A San Gimignano “L’altra galleria” porta in mostra acquisizioni e opere mai esposte
San Gimignano è una città che sembra aver già raccontato tutto di sé. Le torri medievali che dominano il profilo urbano, le piazze che le hanno fatto guadagnare un posto tra i siti Patrimonio dell’Umanità, il paesaggio che da secoli ispira viaggiatori e artisti. Eppure, dietro l’immagine più iconica della città, esiste un’altra storia. Una storia fatta di opere recentemente acquisite, dipinti rimasti a lungo nei depositi dei Musei Civici, restauri, donazioni e documenti che oggi tornano a raccontare cinque secoli d’arte.
Nasce da qui “L’altra galleria. Acquisizioni e opere svelate dei Musei Civici di San Gimignano”, la mostra in programma dal 1° luglio 2026 al 28 febbraio 2027 al Complesso museale di Santa Chiara. Curata da Valerio Bartoloni, direttore dei Musei Civici, l’esposizione riunisce quasi novanta opere tra bronzi, maioliche, dipinti, disegni e grafiche databili dalla seconda metà del Quattrocento alla fine del Novecento.
Molte vengono presentate al pubblico per la prima volta, altre ritornano visibili dopo interventi di restauro; altre ancora testimoniano la crescita costante delle collezioni civiche attraverso una politica di acquisizioni che negli ultimi anni ha contribuito a completare e arricchire il patrimonio museale cittadino.
Un “altro” racconto della città delle torri
Fondata nel 1906 da Ugo Nomi, la raccolta dei Musei Civici di San Gimignano è il risultato di oltre un secolo di studi, ricerche e nuove acquisizioni. Ed è proprio questa evoluzione continua a essere al centro della mostra.
Il titolo, L’altra galleria, suggerisce infatti l’esistenza di un percorso parallelo rispetto alle collezioni permanenti. Un itinerario che amplia il racconto della città e accompagna il visitatore dalle origini del Museo Civico fino alla nascita della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, offrendo una lettura più articolata della storia artistica di San Gimignano.
Come sottolinea il curatore, le recenti acquisizioni non rispondono alla semplice volontà di aumentare il numero delle opere, ma alla necessità di colmare alcune lacune delle raccolte esistenti e proporre nuove chiavi di lettura. Un lavoro che coniuga tutela e valorizzazione e che restituisce visibilità a beni rimasti a lungo lontani dallo sguardo del pubblico.
Da Niccolò Cannicci a Pietro Annigoni, gli artisti che hanno interpretato San Gimignano
Il percorso si sviluppa attraverso cinque sezioni tematiche.
La prima, “Una raccolta eclettica. La Donazione Pacchiani”, presenta una selezione di bronzi e maioliche databili tra il XV e il XVIII secolo, entrate nelle collezioni grazie alla donazione di Fiamma Pacchiani, in continuità con una precedente raccolta familiare.
Segue “Tra Cinquecento e Settecento. La devozione popolare”, dedicata alle testimonianze della spiritualità cittadina. Tra ex voto dedicati a Santa Fina e dipinti di particolare interesse storico, emerge uno spaccato della vita religiosa e della devozione popolare che ha accompagnato per secoli la comunità sangimignanese.
Uno dei nuclei più interessanti è però quello intitolato “Più di un’Accademia. San Gimignano e i suoi interpreti tra Ottocento e Novecento”, dove la città viene raccontata attraverso lo sguardo degli artisti che ne hanno dipinto paesaggi, scorci e atmosfere.
Tra i protagonisti spicca Niccolò Cannicci, figura di primo piano della pittura toscana del secondo Ottocento, presente con sei opere. Tra queste, Guardianella di tacchini del 1887, scelta come immagine simbolo dell’esposizione.
Accanto a Cannicci trovano spazio Raffaele De Grada, Pietro Annigoni, Guido Peyron, Augusto Bastianini, Antonio Salvetti, Ugo Capocchini, Mino Maccari e Vincenzo Ciardo, insieme a cataloghi, lettere, riviste e documenti d’archivio che restituiscono il clima culturale che ha accompagnato la vita artistica della città tra Ottocento e Novecento.
La sezione “Genius Loci” è invece dedicata agli artisti sangimignanesi. Opere di Gaetano Lari, Garibaldo Cepparelli e Angiolo Martinucci riportano l’attenzione su figure ancora poco approfondite, ma fondamentali per comprendere il legame tra arte e territorio.
Quando San Gimignano guardava al contemporaneo
La mostra si chiude con “Revival Contemporaneo”, una sezione che rievoca la stagione espositiva avviata dal Comune di San Gimignano a partire dagli anni Settanta e la nascita della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea.
Qui trovano posto opere donate in occasione delle mostre temporanee organizzate nell’ultimo ventennio del Novecento da artisti come Ernesto Treccani, Sebastián Matta e Nunzio. Un nucleo che racconta una città capace di dialogare con il contemporaneo e di costruire, nel tempo, una collezione che oggi rappresenta una parte importante della propria identità culturale.
Manifesti, apparati grafici e materiali d’archivio restituiscono inoltre l’atmosfera di quella stagione, ricordando come la storia dei musei sia fatta non soltanto di opere, ma anche di incontri, mostre e relazioni che continuano a lasciare traccia.
Una collezione che continua a crescere
Al termine della mostra alcune delle opere esposte entreranno a far parte del percorso permanente dei Musei Civici, confermando la natura dinamica di una collezione che continua ad arricchirsi.
A settembre 2026 sarà pubblicato da Sillabe il catalogo della mostra, con testi di Valerio Bartoloni e Antonio Natali e schede affidate a diversi storici dell’arte. Da settembre a febbraio sono inoltre previsti incontri, visite guidate e approfondimenti dedicati ai protagonisti delle diverse sezioni.
Per chi conosce San Gimignano soprattutto per le sue torri, L’altra galleria offre l’occasione di soffermarsi su una storia meno evidente, ma altrettanto affascinante. Quella di un museo nato oltre un secolo fa e di una città che, senza smettere di custodire il proprio passato, continua ancora oggi ad aggiungere nuovi capitoli alla sua storia.









