Dal Monte Fuji al Mugello: il sogno di Tatsuhiko, l’uomo che vuole far rinascere un antico vitigno giapponese in Toscana
Ci sono sogni che si infrangono. E altri che, proprio nel momento in cui sembrano finire, trovano una strada completamente diversa per realizzarsi.
La storia di Tatsuhiko Ozaki, per tutti semplicemente Tatsu, comincia ai piedi del Monte Fuji.
Da bambino guardava il cielo con gli occhi di chi immagina il proprio futuro tra le nuvole. Voleva diventare pilota di aerei di linea. Volare era il suo destino.
Poi, a soli ventidue anni, una visita medica cambiò tutto. Un’allergia, un valore fuori scala, ha spento i motori del suo sogno, gli chiuse per sempre la porta della cabina di pilotaggio.
Per molti sarebbe stata una sconfitta.
Per lui fu l’inizio di un viaggio ancora più straordinario.
Non verso il cielo, ma verso la terra.
Oggi Tatsu vive in Toscana, una regione che ha scelto come casa oltre tredici anni fa. E proprio qui, tra le montagne dell’Alto Mugello, sta dando vita a un progetto che unisce due culture millenarie attraverso il linguaggio più universale che esista: quello della vite.
A Firenzuola, a oltre settecento metri di altitudine, dove il paesaggio racconta soprattutto di pascoli, castagni e antiche tradizioni contadine, Tatsu sta tentando qualcosa che molti considererebbero impossibile: coltivare il Koshu, uno dei più antichi vitigni del Giappone.
Un’idea che va ben oltre la produzione di vino.
È un progetto di memoria. Di identità.
Di dialogo tra Oriente e Occidente.
Il Koshu rappresenta una parte importante della cultura enologica giapponese. Secondo gli studi genetici, questo vitigno sarebbe arrivato nell’arcipelago oltre mille anni fa percorrendo la Via della Seta, conservando nel proprio DNA profonde radici europee. È quasi come se, dopo secoli di storia, quel vitigno stesse oggi cercando di ritrovare una parte delle proprie origini.
Per questo Tatsu non ha scelto il Mugello per caso.
Ha studiato il territorio come farebbe un ricercatore. Ha attraversato la Toscana osservando suoli, scavando terreni, misurando escursioni termiche e analizzando il drenaggio naturale delle colline. Cercava un luogo che potesse offrire al Koshu qualcosa che il clima giapponese spesso gli nega: estati asciutte, notti fresche e un equilibrio capace di preservarne eleganza, acidità e profumi.
Quel luogo lo ha trovato a Puligno, nel comune di Firenzuola.
Un angolo d’Appennino dove il vento, la pietra calcarea e l’altitudine sembrano aver creato un habitat sorprendentemente adatto a questa varietà tanto rara quanto delicata.
«Qui le condizioni ideali di suolo e clima- afferma Tatsu –Il progetto è ancora agli inizi, c’è molto da fare e da investire», ma racconta già una straordinaria storia di perseveranza.
Su un terreno rimasto incolto per decenni stanno prendendo forma migliaia di nuove viti coltivate secondo principi biodinamici. Accanto a una prestigiosa selezione di Pinot Nero proveniente dalla Borgogna, Tatsu ha piantato le prime barbatelle di Koshu, recuperate con pazienza attraverso collezionisti, innesti e anni di ricerca.
Ogni pianta rappresenta una piccola vittoria. Ogni filare racconta una sfida.
Perché la terra, a differenza del mondo moderno, non conosce scorciatoie. Chiede tempo, dedizione e fiducia. La prima bottiglia di Koshu italiano potrebbe arrivare solo nel 2029, ma chi lavora la terra sa che l’attesa fa parte del raccolto.
E forse è proprio questo l’aspetto più affascinante della storia di Tatsu.
Non sta semplicemente cercando di produrre un vino. Sta costruendo un ponte.
Un ponte tra il Monte Fuji e gli Appennini. Tra la cultura giapponese e quella italiana.
Tra il rispetto quasi sacrale che il Giappone nutre per la natura e la straordinaria tradizione vitivinicola della Toscana.
Questo sogno ha un nome, si chiama «La vigna del vento» e si può anche supportare attraverso la piattaforma di donazioni Eppela (qui il link).
«Il mio sogno è ancora a metà strada», Tatsu racconta così la sua storia ed il progetto, ad Appennino 365 “…come un sogno, l’idea di impiantare in questo luogo un vitigno millenario giapponese, documentato almeno dal 1200, che nasconde un segreto nel suo Dna,e rivela una profonda parentela con la vitis vinifera europea”.
In Giappone, il koshu soffre per le troppe piogge, che ne gonfiano i grappoli diluendone il mosto.
Di giornoTatsu lavora tra i filari, curando con passione la sua vigna; la sera, invece, mette a disposizione la sua esperienza come sommelier in locali di Borgo San Lorenzo, accompagnando i clienti alla scoperta del mondo del vino.
Servono 30mila euro, aggiunge Ozaki: « Una parte del terreno è già impiantata e predisposta per un allevamento ad alberello, senza filari, da trattare solamente a mano senza l’ausilio di trattori e macchine agricole, ma l’altra metà è ancora incolta e selvaggia. Per completare la coltivazione e rendere la vigna produttiva al 100%, ho bisogno di aiuto. Coltivare a queste altezze è un atto di agricoltura eroica e richiede investimenti strutturali importanti».
I fondi serviranno per l’acquisto delle nuove barbatelle di koshu e pinot nero e per l’installazione di una recinzione protettiva contro la fauna selvatica. Sarà inoltre necessaria una struttura di sostegno con pali in metallo per sorreggere le viti e resistere ai forti venti. Infine un purificatore per l’acqua del pozzo, essenziale per la filtrazione microbiologica.
«Sostenere questa campagna non significa solo piantare viti, ma rigenerare una terra dall’anima inespressa –aggiunge con emozione e occhi lucidi- Devolverò il 15% del ricavato della raccolta fondi direttamente al comune di Firenzuola.
Queste risorse non resteranno ferme, ma si trasformeranno in azioni concrete per il nostro futuro: una parte del fondo finanzierà un concorso fotografico dedicato agli scorci più suggestivi del nostro territorio, per raccontare a tutti la nostra identità. L’altra parte servirà per lo sviluppo delle attività scolastiche locali, per garantire strumenti e opportunità migliori proprio qui, dove crescono le nostre radici».
Il Koshu, lo ricordiamo, è coltivato quasi esclusivamente in Giappone. Al di fuori del Giappone, il Koshu è rarissimo: qualche esperimento è stato fatto in Regno Unito e Stati Uniti.
Anche la gastronomia entrerà a far parte di questo dialogo. Nelle intenzioni di Tatsu, il Koshu del Mugello accompagnerà piatti che uniranno ingredienti e tecniche dei due Paesi: preparazioni con miso, pesce, galletto, verdure e castagne, in un incontro che non vuole fondere le identità, ma valorizzarle.
In un tempo in cui il mondo sembra inseguire l’omologazione, la storia di Tatsuhiko Ozaki racconta l’esatto contrario.
Ci ricorda che l’innovazione può nascere dalla memoria.
Che il coraggio non consiste sempre nel fare qualcosa di nuovo, ma nel credere che qualcosa di antico possa avere ancora un futuro.
E che, a volte, il destino non ci porta dove avevamo immaginato di arrivare.
Ci porta semplicemente dove possiamo lasciare il segno.
Forse Tatsu non è mai diventato il pilota che sognava di essere.
Ma continua, ogni giorno, a far viaggiare le persone.
Non tra le nuvole.
Attraverso i profumi, i sapori e le emozioni custodite dentro un calice di vino.










