LA SCRITTURA, TALVOLTA, DIVENTA ARTE E OCCASIONE DI RIVINCITA SULLA VITA: questo è ciò è emerso quando Antonella Anniotti D’Isanto mi parlò per la prima volta dell’idea di pubblicare un libro su Gepi Faranda,ed il suo entusiasmo divenne il mio. Chiusa la telefonata mi rimase addosso una certa curiosità per questo personaggio e soprattutto per l’uomo che, come ricorda lei stessa, “decise di vivere secondo la propria verità, senza piegarsi ai destini scritti dagli altri”.
Ho conosciuto Antonella quando era la Presidente della delegazione toscana dell’Associazione Donne del Vino. Una donna che metteva passione nel suo lavoro tra i filari, attenta conoscitrice del vino e della terra. I vini prodotti dalla sua azienda avevano un’arma in più da spendere: la sua vitalità.
Poi, come accade spesso nella vita di una donna, c’è stata una frattura, come dice lei, un dover elaborare per rinascere. È proprio ai più forti che la vita mette davanti prove difficili e Antonella, con la sua Sicilia nel cuore e la Toscana tra le mani ha ripreso il cammino e lo ha fatto attraverso la scrittura.
“Gepi Faranda, non solo per i tuoi occhi” è un libro dedicato a un uomo che ancora una parte di Sicilia ricorda nelle sue vie e nelle sue piazze ma, per Antonella, questa scrittura è stata un atto di riconciliazione con la memoria e con la sua identità.
Antonella descrive così Gepi Faranda:
“Un pilota siciliano precursore della donazione degli organi in un’epoca in cui il tema era quasi sconosciuto. La sua breve vita è diventata un simbolo di coraggio: la capacità di dare tutto, anche se stessi, per qualcosa in cui si crede. Morto a trentuno anni – in un pauroso incidente durante una gara automobilistica sull’autodromo di Modena – oltre che pilota è stato inventore e preparatore di auto da corsa, in circa otto anni tra il 1952 e 1959 ne ha preparate quattro; tre sono ancora visibili e una di queste la “Junior Faranda” continua a partecipare alle gare delle auto d’epoca. Gepi ha vissuto la sua vita con uno spirito libero, in contrasto con i disegni della famiglia che lo voleva con un titolo accademico e un impegno politico come da tradizione familiare. Lui invece ha scelto di allontanarsi dal confortevole e agiato stile di vita familiare per inseguire i suoi sogni: la meccanica, la velocità e l’innovazione. All’obitorio, nella tasca della sua tuta, fu ritrovato un testamento scritto il 24 dicembre 1957, nel quale donava il suo corpo alla scienza, gli occhi alla medicina e ne autorizzava il trapianto. Un gesto straordinario per l’epoca, e nel 1960, alla sua tragica fine, due persone hanno acquisito il dono della vista.”
Se il libro su Gepi Faranda è stato un omaggio che Antonella D’Isanto ha voluto fare ad un personaggio che, come lei, aveva deciso di non arrendersi e di rimanere fedele a ciò che sentiva di essere, è stato anche il suo biglietto da visita per la rinascita.
Oggi questa donna forte porta avanti percorsi di formazione e continua a scrivere. Lo fa con la pulizia morale e l’impegno che le sono propri tanto che, il suo secondo lavoro “Ricordi ad alto contenuto alcolico”, è salito nella terna dei vincitori di un prestigioso premio letterario.
“Il vino come metafora dell’esperienza, del tempo che affina, del dolore che può diventare profondità – dice Antonella – Il cambiamento non è mai una sconfitta. È una vendemmia diversa, più interiore, dove ogni parola è un chicco d’uva che racchiude la memoria di ciò che siamo stati: non molliamo ci strizzano e viene fuori il prodotto di ciò che possiamo ancora diventare.”
Non ho ancora letto questo suo secondo lavoro ma sono sicura che non ci deluderà, perché chi scrive con la verità del cuore porta avanti un messaggio che tutti, nel profondo, ricercano.







