Riforma della giustizia e separazione delle carriere: il punto dell’avvocato Eros Baldini tra dati, miti e verità

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Riforma della Giustizia. Da oltre trent’anni il dibattito sulla giustizia italiana ruota attorno a un nodo irrisolto: la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti. Un tema tecnico, spesso percepito come distante dai cittadini, ma che in realtà riguarda il cuore del processo penale e il principio del giusto processo. Oggi, con il referendum alle porte e una riforma costituzionale in discussione, la questione torna al centro dell’attenzione pubblica.

Per comprendere cosa cambierebbe realmente e perché questo passaggio viene definito “ il completamento ” della transizione al sistema accusatorio, abbiamo intervistato l’avvocato Eros Baldini, penalista con trent’anni di esperienza nei tribunali italiani, già Presidente della Camera Penale di Lucca e attuale responsabile del Dipartimento Giustizia e Affari Costituzionali di Forza Italia per la Toscana.

Con lui cerchiamo di distinguere dati e principi, chiarire i falsi miti e riportare al centro un tema che richiede conoscenza prima che schieramenti.

Avvocato Baldini, se ne sente parlare continuamente, ma che cos’è la Separazione delle Carriere?

“Si tratta semplicemente del completamento del percorso di passaggio dal rito inquisitorio al rito accusatorio, iniziato nel 1989 con il Codice Vassali, proseguito con la modifica dell’art. 111 della Costituzione, nel 1999. Solo adesso, con la separazione delle carriere fra Magistrati requirenti (i Pubblici Ministeri) e Magistrati giudicanti (i Giudici) si chiude il cerchio. O meglio sarebbe parlare di triangolo, perché è la figura che meglio rappresenta geometricamente il giusto processo: parità fra accusa e difesa, che stanno alla base, davanti ad un giudice terzo che sta al vertice. Con equidistanza ed imparzialità.”

Ma in pratica, a cosa serve?

“A ristabilire appunto la parità fra accusa e difesa e rafforzare la terzietà del giudice, eliminando quel rapporto patologico di colleganza fra Giudice e PM che distorce il sistema.”

I dati però ci dicono che il passaggio da PM a Giudice o viceversa è praticamente inesistente.

“E’vero, ma quella è la Separazione delle Funzioni, con possibilità di passaggio da una all’altra limitata, recentemente regolata in maniera ancor più restrittiva dalla Riforma Cartabia ed oggi quasi inesistente. Altra cosa è la Separazione delle Carriere che prevede una netta differenza con concorsi distinti, carriere separate, due sezioni del Consiglio Superiore della Magistratura. Di modo che, sia nella forma che nella sostanza la differenziazione sia netta ed evidente. Non si vogliono più vedere situazioni di vicinanza tra due espressioni della Magistratura che devono mantenere la stessa distanza tra loro e pari a quella che deve esserci fra giudice ed accusa e giudice e difesa.”

I protagonisti del processo appaiono però divisi: da una parte i Magistrati, contrari alla riforma, dall’altra gli Avvocati penalisti, favorevoli.

” E’ naturale che per gli avvocati sia fondamentale poter tutelare i diritti dei propri assistiti in condizione di parità con chi accusa e di fronte ad un Giudice realmente equidistante. Su questo piano convergono peraltro anche l’Accademia e diverse associazioni liberali che hanno fondato appositi comitati per il SI.

E la posizione dell’Associazione Nazionale Magistrati, recisamente contraria alla separazione, come si spiega?

” E’ la altrettanto naturale reazione, ma di segno opposto, ad una riforma che, attraverso il nuovo criterio di reclutamento dei componenti del CSM per sorteggio temperato, scardina il potere delle correnti interne ad ANM e disinnesca di fatto il controllo sulle nomine e sulla progressione di carriera dei magistrati stessi fino ad oggi gestita dalla medesima associazione. Si vuole sostituire la logica dell’appartenenza correntizia e riportare al centro del paradigma il merito. Tutti i cittadini vogliono ed hanno diritto che ai vertici della Magistratura ci siano i migliori.”

Ma l’accusa di voler porre il Pubblico Ministero alle dipendenze dell’esecutivo?

E’ falsa e decisamente fuorviante. A confutarla basta la semplice lettura del nuovo art.104 che non si discosta dal precedente nell’affermare l’assoluta indipendenza della Magistratura. Questa è la cosa più preoccupante: che per cercare di convincere i cittadini a votare NO al referendum si utilizzino argomenti falsi e si evochino pericoli inesistenti. Il primo compito che dobbiamo assolvere è una corretta informazione, evitando, come alcuni stanno facendo, il tentativo di politicizzazione di una argomento che è squisitamente tecnico. La politica dovrebbe rimanere estranea e tutti, e dico tutti, dovrebbero accogliere una riforma che, a ben vedere, è in ritardo di 35 anni. 

La ringraziamo della sua disponibilità.

” No, sono io che ringrazio dello spazio concesso e rimango a disposizione per qualsiasi altro chiarimento.”

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