Gaeta: Ulisse incontra la Pop Art al Castello con Crossing Shift

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Tra Ulisse e la Pop Art: al Castello di Gaeta il viaggio continua con Crossing Shift

In queste settimane il nome di Ulisse è tornato al centro dell’immaginario collettivo. Il rinnovato interesse per l’epopea omerica invita a riscoprire i luoghi che la tradizione lega al suo viaggio e rende la Riviera di Ulisse una meta ancora più affascinante per un itinerario estivo. Tra questi, Gaeta rappresenta uno dei luoghi simbolo, capace di coniugare storia, paesaggio e cultura.

Ed è proprio qui che una visita può trasformarsi in un’esperienza ancora più ricca grazie a Crossing Shift, la mostra ospitata fino al 26 luglio 2026 nella suggestiva Cappella di San Teodoro, all’interno del magnifico Castello Angioino di Gaeta, oggi sede dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale.

L’esposizione, curata da Gina Ingrassia e Deirdre MacKenna, mette in dialogo le opere di Eduardo Paolozzi, tra i padri della Pop Art britannica, con quelle di Gian Mario Conti, Roberto Franchitti ed Elaine Shemilt. Un confronto artistico che coinvolge quasi cinquanta opere e che utilizza il linguaggio dell’arte contemporanea per riflettere sui grandi temi della memoria, della trasformazione e della libertà.

Ma sarebbe riduttivo considerarla soltanto una mostra dedicata alla Pop Art. Il vero protagonista è infatti il luogo che la ospita. Il Castello Angioino, per decenni simbolo di reclusione e controllo, oggi vive una profonda metamorfosi, diventando uno spazio aperto alla ricerca, alla cultura e al dialogo. È proprio questo passaggio che dà il titolo all’esposizione.

Crossing significa incrocio: l’incrocio delle sbarre delle antiche celle, quello delle croci della Cappella di San Teodoro, ma anche quello dei percorsi umani e artistici dei quattro protagonisti della mostra.

Shift, invece, racconta la svolta. È il cambiamento radicale che trasforma un luogo di chiusura in uno spazio di condivisione, conoscenza e libertà. Una trasformazione che non riguarda soltanto il Castello, ma che diventa metafora dell’esperienza artistica stessa. L’arte, infatti, possiede la capacità di modificare lo sguardo dell’individuo, di cambiare prospettiva, di aprire nuove possibilità di interpretazione della realtà.

La figura di Eduardo Paolozzi assume un significato particolare in questo contesto. Figlio di emigrati italiani in Scozia, internato durante la Seconda guerra mondiale, Paolozzi ha trasformato nelle sue opere il trauma della guerra, dello sradicamento e della memoria in una continua tensione tra frammentazione e ricostruzione, anticipando molti dei temi che ancora oggi attraversano la società contemporanea.

Con lui dialogano le opere di Gian Mario Conti, che riflettono sulle prigionie psicologiche e sociali dell’uomo contemporaneo, indicando però sempre la possibilità di una rinascita; Elaine Shemilt, che attraverso la memoria restituisce voce alle tracce invisibili lasciate dalla storia sui corpi e nei luoghi; e Roberto Franchitti, le cui sculture nate da materiali di recupero raccontano la rigenerazione e la possibilità di una nuova vita.

Anche l’allestimento diventa parte integrante del racconto. Le strutture espositive realizzate in tubi zincati evocano l’universo della fabbrica, del lavoro, dell’emigrazione e delle trasformazioni industriali del Novecento, instaurando un intenso dialogo con la pietra medievale del Castello e contribuendo a costruire una narrazione coerente tra memoria e futuro.

L’iniziativa, promossa dall’Associazione Cultura è Libertà, con il patrocinio dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale e la collaborazione del Comune di Viticuso e del Museo Pop Art Paolozzi, si inserisce nelle attività di valorizzazione del patrimonio storico e artistico promosse dall’Ateneo, confermando il Castello come luogo privilegiato di produzione culturale e di incontro tra ricerca, arte e comunità.

Il finissage, in programma sabato 25 luglio alle ore 19.30, offrirà un’occasione speciale per vivere la mostra in modo ancora più coinvolgente. La curatrice Gina Ingrassia guiderà un originale “Reading per arpa e armonica a bocca”, accompagnato dalle musiche originali di Gian Mario Conti, con le voci narranti della stessa Ingrassia e dell’artista Roberto Franchitti. A seguire, un talk aperto al pubblico, curato da Luca Palermo, permetterà di approfondire temi, suggestioni e significati del progetto espositivo.

Per chi sta programmando una visita nella Riviera di Ulisse, magari sulle tracce dell’eroe omerico che oggi torna a ispirare il grande pubblico, questa mostra rappresenta un motivo in più per fermarsi a Gaeta. Non soltanto per ammirare uno dei castelli più affascinanti del Lazio, ma per vivere un percorso in cui il passato dialoga con il presente e in cui l’arte dimostra ancora una volta la propria capacità di trasformare i luoghi e, forse, anche chi li attraversa.

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