Monica Guerritore, 67 anni, dopo il successo della miniserie Inganno debutta alla regia del film “Anna”, presentato al Festival del Cinema di Roma: nelle sale dal 6 novembre, Notorious Pictures.
Una pellicola che racconta i momenti bui di Anna Magnani, la vita privata di una donna dal carattere forte che ha segnato la storia del cinema e che oggi più che mai rappresenta un modello autentico per le attrici e per le donne.
“Ricordatevi che siete uniche”, dice Monica Guerritore alle ragazze. “Volevo raccontare una donna la cui vita privata è girata verso una piega difficile. Ho capito che Anna Magnani mi avrebbe permesso un racconto alternativo necessario al femminile. La difesa a tutti i costi della sua ostinazione ad andare avanti nonostante tutto”, aggiunge la regista che ha anche firmato la sceneggiatura e che sta vivendo un momento d’oro.
Il film, prodotto dal marito Roberto Zaccaria, comincia con la notte in cui la Magnani vinse l’Oscar per La rosa tatuata. Fu la prima interpreta non angolofona a vincere l’ambito riconoscimento. L’idea è di far luce sulle fragilità di Nannarella che la rendono umana e ce la fanno amare: la poliomelite del figlio Luca, l’abbandono degli amici, dell’amore della sua vita Roberto Rosellini interpretato da Tommaso Ragno e la crisi.
Anna Magnani, libera, verace e scaramantica, è una delle facce più belle e più dell’Italia e nel film cammina per strada incontrando le ombre del passato.Un viaggio notturno, tra dolore e tradimento. La Magnani ha trovato la forza di vivere, nonostante le difficoltà, ha interpretato a cinema personaggi e donne forti. Ha sempre fatto tutto da sola e pur non avendo una cultura accademica ha saputo esprimere a pieno il suo talento e la sua personalità. Di madre marchigiana, sarta e ragazza madre, motivo per cui le diede all’epoca il cognome. Studiò all’Accademia d’Arte Drammatica Eleonora Duse, oggi diventata Silvio D’Amico.
E’ Paolo Stoppa il suo compagno di studi. Non sembra bellissima, ma lo è: aveva le occhiaie, i capelli neri, si accettava. In un mondo dove il diktat è restare giovani, belle e disponibili tornare ad un modello vero vuol ripartire da se stessi. Le sue storie d’amore e di guerra sono storie che le hanno quasi sempre lasciato amarezza, non senso di sconfitta. “Una donna che non si lasciava corrompere, né cambiare o addomesticare. Perché noi siamo spesso raccontate come statuette, ma lei non era così, era una donna non addomesticabile”, ha sottolineato Monica Guerritore. “Anna mi ha sorretto indicandomi la strada per fare il mio mestiere”, ammette dopo ed è l’auspicio per tutte le donne seguire un modello e un esempio unico. L’eroina femminile, del teatro e del cinema, moriva il 26 settembre del 1973 di tumore al pancreas.
50 anni dopo il peso dell’assenza si sente, ma il ricordo riempie ogni vuoto.






