Osteria Toscanella: la “casa Oltrarno” nel cuore segreto di Firenze

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C’è una Firenze che non si concede facilmente. È fatta di vicoli che custodiscono storie, di pietre che sussurrano leggende, di atmosfere che restano sospese nel tempo.

A due passi da Piazza Pitti e a quattro da Santo Spirito,si pranza e cena cullati dalla storia dell’edificio, che risale al ‘400, e dalla tradizione toscana, ma anche italiana in generale.

È in questa Firenze più intima che nasce Osteria Toscanella, il progetto di Benard Guri, ristoratore appassionato, curioso per natura, attento a ogni sfumatura del suo mestiere.

La sua storia si intreccia con quella di un luogo antico, un locale che parla attraverso una volta trecentesca, un pozzo leggendario e una mappa che – secondo la tradizione – avrebbe guidato Amerigo Vespucci verso nuove rotte.

Un luogo che non si inventa: si onora. Ed è proprio questo che Benard ha scelto di fare.

L’intervista

Chi è Benard Guri quando non è in cucina o in sala?
«Anche fuori dal ristorante rimango un appassionato di enogastronomia. Mi piace scoprire nuovi prodotti di qualità e lasciarmi ispirare da idee che possano arricchire il nostro menù. È un interesse che non smette mai.»

Cosa l’ha spinta a scegliere Firenze come nuova casa professionale e personale?
«È Firenze che ha scelto me. Ho trascorso l’infanzia a Bari, ma è qui che, da giovanissimo, ho iniziato a formarmi fino a diventare imprenditore. Firenze è stata ed è un punto fermo nella mia storia.»

Come nasce l’idea di Osteria Toscanella?
«Nasce dall’opportunità di rilevare un locale storico, unico nel suo genere. Ho sentito subito che era il momento di dare forma a un progetto di cucina toscana autentica, ma con tecniche moderne.»

Cosa racconta il nome “Toscanella”?
«È il nome dell’antica via che ci ospita. Una strada che ha visto Boccaccio, Toscanelli e leggende come quella della Gioconda che si rinfrescava nel pozzo interno. Ho voluto rispettare questo patrimonio e creare un’atmosfera che lo valorizzasse.»

Che tipo di esperienza vuole offrire a chi entra nel suo locale?
«Un’esperienza di cucina toscana vera, fondata su una filiera corta e su ingredienti selezionati con cura. Tradizione e qualità, senza compromessi.»

Quanto contano luci, musica e ritmo della sala?
«Ogni dettaglio è fondamentale. Abbiamo studiato luci che rispettassero l’ambiente storico ma fossero sostenibili. Anche la musica ha un ruolo preciso: creare un equilibrio sensoriale che accompagni l’esperienza culinaria.»

Quanto di lei c’è nei piatti di Toscanella?
«C’è molto. Ho studiato ricette storiche e lavorato con la mia brigata per trovare il giusto equilibrio. Il mio apporto è soprattutto nella scelta delle materie prime e nel processo di sperimentazione.»

Un piatto che oggi rappresenta al meglio la sua osteria?
«Il tagliolino in crema di formaggi mantecato nella forma, con tartare di Chianina e tartufo fresco. È un incontro perfetto tra tecnica, tradizione e gusto contemporaneo.»

In una città intensa come Firenze, come si crea un luogo in cui le persone si sentano bene?
«Con autenticità. Firenze riconosce immediatamente ciò che è vero. È questo che cerchiamo di offrire ogni giorno.»

Che tipo di pubblico frequenta Toscanella?
«Un pubblico molto trasversale: fiorentini, turisti, famiglie, coppie di tutte le età. Ed è bellissimo vedere come ciascuno trovi il proprio spazio nella nostra osteria.»

Qual è stata la reazione più sorprendente nei primi mesi?
«Il successo incredibile della pasta mantecata nella forma di grana. È diventata quasi un rituale, un gesto che emoziona gli ospiti.»

Cosa significa per lei ospitalità oggi?
«Significa prendersi la responsabilità di far stare bene chi entra. Ogni ospite deve sentirsi accolto e a casa per tutto il tempo trascorso qui.»

 Come immagina Toscanella tra qualche anno?
«Spero fedele al suo ideale: tradizione, qualità, innovazione rispettosa. Non ambisco a diventare un punto di riferimento; mi piace immaginare Toscanella come un rifugio, un luogo speciale per i fiorentini.»

Il racconto si chiude, ma la storia continua

Benard non parla di obiettivi ambiziosi né di riconoscimenti altisonanti. Non cerca di trasformare Toscanella in un “punto di riferimento”: preferisce l’idea di un rifugio.

Un luogo in cui i fiorentini possano tornare e ritrovare se stessi, i sapori di casa, la bellezza del tempo lento.

«Il mio desiderio – racconta – è che Toscanella rimanga fedele al suo ideale: una cucina toscana di alta qualità, rispettosa della tradizione e capace di innovare senza perdere l’anima.»

E forse è proprio questo il segreto dell’Osteria Toscanella: non voler stupire, ma voler restare. Non cercare la scena, ma costruire un rapporto. Non essere moda, ma memoria.

Una storia che continua, ogni sera, sotto una volta antica e luminosa, nel cuore di Firenze che non smette mai di raccontarsi.

C’è qualcosa di profondamente fiorentino in Osteria Toscanella: la misura, la cura dei dettagli, la capacità di raccontare senza alzare la voce: Benard Guri ha creato un luogo che non cerca il colpo di scena, ma la continuità.


Un luogo che non vuole impressionare: vuole restare.
Restare nella memoria, nel gusto, nell’esperienza intima di chi decide di varcare quella porta e sedersi sotto una volta medievale che da secoli protegge storie diverse.

E la più recente, quella di Toscanella, è appena cominciata.

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