I SEGNI che restano. Dentro e fuori di noi.

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Ci sono segni che passano. E segni che restano. Quelli che troviamo sotto pelle, nei silenzi, negli sguardi che non abbiamo mai osato decifrare. E poi ci sono quelli che l’arte, con la sua urgenza di esistere, trasforma in forma, colore, materia.

È questo che accade a Massa, nel cuore elegante del Palazzo Ducale, dove il Salone degli Svizzeri si è fatto spazio vivo, sospeso tra luce e memoria.

La mostra “Segni”, curata da Filippo Papa, artista poliedrico e teorico dell’Holoperformance, la rassegna raccoglie le visioni di quattro autori internazionali, trasformando ogni opera in traccia esistenziale, in cui gesto e materia diventano linguaggio, resistenza, memoria, non è solo un’esposizione: è un invito. A fermarsi. A guardare. A ricordare.

Per Filippo Papa, la curatela non è solo selezione, ma atto performativo. «Ho pensato il percorso come una sequenza teatrale», racconta, «dove ogni opera si offre come scena, come preghiera o urlo. Il visitatore non guarda: partecipa, attraversa».

A curare l’organizzazione e la presentazione della mostra SEGNI, Emanuela Cordiviola, legata al mondo della cultura e della sua divulgazione. Poetessa e scrittrice, amante della bella parola, ha introdotto con maestria la kermesse a Palazzo Ducale, nella quale tanti e di pregio gli interventi, tra i quali: Marina Pratici, critico letterario, saggista e poeta. Fondatrice e Presidente di prestigiosi Premi Letterari Internazionali, e onoreficenze. 

Patrocinata dalla Regione Toscana, rappresentata alla inaugurazione dal Consigliere Giacomo Bugliani, nonchè come Presidente del Premio San Domenichino, ha ben ricordato il valore dell’arte e della cultura come leva di miglioramento sociale e individuale.

“Quattro artisti. Quattro traiettorie diverse. E un filo invisibile che li unisce: il bisogno di lasciare una traccia.” così ha voluto sottolineare Bugliani.  “C’è chi incide la tela come fosse pelle, chi stratifica emozioni, chi cerca l’eco del gesto primordiale, chi sussurra storie senza parole.”

Joan Josep Barceló, dalla Spagna, disegna riti antichi con la leggerezza dell’inchiostro e il peso della memoria.
Maria Giulia Cherubini, voce locale e potente, sfida la materia, la piega, la accarezza, ne raccoglie la resistenza.
Jona, alias Aldo Gallina, affida alla ciclicità dei simboli la mappa di una ricerca esistenziale che è di tutti. Le sue opere in Braille hanno già incantato il mondo. 
E Valente Cancogni, figlio di questa terra, tesse immagini che profumano di silenzio, tra astrazione e radici.

Non c’è un percorso da seguire, non c’è una direzione obbligata. Solo uno spazio da abitare. Con tutto quello che si è.
Perché i segni, quelli veri, si riconoscono così: non ti chiedono di capirli. Ti chiedono di sentirli.

Ad accogliere i visitatori, sono stati il sorriso discreto degli organizzatori, l’emozione palpabile del vernissage, la presenza silenziosa delle istituzioni e delle associazioni, tra cui l’Unione Ciechi e Ipovedenti, come a ricordare che l’arte non si guarda soltanto: si tocca, si ascolta, si vive.

“SEGNI” è un invito a rallentare, a vedere con altri sensi, a cercarsi dentro quei tratti, a riconoscersi nelle cicatrici che l’arte sa trasformare in stelle.

E mentre fuori la città scorre, dentro quelle sale ci si ritrova, forse, un po’ più vicini a sé stessi.
O almeno a quel frammento dimenticato che chiedeva solo una forma per farsi vedere.

The Gram Journal orgoglioso di essere stato media partner.


“Segni” – Mostra internazionale di arte contemporanea
📍 Palazzo Ducale di Massa
🗓 7–15 giugno 2025 | tutti i giorni 17:00–19:30
🎟 Ingresso libero

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