Mariella Devia. Ci soffermammo durante una prova, assieme al baritono Luca Salsi agli inizi della sua splendida carriera, sul perché avvicinarsi o allontanarsi durante un addio, che nell’opera La Traviata di Verdi viene ripetuto varie volte. Passammo circa due ore a parlare del perché e come sviluppare al meglio due minuti di musica ed il susseguente risultato umano e personale che dopo quattro ore di prove, fu bellissimo.
Oggi tutto questo viene un poco falsato dai social. Lungi da me dire che sono negativi, ma vanno usati bene. Oggi, appunto, produttori improvvisati, direttori artistici imprestati da altre attività o scambiati in maniera “politica” si avvalgono non di esperienza o conoscenza della materia in questione, ma dal numero di follower o dal costo che sono disposti a spendere, sempre minore di chi li ha preceduti per mostrare le loro capacità. Quindi chi è più capace a vendere la propria immagine, chi ne ha fatto una professione, o chi esce da fanta-programmi televisivi con un mondo di like ogni volta che postano, vengono scelti a scapito della professionalità di chi del mestiere ha vissuto tutti gli aspetti.
Gli interpreti, quindi, avendo difficoltà a recepire lavoro, si sono oramai creati una seconda attività di creatori di se stessi e con quella avanzano. Moltissimi danzatori sono coreografi di un loro personale stile di danza che giustamente solo loro riescono a svolgere alla perfezione e creano dei post specifici nei quali si propongono sui social prima, e ai datori di lavoro in seguito, come coreografi, alcune volte registi e direttori artistici del loro lavoro.

Un altro inciso, concedetemelo. Per alcuni lavori futuri ho aperto un casting proprio in questi giorni. Ebbene, io cerco danzatori ma nei curriculum di chi si propone, quasi mai si trova la formazione artistica, ma solo link a loro video nelle varie piattaforme, e la stragrande parte di loro sono coreografi. Ora mi chiedo, vista la penuria di lavoro, ma tutti questi coreografi dove trovano il lavoro?
E quindi i “ricercatori” fuggono all’estero. Alle volte per mera necessità, altre per scelta, ma quasi sempre riescono a trovare una strada fatta di professionalità e professionismo. Molti di noi non lavorano in Italia, o molto poco almeno, e svolgono la propria attività all’estero sia come interpreti che come creatori.
Noi chiamavamo i vecchi coreografi i “dinosauri” perché il loro punto di vista a nostro avviso era obsoleto e noi scalpitavamo per dire la nostra. Oggi è molto più rapido ed immediato il passaggio da una qualifica all’altra e forse i dinosauri siamo diventati noi. Ma una cosa voglio dire: i vecchi” Dinosauri” mi hanno insegnato che la ricerca, la curiosità, l’esperienza, sono la base di questo lavoro e voler iniziare troppo giovani, senza esperienza sul campo, ma solo sui social non crea un lavoro ma fa bruciare le tappe e brucia dei talenti che sicuramente potrebbero svilupparsi in futuro.





