C’è un momento, impercettibile e sospeso, in cui il cavallo, lanciato nel suo galoppo, non tocca terra. È l’attimo che Eadweard Muybridge immortalò nel 1878, e che oggi diventa metafora di qualcosa di più grande: la possibilità di elevarsi oltre ogni limite, di vivere, anche solo per un istante, la libertà assoluta.
È da questa immagine che nasce lo spirito di “Riding the Blue”, il progetto ideato dal dottor Leonardo Zoccante, neuropsichiatra infantile dell’ULSS 9 Scaligera, e cuore pulsante di una Fieracavalli che guarda sempre più all’inclusione, alla cura e alla rinascita.
Quest’anno, il percorso si apre con “Oltre il suolo”, un viaggio artistico curato da Anna Lisa Ghirardi, che intreccia materia, mente e movimento.
Nella hall di Palazzo Uffici, la mostra “Good Use of My Bad Health” di Claudia Amatruda racconta la fragilità come forza generativa: opere che sembrano respirare attraverso l’acqua, lasciando affiorare la bellezza del limite e la sua potenza trasformativa.
Nel Padiglione 4, invece, “Rise Again. Paralympic Games” di Emanuele Broli e Laura Predolini cattura lo spirito dei giochi paralimpici — il coraggio, la tenacia, la rinascita che si imprimono nei gesti degli atleti come un inno silenzioso alla vita.
Camminando tra gli spazi di Veronafiere, si percepisce lo stesso battito: quello che unisce uomo e cavallo in un linguaggio universale fatto di fiducia, respiro e ascolto.
È il linguaggio che ha cambiato la vita di Beatrice Tambini, campionessa regionale di paradressage, e di Ivan Mattei, trentaduenne con emiparesi spastica che in sella ha trovato un orizzonte nuovo.
Beatrice, con il suo cavallo maremmano, ha superato ogni pronostico medico; Ivan ha trasformato la fatica in energia, la disciplina in libertà, raggiungendo traguardi che parlano di dignità e riscatto più che di medaglie.
Emozioni che si ritrovano nelle storie e nei progetti sociali che Fieracavalli – in programma a Veronafiere fino a domenica 9 novembre – sostiene e ospita ogni anno all’interno del quartiere fieristico, così da accendere i riflettori su realtà in grado di mostrare il potere del cavallo di unire, sostenere e trasformare profondamente la vita delle persone con cui entra in contatto.
Eppure, il potere del cavallo non si manifesta solo nella competizione.
A volte basta uno sguardo, una carezza, la semplice vicinanza a quell’animale che sembra custodire un’antica saggezza.
Lo sa bene Isabella, referente degli Sbandieratori e Musici di Borgo San Martino di Saluzzo, una delle poche realtà italiane che insegna la disciplina anche a giovani con disabilità.
«Essere a Fieracavalli per noi è fondamentale», racconta. «Qui i ragazzi imparano a sentirsi parte di un gruppo, a esprimersi, a fidarsi. Il cavallo non giudica, accoglie. È un maestro silenzioso che insegna l’ascolto e la presenza».
Da queste storie nasce Healthcare & Leisure, una nuova area della manifestazione dedicata al benessere psico-fisico e alla relazione uomo-animale.
Uno spazio dove adulti e bambini possono scoprire come il contatto con il cavallo, con l’asino, o anche solo con l’ambiente naturale, diventi occasione di equilibrio e crescita.
Qui trovano posto i progetti di Aria Aperta e di HOltre, ma anche il nuovissimo Accademia Fieracavalli-USA, un programma esperienziale nato dalla collaborazione tra Michele Marconi, psicologo dell’Ospedale Santa Giuliana, e Giuliana Marple, docente all’Università dello Utah.
L’obiettivo: insegnare un nuovo modo di “vedere” il cavallo, non solo come animale o atleta, ma come specchio dell’essere umano e compagno di un percorso di consapevolezza.
Ogni giorno, alla 127ª edizione di Fieracavalli, il pubblico può seguire le esibizioni di paradressage, la disciplina che permette a cavalieri con disabilità motorie di esprimere talento a cavallo.
Ivan Mattei è uno degli atleti presenti ogni giorno dalle 13 alle 14 nell’area A, e ha raccontato la sua esperienza in questi primi due giorni a Fieracavalli: adrenalina, tensione ma un grande senso di libertà.
“È stata un’esperienza davvero emozionante, perché mi ha dato l’opportunità di mostrare il paradressage in uno dei palcoscenici più importanti d’Italia. Spesso questa disciplina viene vista come di nicchia, una sottodisciplina del dressage, quindi è bello poterle dare maggiore visibilità. Ringrazio Fieracavalli per averci offerto questa opportunità. All’inizio ero un po’ teso, ma vedendo il pubblico e gli amici venuti a sostenermi mi sono rilassato. Montare e partecipare a queste esibizioni mi ha trasmesso un grande senso di libertà e appartenenza a una vera comunità. Anche se mi concentro principalmente sulle gare, questi momenti più liberi permettono di esprimersi senza schemi e sono davvero preziosi.”
Ogni passo, ogni respiro, ogni sguardo di questi cavalli sembra ricordare che la libertà non è un traguardo, ma un istante: quello in cui, proprio come nel galoppo di Muybridge, si riesce a staccarsi da terra — e, anche solo per un attimo, a volare.










