Diego Vollaro: la pop art che racconta lo sport

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Diego Vollaro: la pop art che racconta lo sport

Lo sport, per Diego Vollaro, è solo uno dei punti di partenza di un articolato viaggio tra simbolo, colore e metafora. Romano, classe 1977, laureato in Giurisprudenza, Vollaro porta nella pittura la precisione di un approccio legale trasformandola in un linguaggio di pop art. Dal 2008, anno del suo esordio alla collettiva “NUA” al Circolo degli Artisti di Roma, mescola colori fluo, superfici materiche e un segno grafico deciso, trasformando icone quotidiane e simboli contemporanei in metafore visive della vita moderna.

Dal pattinaggio artistico su ghiaccio al football, dalla scherma al lancio del giavellotto, Diego Vollaro costruisce una grammatica visiva della resilienza, radicata nella pop art contemporanea e nella street art.
Ogni gesto diventa racconto, ogni simbolo apre uno spazio di riflessione: l’arte di Vollaro invita a guardare la vita con occhi nuovi, tra disciplina, fragilità, ironia, poesia, trasformando il quotidiano in metafora universale, giocando con colori, forme e simboli in puro stile pop.

DVollaro No Pain No Gain

Per me lo sport non è solo gesto atletico, è racconto,” spiega Vollaro. “Il corpo diventa simbolo di disciplina, desiderio e fragilità. Amo le suggestioni della street art capace di descrivere la società attraverso immagini immediate e potenti.”

Il peso invisibile della vittoria

Nella sua opera “No Pain No Gain”, creata durante le Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, è rappresentata una pattinatrice artistica su ghiaccio, sospesa sui cerchi olimpici, che porta sulle spalle una medaglia in oro sormontata da un imponente elefante. 

 Cosa rappresenta l’elefante?

In quest’ opera non viene semplicemente celebrata, in maniera retorica. la vittoria sportiva, bensì quello che vi è dietro: l’eccellenza raggiunta attraverso una invisibile fatica accumulata negli anni.
L’elefante rappresenta quel peso nascosto fatto di sacrificio, pressione, dolore ed aspettative che ogni atleta porta costantemente con sé durante la propria carriera agonistica. La medaglia è il risultato ma la vera protagonista del quadro è la strada, spesso in salita, che porta ad essa”.

Forza femminile tra ironia e quotidianità

Con la sua opera “Momentum”, lei trasporta la tensione atletica in casa: una donna brandisce un aspirapolvere come fosse un giavellotto.

Come nasce l’idea di trasformare un gesto domestico in performance?


Risposta:Ogni azione quotidiana può diventare simbolo di forza. Ho voluto raccontare la disciplina e la determinazione anche nei gesti invisibili della vita di tutti i giorni. In questa mia rappresentazione, la routine diventa gesto di potere, resilienza e autodeterminazione”.

Ironia e poesia nello sport

Nella sua opera “The Catch of Love”, il football americano mette da parte la propria natura combattiva, lasciando spazio ad un gesto romantico: un giocatore in tuffo afferra non un pallone ma una pillola con scritto “LOVE 1000 mg”.

Che messaggio vuol dare?

“Dinanzi a ciò che ritiene importante e prioritario nella propria vita, ogni persona può trasformarsi in un giocatore di football mettendo la stessa forza, determinazione e grinta con la quale un professionista della NFL gioca una partita decisiva.”

Ribaltare il conflitto in armonia

“Petal Strikes”, è il titolo della sua opera dedicata alla scherma, dove trasforma la competizione in dialogo: le punte delle sciabole diventano rose colorate e la tensione si scioglie in coreografia emotiva.

Perché sostituire le punte con dei fiori?


Ho voluto trasformare la scherma in un linguaggio di armonia e colore dove il gesto diventa espressione di energia, eleganza e creatività.” 

Lei che rapporto hai con lo sport nella vita reale?


Ho sempre praticato lo sport fin da bambino. Lo sport è una perfetta metafora della vita, fatto di condivisione, rispetto, cadute, risalite, vittorie. Amo osservare ogni gesto atletico, la tensione tra forza e controllo, e tutto questo mi ispira a trasformarlo in metafora visiva. Anche chi non pratica sport può intuire la fatica, il sacrificio, la concentrazione che ci sono dietro ogni gesto di un atleta.”

Al di là del gesto sportivo, cosa vuole trasmettere con questo suo ciclo opere?


 “Voglio mostrare come forza e vulnerabilità convivano, in pari misura, anche nel corpo e nella mente di atleti preparati per competere ai più alti livelli. Che la disciplina, in ogni ambito della vita, non esclude l’emozione e che anche i più semplici gesti quotidiani possono diventare poesia. Le mie opere descrivono ciò che spesso resta invisibile: quel lato umano fatto di emozioni, paure ed incertezze che accumuna anche gli atleti più vincenti a tutti noi. Vorrei che chi osserva le mie opere percepisca energia, empatia e una sorta di leggerezza consapevole, vivendo un’esperienza emozionale anche nei contesti più seri o complessi.”

 

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