Quelli che siamo (quasi) tutti

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Silvia, quella che ha tutto sotto controllo (o almeno ci prova)

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Ma che ore sono? Ho già controllato sei volte eppure ancora i lampioni fuori sono accesi quindi… non è il momento di alzarsi.
Ma è inutile che metto una sveglia se sono io che sveglio lei.
Tanto vale alzarsi, ho fatto ginnastica alle braccia prima ancora di mettere i piedi giù dal letto.
Si chiama ottimizzare no? Sono brava in questo.
Nemmeno me ne accorgo che sono già in bagno, ecco il film della giornata. Meeting alle nove, report da consegnare alle undici, pranzo veloce, call internazionale alle tre.Volo, e lo faccio letteralmente, a mettere su il caffè. Che dico? Per metterlo su dovrei avere una moka e il tempo che serve per inebriare la casa del profumo che quella polvere nera rimanda ma io NON CE L’HO.

Quindi il mio mettere su si riduce ad accendere il tasto della Lavazza.
Mi tiro su i capelli e mi concedo quei sette minuti di stretching. Me l’ha detto il fisioterapista che lo devo fare.
Sono qui, come un fenicottero precario, che guardo fisso un punto davanti a me e BANG!
Niente, la notifica, che faccio la ignoro? E COME FACCIO? poi si accavalla tutto e…
Ho già il telefono in mano e le mail a cui rispondere diventano 2.
Finita la colazione e infilatomi l’outfit preparato ieri sera mi accingo ad entrare di nuovo in bagno ed eccola lì: LA LAVATRICE, che mi guarda minacciosa ricordandomi che il bucato non si lava da solo.
Ci vuole un attimo, tanto devo solo avviare e VITTORIA.
infilo il cappotto, chiudo la porta e rientro per controllare di aver spento il gas. Due volte. Per sicurezza.
Finalmente scendo in strada pronta ad avviarmi alla metropolitana.
Dove sono le cuffie? Eccole… le infilo e faccio ripartire quel podcast su come ottimizzare il tempo. Fantastico…L’angelo della mia assistente mi ha preparato un caffè eccezionale, il secondo. Ma che vuoi che sia? il primo nemmeno si può chiamare caffè dalla velocità con cui l’ho ingurgitato.
Come se questo invece me potessi gustare…
Organizza, coordina, sistema problemi che nemmeno so come si siano creati.
Il tipo simpatico che consegna la posta, ha un bel sorriso. Una bella voce… mi chiede: “come stai?”
E vorrei dirgli qualcosa in più di:
“Benissimo, tu?”
Ma non ho tempo!!! Mi chiamano e devo di nuovo cambiare rotta e sono già le 17.00?
Come ci siamo arrivati alle 17.00?A volte mi sembra di essere una scialuppa in mezzo a una tempesta di notifiche.Ed ecco che Il pomeriggio scivola via tra compiti completati e altri che si accumulano, come onde.
Nel tragitto verso casa chiamo mia madre.
La sento all’altro capo del filo che mi chiede come sto…
Eh! Come sto? Come un treno in corsa perenne che deve controllare ogni tratta e ogni biglietto e ogni generalità di ogni passeggero.
Ma no! Perchè poi si preoccupa e poi a me piace la vita che faccio.
VITA… più un rodeo diciamo ma di certo non mi mancano gli stimoli!!!”Ti prometto che domenica vengo a pranzo” .
La saluto così e ho già aperta l’app dove ordino la spesa online e cerco offerte per un weekend di “relax” che probabilmente non riusciro mai a prenotare.
Ma magari invece stavolta riesco a liberarmi e ci vado davvero a fare quella gita fuori porta con le ragazze.
“Magari riesci anche a dimenticarti il telefono?”
Eccole lì sempre pronte a giudicare, ma che ne sanno loro dell’importanza di un minuto?E poi eccomi qui.
in fila in farmacia – tre messaggi da leggere, un vocale in arrivo – alzo la testa.
Davanti a me c’è una signora anziana che sorride al farmacista mentre racconta della sua gatta, che ieri ha compiuto 14 anni.
Un piccolo, inutile, meraviglioso pezzo di vita vera.E io mi fermo
Metto via il telefono. Respiro.
Per un momento mi ricordo che la vita non è tutta da risolvere. Che alcune cose si vivono e basta.Torno a casa senza ascoltare podcast.
Senza rispondere alle mail.
Preparo una cena improvvisata, scomposta e perfetta, pensa un un po’ non mi preoccupo neanche di consumare prima gli alimenti che scadono ma vado a SENTIMENTO.
sentimento si! Quella cosa sotto pelle che ti avvisa. E lo fa sempre, ogni attimo, anche quando la vuoi ignorare e…
RAGAZZI! quando le dai ascolto è quasi come vincere le olimpiadi.
Una figata pazzesca! Non che le abbia mai vinte ma rendeva bene l’idea.
E rido, stavolta senza sforzo.
Non ho risolto tutto. Non ho sistemato il mondo. Men che meno me stessa
Ma ho scelto, almeno per una sera, di esserci.E magari, alla fine, è proprio questa la cosa più difficile da imparare.

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