Il mondo corre, ma l’informazione rischia di inciampare. Ne ho scritto e ne ho parlato spesso, anche nei miei libri, come l’ultimo UNPERFECT, presentato in Consiglio regionale toscano, occorre un cambio di passo nel mondo della Informazione. Che sia vera, seria e non Disinformante.
“La disinformazione è il primo passo verso la sdemocrazia” : la perdita progressiva di senso democratico, o un sistema che si allontana dai principi di partecipazione, trasparenza e verità.
Durante il convegno “L’evoluzione dei media d’informazione”, organizzato dal Sole 24 Ore per celebrare i suoi 160 anni, istituzioni e rappresentanti del settore hanno lanciato un allarme chiaro: la buona informazione è in pericolo.
L’era delle “pillole di verità”
Il Sottosegretario all’Editoria Alberto Barachini ha descritto un panorama inquietante:
“Dove cresce la ricerca di notizie sui social, diminuisce quella sui siti degli editori. È l’era della pillola di informazione, spesso non attendibile.”
A peggiorare il quadro, la tendenza a fidarsi delle sintesi generate dall’intelligenza artificiale:
“Solo 8 utenti su 100 vanno oltre la preview dell’AI. Gli altri si fermano alle quattro righe di sintesi, che non arrivano da fonti certificate.”
Tradotto: l’informazione veloce non è informazione. È un surrogato che toglie peso ai fatti e spazio al pensiero.
Alberto Barachini, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’Informazione e all’Editoria, ha sottolineato i rischi di un’informazione in pillole e ha poi parlato degli over the top affermando che “c’è un tema di concorrenza non perfettamente leale. Una sentenza della Corte Costituzionale americana ha stabilito che gli over the top non sono editori ma distributori di contenuto. Questo ha generato una ricaduta molto pesante sul tema del confronto tra editoria tradizionale e over the top perché in realtà sono considerati distributori di contenuti e quindi non hanno le stesse responsabilità etiche, a parte le stesse responsabilità fiscali, gli stessi oneri fiscali, ma non hanno le stesse regole deontologiche, non hanno gli stessi codici. Noi chiediamo un grande sforzo agli editori per chiedere l’applicazione di un codice etico.”
Anche sul fronte europeo, aggiunge Barachini, “bisogna cercare di creare quel ‘level playing field’ omogeneo tra chi produce e chi distribuisce informazione. Questa è l’era della distribuzione: conta di più di chi produce un contenuto ed è ovviamente pericoloso”.
Over the top, il Far West digitale
Barachini ha puntato il dito anche contro le grandi piattaforme — i cosiddetti over the top — accusandole di concorrenza sleale e assenza di regole etiche.
Non sono editori, ma distributori di contenuti, e per questo non rispondono alle stesse leggi deontologiche.
“Serve un codice etico comune. Oggi chi distribuisce ha più potere di chi produce: è un rischio enorme per la democrazia.”
Una carta d’identità per chi scrive
Il presidente FIEG Andrea Riffeser Monti ha proposto una misura concreta:
“Chi scrive sul web deve poter essere identificato. Serve una carta d’identità digitale. Solo così chi diffonde falsità potrà essere denunciato.”
Un passo necessario per ridare valore alla parola “responsabilità”, spesso dimenticata nel mare dell’anonimato online.
160 anni di fiducia
La presidente del Gruppo 24 ORE Maria Carmela Colaiacovo ha ricordato che l’autorevolezza non si improvvisa:
“Un’informazione economica di qualità non è un lusso, è un bene essenziale. Il Sole 24 Ore è diventato un patrimonio per il Paese.”
L’amministratore delegato Federico Silvestri ha sfatato il mito del “nessuno legge più i giornali”:
“Oggi la diffusione, se includiamo pirateria, rassegne e social, è cinque volte superiore rispetto al passato. Il problema non è la disaffezione, ma la mancanza di regole.”
Il giornalismo non si sintetizza
“Compiere 160 anni non significa guardare indietro, ma guardare meglio avanti”, ha detto Fabio Tamburini, direttore del Sole 24 Ore.
“I fatti vanno separati dalle opinioni. E le opinioni, se contrapposte, generano consapevolezza.”
Una lezione antica, ma più che mai urgente: il giornalismo non si sintetizza. Si verifica, si contesta, si approfondisce.
Informare per capire, non solo per sapere
Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha chiuso il convegno con un messaggio che riassume tutto:
“In tempi di incertezza, l’informazione serve a creare consapevolezza. Il Sole 24 Ore è un asset fondamentale proprio perché difende la libertà di stampa.”
Quando la fretta disinforma
Tra social, AI e velocità digitale, la verità rischia di diventare un accessorio opzionale.
Ma come ha ricordato Andrea Ceccherini dell’Osservatorio for Independent Thinking:
“Il giornalismo di qualità accende luci dove c’è ombra. La credibilità è l’unica moneta che non si può falsificare.”
E allora, la sfida del futuro non è solo tecnologica.
È etica, culturale e umana: saper distinguere tra chi scrive per informare e chi sintetizza per intrattenere.
Perché il mondo si può raccontare in quattro righe.
Ma la verità, no.
Il Direttore









