Pistoia si fa Pace: l’Arte di Del Sere alla San Giorgio

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Pistoia, città d’arte e di profondi orizzonti culturali, accoglie la nuova personale dell’artista Simone Del Sere, invitando il pubblico a un viaggio estetico ed emotivo attraverso crisi, perdita e ricomposizione. L’inaugurazione è prevista per sabato 6 dicembre alle ore 17:30 negli spazi della Biblioteca San Giorgio, uno dei luoghi simbolo della vita culturale pistoiese.

Si intitola “L’Arte di farsi Pace: codici estetici della crisi e della ricomposizione” la mostra che Del Sere dedica alla città, trasformando Pistoia in un laboratorio visivo capace di interrogare il presente e di restituirgli nuove possibilità di senso. Curata dalla storica dell’arte Patrizia Gelli, l’esposizione sarà visitabile fino al 7 gennaio 2026 (ingresso gratuito; lunedì 14–19, martedì–sabato 9–19).

La Biblioteca San Giorgio come spazio simbolico per l’arte contemporanea

Allestita tra le vetrine e gli ambienti interni della biblioteca comunale, la mostra instaura un dialogo diretto con la città: le opere si affacciano su Pistoia e, al tempo stesso, invitano Pistoia a entrare nella loro narrazione.
La scelta della San Giorgio, cuore pulsante della produzione culturale pistoiese, rafforza il valore dell’arte come linguaggio collettivo, come atto di conoscenza e come ricerca condivisa. Qui il lavoro di Del Sere si fa strumento etico, interrogazione visuale, occasione di ascolto e di rinnovamento interiore.

A offrire una chiave di lettura ulteriore è il contributo critico di mons. Timothy Verdon, Direttore del Museo dell’Opera del Duomo, che da anni dialoga con l’opera dell’artista sui temi dei migranti e dei conflitti contemporanei.

L’Arte di farsi Pace” è una mostra che afferma che la pace non è un evento improvviso né una sospensione temporanea della crisi ma una pratica attiva che richiede tempo, impegno e ascolto. La crisi, nella sua brutalità, contiene in sé il seme della ricomposizione: ciò che è frammentato può trovare nuove forme di ordine e ciò che è in transito può generare nuovi codici della convivenza. L’arte diventa così strumento epistemologico per comprendere e superare le fratture del presente, offrendo al visitatore un possibile orizzonte di speranza.

Verdon ricorda come, nell’anno del Giubileo della Speranza indetto da Papa Francesco purtroppo segnato da conflitti dolorosi, l’artista riporti al centro della sua opera gli esclusi: i migranti che attraversano il Mediterraneo in cerca di futuro, spesso incontrando solo morte e silenzio.  Del Sere sceglie di rappresentarli non nella minaccia percepita, bensì nella loro vulnerabilità, concentrandosi sulle figure femminili e sulle loro maschere tribali, cariche di nobiltà, storia e misteriosa dignità.

Il critico evidenzia poi il passaggio dall’esperienza tragica della separazione a quella della connessione: i “meta-ponti” di Del Sere diventano architetture di possibilità, attraversamenti gioiosi, aperture a nuove relazioni. Nella serie Concordanze, infine, la geometria si fa lingua poetica e la tecnologia diventa strumento espressivo, suggerendo un ordine nascosto che può ricomporre ciò che appare fratturato. Per Verdon, il titolo “L’Arte di farsi Pace” chiarisce l’impianto etico della mostra: imparare a riconciliarsi con sé stessi per poter poi essere pace nel mondo, contribuendo all’abbattimento delle barriere tra individui e comunità. Una forma di disciplina interiore che, come ogni arte, richiede impegno, ascolto e un gesto profondamente umano di responsabilità.

 

Una mostra che nasce per Pistoia e parla al nostro tempo

Del Sere esplora la crisi come frattura ma anche come possibilità: ciò che si spezza può essere ricomposto, ciò che migra può generare nuove forme di comunità, ciò che è disorientato può trovare una direzione nuova.

L’arte diventa così una lente per leggere il presente, e Pistoia – città che ha saputo coniugare tradizione e innovazione – si fa cornice ideale di questo percorso.

Il percorso espositivo

 La Crisi – Tra città e sguardo

Nelle vetrine affacciate su Pistoia prende forma la sezione dedicata alla Crisi. Opere come #Justanumber e Pesci neri raccontano la drammaticità dei flussi migratori nel Mediterraneo, attraverso un linguaggio materico vigoroso, dense stratificazioni di colore e forme spezzate che evocano perdita, spoliazione e disumanizzazione.

Le maschere – elemento ricorrente nel lavoro di Del Sere – emergono come dispositivi rivelatori: simboli che restituiscono volto e dignità alle storie sommerse.
In questo contesto si inseriscono anche due figure sospese e liriche: la Mater Migrantes, icona di resilienza, e La sognatrice sulle acque, che introduce una dimensione contemplativa, quasi metafisica.

La Ricomposizione – Dentro la biblioteca, dentro l’ordine

Oltrepassato l’ingresso, la mostra evolve nella sezione della Ricomposizione, allestita nelle sale interne della San Giorgio.
Qui il linguaggio cambia: la frattura lascia spazio a un nuovo ordine visivo. Nelle serie Metaponti e Concordanze, le tele estroflesse si trasformano in “spartiti tridimensionali” che studiano la connessione e il ritmo, geometrie che non impongono un rigore ma generano relazione.

Il percorso culmina nell’opera Pace, intesa come equilibrio ricercato e riconquistato, un punto d’arrivo che suggerisce una responsabilità individuale e comunitaria.

Simone Del Sere – L’artista

Nato nel 1971, Simone Del Sere arriva alla pittura come esigenza imprescindibile, dopo una lunga esperienza nel mondo dell’editoria, della televisione e della grafica.
Formatosi all’Istituto Statale d’Arte di Firenze, per oltre vent’anni ha lavorato nell’illustrazione e nella comunicazione visiva, affinando un linguaggio fondato sulla sintesi, sulla potenza del segno e sulla precisione geometrica.

Quando sceglie la materia pittorica, Del Sere non rinnega il passato ma lo trasforma: la disciplina del designer si unisce alla spinta irrefrenabile della ricerca artistica, quella “follia necessaria” che guida oggi il suo lavoro.

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