Una mostra che ribalta lo sguardo su un maestro del Novecento
C’è un Marino Marini che tutti credono di conoscere: lo scultore dei cavalli inquieti, dei cavalieri instabili, delle forme arcaiche attraversate da una tensione moderna. E poi c’è un Marino Marini meno frequentato, quasi laterale, ma non per questo meno radicale: il pittore.
È a questo volto meno esposto dell’artista che Pistoia dedica la nuova mostra Marino Marini: la pittura, inaugurata ieri negli spazi di Palazzo Fabroni, sede del Museo del Novecento e del Contemporaneo.
L’esposizione si inserisce nel più ampio progetto Pistoia Città di Marino, rafforzando il legame tra l’artista e la sua città natale, non in chiave celebrativa, ma critica e conoscitiva.
«Marino Marini ha “cercato nel colore l’inizio di ogni idea che doveva divenire qualcosa” – ricorda l’assessore alla Cultura del Comune di Pistoia Benedetta Menichelli –. Ecco perché questo allestimento temporaneo di dipinti dell’Artista, realizzato con la misura di chi non fa proclami, segna l’avvio di un vero e proprio progetto di sviluppo culturale condiviso intorno al patrimonio di opere e documenti di cui Pistoia dispone. Al suo interno l’Amministrazione Comunale torna convintamente a fare la sua parte, prima di tutto aggiornando il ruolo del Centro di Documentazione come sezione specializzata del Museo del Novecento e del Contemporaneo di Palazzo Fabroni nella rete dei Musei Civici pistoiesi.»
«Attraverso il protocollo di collaborazione, Fondazione Caript sostiene un progetto che valorizza l’opera di Marino Marini e il suo legame profondo con Pistoia, promuovendo la conoscenza di un patrimonio che appartiene alla nostra comunità. Investire nella cultura significa rafforzare l’identità del territorio e offrire nuove opportunità di partecipazione e consapevolezza», dichiara Luca Gori, presidente di Fondazione Caript.
Oltre la scultura, dentro il pensiero
La pittura, per Marino Marini, non è mai stata un esercizio accessorio. Al contrario, è un territorio di sperimentazione libera, spesso più intimo, dove la forma si scioglie e il colore diventa campo emotivo.
Nei dipinti esposti, la figura umana — centrale come nella scultura — appare meno monumentale e più fragile, talvolta deformata, attraversata da una tensione che sembra nascere dall’interno. Il segno pittorico è diretto, talvolta spigoloso, lontano da ogni compiacimento decorativo.
Qui la pittura non “racconta” la scultura: la anticipa, la contraddice, la mette in crisi.
Colore, ritmo, inquietudine
Il percorso espositivo mette in luce una pittura fatta di campiture decise, cromie non pacificate, composizioni essenziali. Emergono influenze molteplici — dall’arte etrusca alle avanguardie europee — ma sempre rielaborate in una lingua personale, asciutta, talvolta aspra.
Nei dipinti di Marini si avverte la stessa tensione esistenziale che attraversa i suoi cavalieri: il corpo come luogo di equilibrio instabile, la figura come metafora di un’umanità in bilico.
È una pittura che non cerca consenso, ma verità.
Nel percorso creativo di Marino Marini, pittura e scultura procedono parallelamente lungo tutto l’arco della sua ricerca.
Tuttavia, a differenza di quanto accade per altri artisti attivi su entrambi i fronti, la sua produzione pittorica non può essere letta come un semplice riflesso di quella scultorea. Al contrario, essa sviluppa un linguaggio autonomo, coerente e profondamente personale.
Se è vero che soggetti, attenzione alla dimensione plastica e interesse per il movimento costituiscono un terreno comune tra le due pratiche, è altrettanto evidente come, a partire dai primi anni Trenta, Marini abbia saputo confrontarsi con decisione con le istanze più avanzate dell’anticlassicismo europeo, approdando progressivamente a una pittura indipendente.
Negli anni Cinquanta e Sessanta, in particolare, questa ricerca si concentra sempre più su una riflessione serrata intorno alla forma, svincolata da intenti descrittivi.
Il percorso espositivo, organizzato per nuclei tematici e arricchito dalla presenza di alcune fotografie in bianco e nero realizzate dallo stesso artista, prende avvio dagli esordi pittorici per poi soffermarsi sugli sviluppi maturi della sua sperimentazione, con particolare attenzione alle opere realizzate tra la fine degli anni Cinquanta e il decennio successivo.
Nella seconda sala, dipinti di grande formato come Emozione del gioco e La caduta dell’Angelo, entrambi della fine degli anni Sessanta, colpiscono per l’intensità cromatica e per l’uso di tonalità accese e vibranti, che amplificano la forza espressiva delle composizioni.
Una mostra necessaria
Questa esposizione ha il merito di spostare il fuoco, invitando il pubblico a rileggere Marino Marini non per sottrazione ma per complessità. Guardare i suoi dipinti significa entrare nel laboratorio mentale dell’artista, cogliere il momento in cui la forma non è ancora diventata volume, quando l’immagine è ancora pensiero.
In un panorama espositivo spesso orientato verso i nomi più riconoscibili e le opere più iconiche, Marino Marini: la pittura sceglie invece la strada della profondità: meno spettacolo, più sostanza.
Bentornato a casa!
Informazioni utili
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Sede: Museo del Novecento e del Contemporaneo, Palazzo Fabroni – Pistoia
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Date: 24 dicembre 2025 – 6 aprile 2026
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A cura di: Fondazione Marino Marini, in collaborazione con il Comune di Pistoia









