Cosa resta di un poeta quando il tempo ha fissato le sue opere in una forma apparentemente definitiva? Nel caso di Mario Luzi, una delle voci più alte e complesse del Novecento italiano, resta un bagaglio fatto di carte, appunti, taccuini, agende. Materiali fragili e spesso invisibili al grande pubblico, ma decisivi per comprendere la genesi di una scrittura che ha attraversato il secolo.
Da questa intuizione nasce la mostra “Nel bagaglio di Mario… Gli scartafacci luziani del Gabinetto Vieusseux“, ospitata dal 21 gennaio al 27 febbraio 2026 presso l’Archivio Contemporaneo Bonsanti del Gabinetto Vieusseux, in via Maggio 42 a Firenze.
Curata da Simone Magherini, Riccardo Sturaro e Stefano Verdino, l’esposizione invita il visitatore a entrare nel laboratorio creativo di Luzi, mettendo al centro i materiali conservati nel Fondo Luzi dell’Archivio Bonsanti. Non un omaggio celebrativo, ma un’indagine ravvicinata sul fare poesia.
Come nasce una poesia
La prima sezione della mostra affronta una domanda tanto elementare quanto cruciale: come nasce una poesia? Attraverso taccuini, block-notes e fogli sparsi, il percorso ricostruisce il processo creativo di Mario Luzi, dalla prima annotazione fino alla pubblicazione. Ne emerge un lavoro lungo e complesso, fatto di riscritture, varianti, correzioni continue.
La poesia, per Luzi, non è mai un’epifania improvvisa, ma il risultato di una tensione costante verso una forma che resta sempre provvisoria. Gli “scartafacci” diventano così la prova concreta di un pensiero in movimento, di una scrittura che si costruisce per stratificazioni successive, senza scorciatoie.
Lo scrittore e l’uomo
Ma i quaderni di Luzi non raccontano soltanto il poeta al lavoro. Nella seconda parte della mostra affiora con forza la dimensione umana e civile dell’autore. Le pagine restituiscono tracce di un dialogo continuo con il mondo: l’arte, la spiritualità, l’impegno etico, la riflessione sulla giustizia e sulla pace.
Emergono anche amicizie e simpatie che disegnano una mappa culturale ampia e non scontata. Tra queste, quella per Fabrizio De André, definito da Luzi “artista della chanson”, segno di una sensibilità capace di riconoscere la poesia anche fuori dai confini della letteratura accademica. Gli scartafacci diventano così un luogo di incontro tra vita e scrittura, tra esperienza personale e responsabilità intellettuale.
Le liriche inedite
Il cuore più sorprendente dell’esposizione è la terza sezione, dedicata alla presentazione, per la prima volta assoluta, di sei liriche inedite di Mario Luzi. Composte nei suoi quaderni e mai pubblicate, queste poesie sono state individuate da Riccardo Sturaro nel corso delle sue ricerche dottorali.
Ogni testo è esposto in forma autografa, accompagnato dalla trascrizione e da una presentazione che ne chiarisce l’occasione di nascita. Si tratta di una scoperta di grande rilievo, non solo per gli studiosi ma per chiunque voglia avvicinarsi a un’opera che, a distanza di anni, continua a rivelare nuove profondità.
Il ruolo dell’Archivio
Lungo tutto il percorso, il ruolo dell’Archivio emerge con evidenza. Come sottolineano i curatori, l’Archivio non è un semplice deposito della memoria, ma una risorsa viva, capace di generare nuove prospettive di studio e di completare, talvolta, l’opera stessa di un autore.
In questo senso, l’Archivio Contemporaneo Bonsanti del Gabinetto Vieusseux si conferma un luogo centrale per la cultura italiana, uno spazio in cui la conservazione si intreccia con la ricerca e la divulgazione, rendendo accessibile un patrimonio di straordinario valore.
Ritratti, libri, oggetti
Ad accompagnare i materiali d’archivio, una ricca serie di ritratti di Mario Luzi realizzati da artisti e fotografi come Adriana Pincherle, Silvano Campeggi, Quinto Martini e Mario Francesconi. Le immagini contribuiscono a restituire la complessità di una figura che ha attraversato il Novecento mantenendo uno sguardo sempre vigile e interrogativo.
In mostra anche una selezione di libri luziani con dedica ad amici e interlocutori come Carlo Betocchi, Vasco Pratolini e Ottone Rosai, testimonianza di una fitta rete di dialoghi intellettuali. A chiudere il percorso, la celebre macchina da scrivere Olivetti di Luzi, concessa dal Centro Studi La barca di Pienza: un oggetto simbolico, che riporta la poesia a una dimensione concreta, quotidiana.
Un’eredità che parla al presente
Nel bagaglio di Mario non è solo una mostra su Mario Luzi, ma un invito a guardare la poesia nel suo farsi, nella sua fragilità e nella sua forza. È un’occasione rara per entrare in contatto con ciò che solitamente resta nascosto: le prove, i tentativi, le carte di lavoro.
Visitabile gratuitamente su prenotazione, la mostra offre al pubblico la possibilità di riscoprire un grande autore attraverso il suo bagaglio più intimo. Un bagaglio che, ancora oggi, continua a parlare al nostro tempo.












