La Parola come coscienza: l’attualità infinita di Quasimodo

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Salvatore Quasimodo, l’intellettuale della Parola…per risvegliare la coscienza morale e la verità del linguaggio.
Più attuale di sempre! Poeta, scrittore, giornalista, politico, traduttore, docente, in una sola parola INTELLETTUALE del suo tempo e
ben più oltre, sino e ancora all’infinito, come il Premio Nobel gli riconoscerà nel 1959.

Legato a quella letteratura dell’Ermetismo degli anni ’30, tra il 1943 e il 1956, il suo impegno sarà pervaso dalla cultura neorealistica e la sua produzione poetica, nonché l’uso della Parola restano fedeli alla concezione della poesia come sintesi delle contraddizioni personali e storiche.

È indubbio che l’adesione alla corrente ermetica gli consenta, nella prima fase della sua produzione, di consegnarci una PAROLA INTENSA E PREGNA DI SIGNIFICATI: la peculiarità di Quasimodo sta in quell’uso della PAROLA CONTESTUALIZZATA al punto da divenire armonia e incanto.
Soprattutto dopo il 1943, con la raccolta “Giorno dopo giorno”, si nota il costante sforzo di usare un linguaggio classico, ispirato dai modelli dei classici latini e i lirici greci, di cui è eccellente ed eccelso traduttore.

La sua Parola non è mai espressivamente estrema, dissacrante, cruda, essenziale come in Montale, ad esempio.
Nelle sue poesie vi è la ricerca di un tono pacato che si allontani dai modelli storicamente determinati e predefiniti, per creare un linguaggio poetico carico dei temi del momento storico, quali la guerra, la dolorosa condizione dell’uomo a lui, contemporaneo; ed ancora, a lui molto cari, i temi della natura e della terra insieme al tema dell’assenza, secondo una Parola declinata in versi carichi
di suggestione e limpida realtà.

Se la corrente letteraria dell’Ermetismo è dirompente, l’uso della Parola e del verso, sono assolutamente rinnovati: con Quasimodo possiamo parlare di INNOVAZIONE dell’uso della parola, così come riportato dalla critica letteraria, nel corso del primo convegno di biblioterapia del giugno 2022, a Roma, organizzato e promosso dal Centro del Libro e della Lettura (CEPELL).
La sua poesia, lontana dal versicolo di Ungaretti e dall’essenzialità della parola di Montale, diviene RACCONTO, NARRAZIONE, DIALOGO.

Ed è in quel dialogo che la Parola si trasforma in poesia, assurgendo a quell’intrinseco potere taumaturgico, per comunicare
all’umanità che la rinascita e il rinnovamento sono possibili all’infinito.
E’il fiorire di una umanità migliore, identitaria e non alienata dai vorticosi ritmi sociali in cui la Parola immediata e assolutamente etichettante e giudicante, lascia il posto alla Parola mediata, pensata e contestualizzata.
Nella attuale società della perfomance, rileggere Quasimodo significa essere, nel rispetto delle reciproche differenze e delle scelte individuali, umanità di valore e di valori riscoperti, come il valore, sacro, della Parola.

S’ode ancora il mare-
[Salvatore Quasimodo, Giorno dopo giorno, Milano, Mondadori 1947]

Già da più notti s’ode ancora il mare, lieve, su e giù, lungo le sabbie lisce.
Eco d’una voce chiusa nella mente
che risale dal tempo; ed anche questo lamento assiduo di gabbiani: forse
d’uccelli delle torri, che l’aprile 
sospinge verso la pianura.
Già m’eri vicina tu con quella voce;
ed io vorrei che pure a te venisse, 
ora, di me un’eco di memoria, come quel buio murmure di mare.”

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