Alle 7:42 la sveglia suona.
La spengo, senza nemmeno guardarla, tanto lei non è mia amica.
“Altri cinque minuti.”
Ne passano venti e lei risuona, perché lo sa, per questo non siamo amiche. Ignora ogni mia protesta.
Alle 8:15 decido che la colazione la farò al bar.
Poi mentre mi vesto penso che non ho tempo.
Allora mi dico: “Vabbè, domani.”
Bevo un bicchiere d’acqua e via perché il tempo non ce l’ho nemmeno per farla a casa.
Sento le voci di tutti i nutrizionisti far capolino, ma le spengo. Anche loro. Assieme alla sveglia
Alle 9:30 apro il computer.
La lista delle cose da fare mi guarda minacciosa.
Ne scelgo una facile, ma non mi piace, quindi poi non faccio neanche quella.
Scrivo a un’amica: “Oggi non ce la facciamo a vederci, ma domani recupero.”
Lei risponde con un’emoji che ride.
Io un po’ meno, che c’è da ridere? Beati voi che avete sempre tempo per tutto e riuscite ad incastrare ogni cosa.
Alle 11:12 la collega mi chiede:
“Hai mandato quella mail importante?”
“Sì… cioè, quasi. La mando dopo pranzo.”
Non la manderò. Lo so già, ma d’altronde come si fa a lavorare con il gufo sulla spalla che ti mette ansia neanche fossimo sul trampolino di lancio alle olimpiadi?
Alle 13:20 scaldo una pasta surgelata nella stanza dedicata alla mensa.
Avrei potuto cucinare qualcosa di fresco e portarmelo ma… domani.
Mangio guardando fuori e Il sole sembra avere più energia di me, lui sale puntuale ogni giorno.
Che poi, solo questo deve fare. Riuscirei anche io se avessi solo un compito.
Alle 15:47 squilla il telefono.
“Mamma”.
Ok, le rispondo distraendomi da fare quel che… non so più che stavo facendo.
“Quando vieni a trovarmi?”
“Presto, dai. Magari domani.”
Ci crediamo tutte e due a metà, ormai non mi rimprovera nemmeno più ma stavolta sento allo stomaco qualcosa che… non mi piace.
Alle 18:05 sono appena entrata in casa e penso di andare a correre.
Metto le scarpe da ginnastica, alzo lo sguardo verso la tv mentre sono seduta sul divano, sbuffo fuori l’aria con tutta la pesantezza di questa giornata.
Poi le tolgo. Le scarpe.
“Domani inizio, meglio riposare oggi.”
Alle 20:14 metto su una lavatrice.
“Domani stendo.”
Potrei farlo anche stasera ma, che vuoi che sia se lo faccio domattina?
Alle 22:39 mi sdraio a letto.
Guardo la lista immaginaria nella mia testa ancora piena di cose da fare.
Sono così tante che non so da quale partire.
Con il telecomando in mano Penso che forse non è solo pigrizia.
Forse è paura di scoprire cosa succede quando davvero spunto tutto.
Chiudo gli occhi e non accendo nemmeno la tv.
E mi chiedo: se rimando sempre, che cosa sto aspettando davvero?
Perché non riesco a portare a termine niente?
Forse perché concludere significa mettere una fine, dare un senso, sistemare…
Perchè…“Domani è il rifugio preferito di chi non ha voglia di decidere oggi.”






