Marino Marini a Pistoia: Palazzo Fabroni e la pittura segreta

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Una mostra che ribalta lo sguardo su un maestro del Novecento

C’è un Marino Marini che tutti credono di conoscere: lo scultore dei cavalli inquieti, dei cavalieri instabili, delle forme arcaiche attraversate da una tensione moderna. E poi c’è un Marino Marini meno frequentato, quasi laterale, ma non per questo meno radicale: il pittore.

È a questo volto meno esposto dell’artista che Pistoia dedica la nuova mostra Marino Marini: la pittura, inaugurata ieri negli spazi di Palazzo Fabroni, sede del Museo del Novecento e del Contemporaneo.

L’esposizione si inserisce nel più ampio progetto Pistoia Città di Marino, rafforzando il legame tra l’artista e la sua città natale, non in chiave celebrativa, ma critica e conoscitiva.

Valorizzare l’opera di Marino Marini anche durante la fase di manutenzione straordinaria di Palazzo del Tau significa mantenere attivo — e anzi rafforzare — il legame tra l’artista e Pistoia.

Come ha sottolineato il sindaco f.f.Anna Maria Celesti, questa esposizione non rappresenta una pausa, ma un rilancio: è infatti il primo risultato concreto del protocollo d’intesa siglato all’inizio di dicembre dai soggetti coinvolti nel progetto, un accordo che pone al centro la salvaguardia e la diffusione dell’eredità artistica di Marino Marini.

Questo evento rappresenta la prima concreta emanazione, il primo risultato visibile del protocollo d’intesa sottoscritto all’inizio di dicembre dai soggetti che danno vita a questo progetto, insieme alla Direzione regionale Musei nazionali Toscana del Ministero della Cultura, competente per la gestione dell’ex chiesa del Tau. Un’azione condivisa che mette al centro la tutela, la valorizzazione e la restituzione pubblica del patrimonio di Marino Marini, riaffermando il ruolo di Comune di Pistoia come protagonista attivo di una strategia culturale di lungo periodo.»

Sulla stessa linea il presidente della Fondazione Marino Marini, Andrea Niccolai, che ha parlato di una nuova fase per l’istituzione: una ripartenza fondata su una rinnovata collaborazione con il Comune di Pistoia e la Fondazione Caript, con l’obiettivo condiviso di rafforzare l’identità di Pistoia come Città di Marino. In attesa della riapertura di Palazzo del Tau, le opere dell’artista tornano così a essere fruibili e a dialogare con il pubblico grazie a questa mostra «pensata per riportare l’attenzione su un versante meno noto della sua produzione — quello pittorico — a lungo rimasto in secondo piano rispetto alla scultura. L’esposizione dedicata a Marino pittore offre una selezione emozionante dell’opera pittorica talvolta trascurata e dimenticata per la più celebrata opera scultorea. Del resto Marino stesso diceva che la sua ispirazione nasceva dal colore e dal colore nasceva la forma e ciò spiega l’intima connessione tra la sua pittura e la sua scultura. In attesa che il Palazzo del Tau torni ad essere visitabile queste opere potranno tornare a vivere e ad essere apprezzate. E’ grazie al loro lavoro intenso ed attento che l’esposizione si è potuta realizzare. Un sentito ringraziamento al nostro direttore Simone Martini e alla direttrice dei Musei Civici Elena Testaferrata. »

«Marino Marini ha “cercato nel colore l’inizio di ogni idea che doveva divenire qualcosa” – ricorda l’assessore alla Cultura del Comune di Pistoia Benedetta Menichelli –. Ecco perché questo allestimento temporaneo di dipinti dell’Artista, realizzato con la misura di chi non fa proclami, segna l’avvio di un vero e proprio progetto di sviluppo culturale condiviso intorno al patrimonio di opere e documenti di cui Pistoia dispone. Al suo interno l’Amministrazione Comunale torna convintamente a fare la sua parte, prima di tutto aggiornando il ruolo del Centro di Documentazione come sezione specializzata del Museo del Novecento e del Contemporaneo di Palazzo Fabroni nella rete dei Musei Civici pistoiesi.»

«Attraverso il protocollo di collaborazione, Fondazione Caript sostiene un progetto che valorizza l’opera di Marino Marini e il suo legame profondo con Pistoia, promuovendo la conoscenza di un patrimonio che appartiene alla nostra comunità. Investire nella cultura significa rafforzare l’identità del territorio e offrire nuove opportunità di partecipazione e consapevolezza», dichiara Luca Gori, presidente di Fondazione Caript.

Oltre la scultura, dentro il pensiero

La pittura, per Marino Marini, non è mai stata un esercizio accessorio. Al contrario, è un territorio di sperimentazione libera, spesso più intimo, dove la forma si scioglie e il colore diventa campo emotivo.
Nei dipinti esposti, la figura umana — centrale come nella scultura — appare meno monumentale e più fragile, talvolta deformata, attraversata da una tensione che sembra nascere dall’interno. Il segno pittorico è diretto, talvolta spigoloso, lontano da ogni compiacimento decorativo.

Qui la pittura non “racconta” la scultura: la anticipa, la contraddice, la mette in crisi.

Colore, ritmo, inquietudine

Il percorso espositivo mette in luce una pittura fatta di campiture decise, cromie non pacificate, composizioni essenziali. Emergono influenze molteplici — dall’arte etrusca alle avanguardie europee — ma sempre rielaborate in una lingua personale, asciutta, talvolta aspra.
Nei dipinti di Marini si avverte la stessa tensione esistenziale che attraversa i suoi cavalieri: il corpo come luogo di equilibrio instabile, la figura come metafora di un’umanità in bilico.

È una pittura che non cerca consenso, ma verità.

Nel percorso creativo di Marino Marini, pittura e scultura procedono parallelamente lungo tutto l’arco della sua ricerca.

Tuttavia, a differenza di quanto accade per altri artisti attivi su entrambi i fronti, la sua produzione pittorica non può essere letta come un semplice riflesso di quella scultorea. Al contrario, essa sviluppa un linguaggio autonomo, coerente e profondamente personale.
Se è vero che soggetti, attenzione alla dimensione plastica e interesse per il movimento costituiscono un terreno comune tra le due pratiche, è altrettanto evidente come, a partire dai primi anni Trenta, Marini abbia saputo confrontarsi con decisione con le istanze più avanzate dell’anticlassicismo europeo, approdando progressivamente a una pittura indipendente.

Negli anni Cinquanta e Sessanta, in particolare, questa ricerca si concentra sempre più su una riflessione serrata intorno alla forma, svincolata da intenti descrittivi.

Il percorso espositivo, organizzato per nuclei tematici e arricchito dalla presenza di alcune fotografie in bianco e nero realizzate dallo stesso artista, prende avvio dagli esordi pittorici per poi soffermarsi sugli sviluppi maturi della sua sperimentazione, con particolare attenzione alle opere realizzate tra la fine degli anni Cinquanta e il decennio successivo.

Nella seconda sala, dipinti di grande formato come Emozione del gioco e La caduta dell’Angelo, entrambi della fine degli anni Sessanta, colpiscono per l’intensità cromatica e per l’uso di tonalità accese e vibranti, che amplificano la forza espressiva delle composizioni.

Una mostra necessaria

Questa esposizione ha il merito di spostare il fuoco, invitando il pubblico a rileggere Marino Marini non per sottrazione ma per complessità. Guardare i suoi dipinti significa entrare nel laboratorio mentale dell’artista, cogliere il momento in cui la forma non è ancora diventata volume, quando l’immagine è ancora pensiero.

In un panorama espositivo spesso orientato verso i nomi più riconoscibili e le opere più iconiche, Marino Marini: la pittura sceglie invece la strada della profondità: meno spettacolo, più sostanza.

Bentornato a casa!

Informazioni utili

  • Sede: Museo del Novecento e del Contemporaneo, Palazzo Fabroni – Pistoia

  • Date: 24 dicembre 2025 – 6 aprile 2026

  • A cura di: Fondazione Marino Marini, in collaborazione con il Comune di Pistoia

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