A Firenze, lontano dai circuiti turistici più prevedibili, nasce Nonna Lella, un nuovo ristorante che racconta prima di tutto una storia di ritorno. Quella di Andrea, che dopo anni di esperienze importanti, tutte di alto calibro, decide di tornare a casa e investire in una sfida personale e professionale.
Il percorso di Andrea attraversa cucine strutturate, contesti esigenti, chef importanti, realtà dove la qualità non è un’opzione ma una condizione di partenza. Esperienze che lasciano tecnica, visione e rigore.
Ma a un certo punto, il bisogno cambia: non più solo eseguire, ma costruire qualcosa che abbia un senso proprio, radicato nel territorio e allo stesso tempo aperto al presente.
Così nasce Nonna Lella. Non come omaggio nostalgico, anche se è il diminutivo della sua nonna, ma come progetto consapevole. Un luogo in cui la tradizione fiorentina diventa materia viva, da lavorare con rispetto e spirito contemporaneo. I piatti partono da una memoria solida, ma vengono alleggeriti, reinterpretati, resi attuali attraverso tecnica e ricerca, senza perdere riconoscibilità.
La cucina di Nonna Lella è una cucina di qualità, pensata, mai gridata. Ogni proposta è frutto di equilibrio: tra sapore e pulizia, tra comfort e curiosità. Il menu evolve, segue le stagioni, riflette il percorso di chi ha scelto di tornare per fare bene, non per replicare modelli già visti.
Anche la posizione, volutamente fuori dal centro turistico, è una dichiarazione di intenti. Nonna Lella si trova in via di Ripoli, e si rivolge a chi Firenze la abita o la vuole scoprire davvero, a chi cerca una tavola autentica ma non scontata, capace di raccontare una nuova fase della cucina cittadina.
La sequenza dei piatti — un percorso armonico
Tartare di capriolo, un antipasto che apre il palato con eleganza: carne pulita, scalogno confit e un olio aromatico che accompagna senza invadere.
Subito dopo, gli Spiedini di fegatelli riportano alla terra con una tradizione che si rinnova: la dolcezza della cipolla, la freschezza della menta e l’acidità vibrante della barbabietola creano un equilibrio inatteso.
La Terrina di patate arriva come una pausa morbida, essenziale, dove la nocciola accende la materia e la rende più profonda.
Il percorso si alza con il Gambero rosso di Mazara, luminoso e verticale, sostenuto da una bisque allo Champagne che amplifica il mare e da una maionese al basilico che ne bilancia la rotondità.
A chiudere la sequenza degli antipasti, il Wagyu australiano affumicato: un boccone breve, intenso, reso vivo dalla colatura di alici che porta il piatto verso un finale sapido e contemporaneo.
Si passa ai primi con delicatezza:
Le Tagliatelle al burro di bufala e ristretto del cortile introducono una comfort zone moderna, dove la semplicità diventa scelta estetica.
Gli Spaghetti con salsa al cacciucco, nero di seppia e ventresca affumicata alzano il ritmo: un mare scuro, profondo, costruito con precisione.
I Ravioli del plin ripieni di cervo riportano alla selvaggina, ma con leggerezza: il levistico pulisce, apre, rende il boccone elegante.
Il Risotto con porri e cioccolato bianco chiude il capitolo con una nota sorprendente: morbido, luminoso, perfettamente bilanciato.
Nei secondi il passo si fa più sicuro, strutturato:
Il Filetto alla Wellington racconta tecnica e rispetto: succulenza, sfoglia, un vino rosso che unisce.
Il Piccione con fichi e bietola porta un’armonia più scura, terrosa, dove la dolcezza e l’intensità convivono senza scontrarsi.
Il Filetto di branzino, con salsa iodata e spinacino, riporta invece alla purezza: un piatto pulito, lineare, che chiude il percorso con grazia.
Ottima la carta dei vini, sapientemente illustrata. E che dire dei dessert? a noi ha colpito la PERA caramellata millefoglie al vino rosso con gelato Buontalenti…
È una cucina che si muove in avanti con naturalezza, senza forzare mai il tono:
dall’eleganza iniziale alla profondità centrale, fino alla chiarezza finale.
Un percorso pensato per chi ama lasciarsi guidare, senza bisogno di effetti speciali, ma con la certezza che ogni piatto abbia una sua voce, un suo passo, un suo senso.
Nonna Lella è un luogo che nasce dal ritorno e guarda avanti.
Una cucina che non cerca scorciatoie, né etichette, ma lavora sul tempo, sul gesto e sulla materia. Qui la tradizione non viene esibita: viene compresa, attraversata e restituita con libertà.
Ogni piatto è una scelta, ogni dettaglio un atto di coerenza.
Per chi ama mangiare bene senza bisogno di spiegazioni, per chi cerca emozioni vere, silenziose, che restano.
Nonna Lella è giovane, ma sa già chi è.
E non ha fretta di dimostrarlo.
Per Andrea, Nonna Lella è più di un ristorante: è una scommessa su sé stesso, sul territorio, su un’idea di ristorazione fatta di qualità, identità e futuro.
Una sfida che parte da casa, ma guarda lontano.
















