Alle 7:18 apro gli occhi, sono ancora nel mio letto e sto stirando i piedi come se dovessi raggiungere chissà quale record.

Il primo pensiero è per quel raggio di luce che entra storto dalla tenda.

Ci resta dieci secondi e poi sparisce, chissà dove va, chissà se qualcuno lo ha visto, chissà se avviene in ogni mattina di qualcun altro…

Ogni mattina un piccolo spettacolo che nessuno vede tranne me, o magari no.

 

Alle 8:02 vado al bar.

I baristi mettono sempre troppo latte, ma magari lui no?

“Ti ricordi?” gli chiedo.

Lui sorride: “Solo i dettagli che contano.”

Mi piace questa frase. La rubo di nascosto, gli sorrido con una complicità che nemmeno con il secondo pilota in aviazione… ma fa la differenza, questa cosa, questo momento.

 

Alle 9:51 al lavoro tutti parlano forte, tanto e senza nemmeno finire una frase di senso compiuto.

Io mi concentro su un bicchiere pieno d’acqua che tengo in mano in pausa.

Dentro c’è una bolla minuscola che sale lentissima, non ha fretta ed è silenziosa in mezzo a tutto quel caos.

È ridicolo, lo so, ma mi calma.

La collega ride: “Stai guardando l’acqua?”

Sì, è più interessante di quanto sembra.”

Vorrei dirle, è più interessante di tutto ciò che dite ma… sarei molto, molto strana.

Alle 12:37 esco a pranzo, sono seduta al solito tavolino ad osservare le persone attorno a me.

Si. Come la peggiore delle guardone. Lo ammetto.

Ma mentre lo faccio, un signora anziana sistema con cura la sciarpa del marito.

Non gli dice niente, gli tira solo su il colletto, come qualcosa che doveva avvenire e non è stata chiesta, come qualcosa che riempie. Tanto.

Quel gesto mi resta addosso più del freddo.

Ed è freddo. Saranno più o meno due gradi e la neve fiocca dalle finestre.

 

Alle 15:20 sono in metro e un bambino conta le mattonelle del pavimento.

È impegnatissimo ed io con lui a controllare che non ne abbia persa nemmeno una.

Il padre gli dice: “A cosa serve?”

E lui risponde: “A niente, ma mi piace.

E Vorrei dirgli che ha ragione. Che non tutto va fatto perché serve a qualcosa, ma che ci sono cose che hanno il senso di esistere solo perché vanno a genio a noi. Che il mondo gira grazie alle cose inutili che ci fanno bene.

E gli batto un cinque mentale, perché sarebbe davvero troppo strano farlo realmente.

 

Alle 18:55 mentre torno a casa passo davanti a una libreria.

Non entro, ma mi fermo davanti alla vetrina. La visione dei libri ha qualcosa di magico.

Il libraio sta sistemando i volumi in ordine di colore.

È un dettaglio assurdo, ma ordina anche i miei pensieri.

Mi sento tutt’uno con lui e capisco questo senso di ordine che sembra paranoico ma è… essenziale.

 

Alle 20:22 preparo una cena veloce.

Un pomodoro tagliato male, la pasta un po’ scotta.

I bambini e mio marito stanno ridendo spassosamente e li spio beandomi di quel rumore, di tutta la nostra imperfezione, e poi…. il profumo dell’aglio nell’olio… quello sì che è perfetto.

È un dettaglio che ricorderò e porterò con me a rimandarmi l’immagine di questo momento.

 

Alle 22:41 mi sdraio sul letto, sono esausta e piena di cose in testa.

Rileggo la giornata come si rilegge un messaggio mai inviato.

E penso che forse non mi innamoro troppo dei dettagli, che forse di peso ad un sacco di cose non importanti, forse mi prendo e prendo le cos’è troppo sul serio.

O forse sono gli altri che non si accorgono più delle piccole cose che salvano le giornate, salvano i momenti e a volte… la vita.

Chiudo gli occhi.

E mi chiedo se vedere così tanto è un dono…

o solo un modo per non guardare quello che fa male davvero, ma poi alla fine… chi lo decide cosa fa male davvero?

 

Sono i dettagli che raccontano la verità. Il resto fa solo rumore.”