La statua del piccione sulla High Line rischia di essere rimossa: una petizione chiede di salvarla.
Dal suo posizionamento nell’ottobre 2024, Dinosaur, l’enorme piccione iperrealistico installato lungo la High Line, è diventato molto più di una semplice opera temporanea. Collocata nel tratto affacciato tra la Decima Avenue e la 30ª strada, a Manhattan, la scultura — alta circa cinque metri — domina lo spazio sopraelevato del parco, instaurando un dialogo diretto e immediato con la città sottostante.
Iván Argote è il primo artista Plinth proveniente dal Sud del mondo, e il più giovane finora. Il suo lavoro di artista e regista è fortemente incentrato su questioni di giustizia sociale e processi storici, a volte ispirato dalla sua infanzia a Bogotà, cresciuta in una famiglia con una lunga tradizione di attivismo politico e sociale, dagli anni ’50 a oggi.
La forza dell’installazione di Dinosaur sta proprio nella sua presenza fisica e simbolica: un animale comunissimo, spesso ignorato o considerato marginale, viene ingigantito e posto all’altezza dello sguardo, trasformandosi in un punto focale del percorso. La scelta del luogo non è neutra: la High Line, inaugurata nel 2009 e visitata ogni anno da milioni di persone, è uno dei principali laboratori di arte pubblica contemporanea a New York, e Dinosaur sfrutta pienamente questa vocazione, inserendosi nel flusso quotidiano di residenti, turisti e lavoratori.
Dinosaur, come i piccioni che l’hanno ispirato, testimonia l’evoluzione della città e ci mette di fronte al nostro rapporto in continua evoluzione con il mondo naturale e i suoi abitanti. Le creature spesso trascurate e derise che sembrano sovrappopolare la città arrivarono per la prima volta negli Stati Uniti attraverso l’Europa, probabilmente nel XIX secolo. Furono allevati come animali domestici e utilizzati soprattutto come affidabili portatori di messaggi. I piccioni hanno un GPS interno, noto come “homing”, che permette loro di ritrovare sempre la strada di casa. Questa capacità un tempo rese questi uccelli indispensabili in guerra: servirono come messaggeri militari sia nella Prima che nella Seconda Guerra Mondiale, salvando la vita a centinaia di soldati trasportando rapidamente messaggi sia nelle trincee che in prima linea. Molti di questi piccioni ricevettero onorificenze al valore e furono celebrati come eroi di guerra, prima che la tecnologia li rendesse obsoleti.
In poco tempo, il piccione è diventato un vero landmark informale. Fotografato, condiviso sui social, citato in meme e iniziative spontanee — come un concorso di imitazione dei piccioni organizzato nei dintorni — l’animale monumentale ha finito per incarnare un’immagine ironica ma affettuosa della città. Come i carretti degli hot dog o i gatti delle bodegas, il piccione è parte integrante dell’immaginario urbano newyorkese, e la sua monumentalizzazione ha reso evidente quanto questi simboli “minori” siano in realtà centrali nell’esperienza quotidiana dello spazio pubblico.
L’installazione, tuttavia, è sempre stata concepita come temporanea. Dopo circa 18 mesi di permanenza, la rimozione è prevista per la primavera del 2026, in linea con la programmazione curatoriale della High Line, che prevede una rotazione periodica delle opere. Al suo posto dovrebbe arrivare una nuova installazione: una statua del Buddha in arenaria alta circa otto metri, firmata da Tuan Andrew Nguyen.
L’annuncio della rimozione ha però riacceso il dibattito, soprattutto online. In risposta, è nata una petizione su Change.org, promossa da Brett Tulip, che invita la High Line, il Dipartimento dei Parchi di New York e i partner coinvolti a valutare un’estensione dell’installazione o una sua trasformazione in opera permanente. Secondo i promotori, eliminare Dinosaur significherebbe privare la città di un’opera che, in tempi rapidissimi, è riuscita a radicarsi nell’esperienza collettiva e a ridefinire un tratto del paesaggio urbano.
Al momento, la petizione ha raccolto poco meno di cento firme. Un numero ancora contenuto, ma sufficiente a testimoniare come questa installazione — nata per essere effimera — abbia superato il suo ruolo iniziale, trasformandosi in un simbolo riconoscibile e, per molti, ormai indispensabile della High Line.






