“Il Bacio come la Gioconda”: un’icona mondiale di Brera

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È un’immersione nel bello. Nel divino. Nell’infinito. Le sale della Pinacoteca di Brera costringono al silenzio. Per non essere sopraffatti. Bisogna procedere a passi felpati, ravvicinati, mistici. Minime torsioni del collo per non smarrire il senso del tutto.

Il Cristo morto di Mantegna, lo Sposalizio della Vergine di Raffaello, la Pietà di Giovanni Bellini. Capolavori che rimpiccioliscono il visitatore. Lo schiacciano. Lo scarnificano. Ne condizionano il respiro. I battiti del cuore.  Le funzioni vitali. Affatica procedere di stanza in stanza, con l’ossessione di aver trascurato un dettaglio irrinunciabile. Tutto è denso. Assorbe. Trasfigura.

L’ultima sala, prima dell’uscita. La folla si raduna intorno a un solo dipinto. Sorrisi. Schermi protesi. Sovrapposti. Selfie da angolazioni geometriche. Strategiche. La tentazione di sfiorare il quadro. Di avvicinarsi fin quasi a toccarlo. Tutti i giorni lo stesso rito. Da sempre.

Il Bacio di Hayez” è l’icona della Pinacoteca. Star di un firmamento che luccica. Un fenomeno difficile da comprendere. Impossibile da spiegare. Ci prova Angelo Crespi, direttore del museo dal gennaio del 2024. “Il Bacio è sempre stato un’icona – spiega – è datato 1859 e solo tre anni dopo Gerolamo Induno nel suo “Triste presentimento” che abbiamo collocato accanto al capolavoro di Hayez, ripropone il dipinto del pittore veneziano in un quadretto attaccato alla parete di un’angusta stanza in cui si trova una donna a significare quanto l’immagine fosse entrata nei cuori delle persone come simbolo del Risorgimento”.

Un punto di riferimento per i contemporanei che ha trascinato la sua fama fino ai giorni nostri. “È un brand senza che nessuno abbia fatto nulla per farlo diventare tale. Ha una forza espressiva che coinvolge, che travolge, cui non è possibile restare indifferenti, sebbene si sia persa la sua iniziale dimensione politica, rappresentando l’unione tra Italia e Francia nel momento che veniva unificato il nostro paese. All’interno della Pinacoteca ospitiamo capolavori di Caravaggio, Raffaello, Mantegna, ma nessuno viene qui solo per quei dipinti. Molti visitatori vengono proprio per il Bacio. Soprattutto i giovani. Potrei togliere una qualunque delle opere straordinarie che offriamo ogni giorno al nostro pubblico e paradossalmente nessuno si indignerebbe. Ma se non trovassero il Bacio ci sarebbe una rivoluzione. Ha tutte le carte in regola per diventare come la Gioconda, un’icona mondiale”.

Crespi annuncia una straordinaria opportunità che Milano offrirà ai visitatori della Pinacoteca a ottobre. “È nostra intenzione mettere uno accanto all’altro, sulla stessa parete, le tre versioni del Bacio attualmente esistenti. Il nostro e due dipinti di proprietà di collezionisti privati, un americano e un italiano. Il pubblico potrà confrontarli, osservarne analogie e difformità, gustarli tutti e tre contemporaneamente”. Un dato rafforza la convinzione che il capolavoro di Hayez sia percepito come un brand. Ogni giorno Crespi riceve richieste per lo sfruttamento commerciale del dipinto.

“Le valutiamo e prendiamo decisioni. Il denaro non è certo l’unico criterio che muove le nostre scelte. Non sono contrario a priori alla cessione dei diritti d’immagine del nostro capolavoro a fini commerciali. Ma non posso neppure svilirne il valore con operazioni non adeguate”. Una trattativa, nei mesi scorsi, è stata a un passo dal concretizzarsi.

“Una casa automobilistica era interessata a utilizzare il dipinto per una pubblicità. Avevamo anche fissato il prezzo: 200 mila euro. Ci siamo arenati sui dettagli”. Crespi chiarisce la sua idea di commercializzazione dell’arte. “Il problema non è tanto lo sfruttamento economico delle opere. Se mi offrono cinque milioni li accetto e riprogetto l’attività della Pinacoteca per i prossimi dieci anni. Ciò a cui bisogna stare attenti è però il tipo di sfruttamento. Per semplificare direi: il bacio per un gran film d’autore sì, per una pubblicità anche no”. Il direttore della Pinacoteca individua un limite nell’uso delle opere d’arte a scopi di marketing.

“I musei sono cattedrali laiche, non devono perdere l’aura sacra, pena svilire la loro funzione e il valore dei capolavori che mettono in mostra”. Una coppia si avvicina con circospezione al Bacio. Sorrisi densi d’imbarazzo. Palpabile. Evidente. Il ragazzo solleva il cellulare per scattare un selfie. La ragazza lo bacia. D’istinto. Controllano lo schermo.

Si abbracciano, raggianti. Sollevati.

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