La mostra “Le Montagne Incantate” di Michelangelo Antonioni è stata l’occasione per parlare con Enrica Fico Antonioni, poliedrica artista e moglie del regista che è stato uno dei più grandi maestri della storia del cinema mondiale.
La mostra curata da Matteo Pacini, ideata nel trentennale del rifugio degli animali a Semproniano (GR) e per la nascita della Fondazione Animanatura ETS, ha visto esposte anche opere di Enrica Fico Antonioni e di Francesca De Mai.
Tutto è partito da un giovane leone arrivato all’inizio di quest’anno dall’Albania che ha trovato casa nel cuore della Maremma toscana, presso Animanatura Wild Sanctuary di Semproniano.
“Non avrei mai pensavo di innamorarmi di un leone – racconta Enrica Fico – ho subito associato il suo sguardo a quello di Michelangelo per bellezza, intensità, fierezza, uno sguardo magnetico che ogni volta mi colpisce e mi delizia.”
È stata proprio Enrica Fico Antonioni a riconoscere nel giovane leone, Mihal, una particolare intensità espressiva, una qualità dello sguardo e della presenza che le ha evocato, per sensibilità e tensione, il suo compagno.
Tutti conosciamo Michelangelo Antonioni come il registra che ha cambiato il modo di raccontare le storie sul grande schermo, poco sappiamo delle sue opere pittoriche e materiche.
Come nasce questa mostra?
Negli anni 70 quando io dipingevo, Michelangelo guardava me e i miei amici con una certa ammirazione. Per fare un’ opera si lavora da soli e in solo giorno può essere finita. Per fare un film ci vuole tempo e molte persone, è un lavoro che richiede un grosso impegno.
Durante il passaggio dal bianco e nero al colore, Michelangelo aveva iniziato a dipingere di vari colori dei cartoncini cotonati, per accostarli, per entrare dentro al colore per il suo film “Deserto Rosso” (1964). Quando li abbiamo ritrovati, ha iniziato a spezzarli e a fare dei piccoli collage. Poi li ha fotografati affinché il colore si sfumasse e lo sguardo potesse entrare dentro, ampliando la visione. Sono opere molto belle, nel suo stile che, come Buonarroti, lavorava la materia fino a togliere il superfluo e arrivare all’essenza. La mostra “Le Montagne Incantate” nasce da queste sue opere.
Che rapporto ha Enrica Fico con gli animali?
Ottimo! Quando incontro un animale, per esempio in questo periodo mi capita di incontrare le volpi, mi documento sul significato esoterico! Al centro di recupero, che ha aperto nel 2024 in Maremma, un territorio bellissimo dove l’arte è molto presente, siamo noi gli ospiti non gli animali, c’è talmente tanto spazio che non siamo noi che guardiamo gli animali ma loro che guardano noi.
Parliamo di Enrica Fico Antonioni. Chi era, chi è stata, chi è oggi.
Sono più ricca, ho avuto un’esperienza enorme, sono orgogliosa di quello che ho fatto. Ho avuto una famiglia interessante, studi a Brera, una formazione importante che mi ha permesso di dialogare con Michelangelo. Mi sento una donna privilegiata. Ancora oggi, tutti i santi giorni, io lavoro per lui, ma ora posso pensare con la mia testa, sono io. Ho impararlo tutto da lui e sono sicura che è stato il destino. Io non avrei avuto il coraggio di scegliere ma non mi sono tirata indietro. Io oggi sono l’ultima testimone e ogni giorno c’è chi cerca un libro, chi chiede informazioni su Michelangelo, poi seguo lo Spazio Antonioni, un museo permanente interamente dedicato alla vita e alle opere a Ferrara, la sua città natale.
L’arte cosa rappresenta per te?
Io chiedevo a Michelangelo: “Cosa farò quando tu non ci sari più?” E lui mi vedeva al lavoro come artista perché l’arte è una grande consolazione, ti prende e di rende. È una grande consolazione…con tutto il disfacimento che ci contorna.
Oltre alla mostra di Semproniano stai curando altre esposizioni?
Sì, stiamo preparando una mostra a Parigi, dove è molto amato ma non conosciuto per le sue pitture. Una mostra diversa da “Le montagne incantate” perché saranno esposte opere differenti, piene di colore. Dal 2001 al 2007 Michelangelo aveva ripreso a dipingere ma in altra maniera. “Le montagne incantate” hanno dietro il pensiero intellettuale che lo accompagnava mentre queste opere sono astratte, perché amava molto la pittura astratta come anche il Futurismo. Sono opere senza retropensiero. Nonostante non muovesse più la mano, lui faceva il segno e i suoi assistenti mettevano il colore dove lui indicava. Sono stati anni felici, nonostante la malattia, anche divertenti, con tanti giovani intorno. Avevamo fatto anche una mostra in Piazza Di Pietra a Roma.
L’artista Enrica Fico oggi cosa fa?
Ho molto da fare e ho poco tempo per dedicarmi alle mie opere. Canto, suono il tamburo, mi prendo cura del giardino, dei miei cani, delle due case. Però i quattro quadri che ho esposto a Semproniano sono molto piaciuti e questo mi fa molto piacere. I miei lavori richiedono tempo perché dipingo con i petali dei fiori raccolti in natura, quindi li devo coltivare o “rubare” dai giardini o nei prati, poi li devo essiccare nelle presse e ottenere il colore giusto. Ho una vita più tranquilla ma sempre piena di impegni con due case da gestire, quella grande in Umbria piena della vita di Michelangelo e quella più piccola in Maremma, dove ci sono solo io.







