Piccoli gesti rivoluzionari: la cassetta di cottura come manifesto “antispreco”: cosa può insegnarci una cassetta di cottura sulla trasformazione sociale? Come si traduce un gesto apparentemente minimo in una leva di cambiamento collettivo?
A queste domande ha risposto la tavola rotonda “Cucinare il futuro: quando la sostenibilità parte dalla cucina”, che si è tenuta oggi a Firenze presso Villa Fabbricotti, sede di Toscana Promozione Turistica.
In un tempo che chiede velocità, consumo e controllo continuo, la cassetta di cottura introduce un controtempo consapevole: spegnere la fiamma, affidarsi al calore, restituire valore all’attesa. Un gesto semplice che apre a un modo diverso di pensare l’energia, il cibo e il tempo condiviso.
Al centro del confronto, un oggetto tanto antico quanto sorprendentemente attuale: la cassetta di cottura, che da semplice utensile domestico si afferma come nuovo metodo di cucinare, capace di ripensare in chiave contemporanea il rapporto tra consumi energetici, qualità del cibo, tempo e relazioni comunitarie.
L’iniziativa è realizzata da Slow Food Toscana e dalla Cooperativa di Comunità Filo&Fibra, ( vedi sotto) in collaborazione con Vetrina Toscana, il progetto della Regione Toscana che promuove il turismo enogastronomico come esperienza sostenibile e identitaria.
La cassetta di cottura, emblema della cucina lenta, funziona per inerzia termica: il cibo viene portato a ebollizione, il fornello viene spento e la cottura prosegue lentamente all’interno della cassetta, isolata naturalmente dalla lana. Un principio antico che oggi si rivela straordinariamente attuale, perché consente di ridurre drasticamente i consumi energetici, limitare l’uso di acqua e abbattere le emissioni di CO₂, senza rinunciare alla qualità del cibo.
Questo metodo di cottura si configura come un vero e proprio paradigma di economia circolare applicata alla cucina. Risparmia tempo, liberando il cuoco dalla sorveglianza continua dei fornelli; riduce lo spreco energetico spegnendo la fiamma dopo pochi minuti; limita il ricorso a cibi pronti e imballaggi monouso. L’impatto positivo non riguarda solo l’ambiente, ma anche la qualità della vita: più tempo libero, meno sprechi, maggiore attenzione al valore del cibo condiviso.
Cucinare diventa così un atto di cura: verso il cibo, l’ambiente e la comunità. Perché il futuro, a volte, passa attraverso gesti antichi riscoperti con una consapevolezza nuova.
La sostenibilità della cassetta di cottura inizia dalle sue materie prime. La lana sucida locale, scarto dell’allevamento ovino classificato come rifiuto speciale, ritrova qui dignità e funzione. Accanto ad essa, il feltro recuperato dai lanaioli di Prato viene reintegrato nel ciclo produttivo, sottraendo materiale nobile alla dismissione. Ogni componente della cassetta – dal pomello al cassetto, dal feltro al sottopentola – è progettato per essere smontato, riutilizzato e rigenerato a fine vita.
Non si ricicla: si disassembla, si reimmette, si trasforma. Un oggetto pensato fin dall’origine per non diventare rifiuto, incarnando una circolarità completa.
A testimoniare gli effetti concreti e misurabili sull’ambiente è intervenuto Benedetto Rugani, ricercatore del CNR – Istituto di Ricerca sugli Ecosistemi Terrestri, che ha presentato uno studio di Life Cycle Assessment (LCA). I dati dimostrano che l’utilizzo della cassetta di cottura consente di evitare dal 66% all’86% dell’impatto ambientale, a seconda dell’indicatore considerato.
Dal punto di vista pratico, cucinare con la cassetta permette di risparmiare in media 80 minuti per la preparazione di un singolo piatto. Su un orizzonte di dieci anni, questo equivale a oltre 400 giorni di tempo liberato, oltre all’energia non consumata e al risparmio economico derivante dallo spegnimento anticipato del piano cottura. Ogni pasto per quattro persone consente inoltre di risparmiare circa 38 cl di acqua, traducendosi in oltre 900 litri di acqua risparmiati nell’arco della vita della cassetta. In uno scenario su larga scala, se un milione di persone preparasse 120 pasti all’anno in cassetta, il risparmio potrebbe raggiungere 3.800 metri cubi d’acqua. Cucinando dieci volte al mese in cassetta anziché sul fornello a gas, si ridurrebbero le emissioni fino a 19 kg di CO₂ equivalente all’anno per persona.
Durante la tavola rotonda, Francesco Tapinassi, Direttore di Toscana Promozione Turistica, ha sottolineato come:
“la cassetta di cottura risponda alle esigenze di un turismo responsabile e a contatto con la natura, offrendo una soluzione pratica ed ecologica anche in contesti outdoor, in linea con i valori fondanti di Vetrina Toscana, ispirati a una visione di sostenibilità ambientale, economica, sociale e culturale.”
Barbara Nappini, Presidente di Slow Food Italia, ha ricordato come garantire resilienza e sostenibilità nei sistemi agroalimentari locali sia una delle grandi sfide contemporanee, da affrontare anche attraverso i piccoli gesti quotidiani della scelta e della cura. La cassetta di cottura, oltre a essere uno strumento culturale significativo, permette di attingere a saperi e pratiche tradizionali per rispondere in modo concreto a queste sfide, all’interno di una visione olistica in cui “tutto si tiene”.
Sara Selmi, formatrice professionista con esperienza nella media education, ha raccontato i progetti educativi sviluppati attorno alla cassetta di cottura, capaci di valorizzare patrimonio storico, culturale e identità locale, offrendo un modo concreto per comprendere e vivere la sostenibilità. Barbara Sidoti, esperta di immigrazione e inclusione sociale, ha ribadito come la sostenibilità non sia solo una questione tecnica, ma un sistema di relazioni: ambiente, energia, lavoro, salute e inclusione devono procedere insieme.
Leonardo Torrini, referente dell’Alleanza dei Cuochi di Slow Food Toscana, ha evidenziato il ruolo che i cuochi possono avere nel cambiamento della società, nella tutela della biodiversità, del paesaggio e dei mestieri agricoli. Gloria Lucchesi, Presidente della Cooperativa di Comunità Filo&Fibra, ha mostrato come sostenibilità, innovazione e comunità possano convivere e generare valore reale: soluzioni in apparenza semplici, ma cariche di significato civile e sociale, capaci di trasformare una pratica domestica in una leva di cambiamento collettivo.
La tavola rotonda ha costruito un dialogo orizzontale tra istituzioni, Slow Food, ricerca scientifica, cooperative di comunità e operatori del turismo, evidenziando come il cibo possa diventare motore di rigenerazione sociale, ambientale ed economica. L’iniziativa è promossa in collaborazione con Vetrina Toscana, progetto della Regione Toscana realizzato con Unioncamere Toscana, sotto la regia di Toscana Promozione Turistica e Fondazione Sistema Toscana.
Alla conclusione dell’incontro, moderato da Simona Bellocci, caporedattore di intoscana.it, è seguita una degustazione di piatti preparati con la cassetta di cottura: pappa al pomodoro con aglione della Valdichiana, ribollita, stracotto di lampredotto al vino rosso e yogurt, accompagnati dai vini dell’azienda San Luciano di Monte San Savino.
Attorno a quei piatti, cotti lentamente e senza spreco, si è resa visibile la forza di una pratica domestica capace di parlare di futuro: un futuro che non chiede rinunce, ma attenzione; non accelerazioni, ma scelte consapevoli. Perché cucinare, oggi, può ancora essere un gesto capace di tenere insieme ambiente, relazioni e senso del limite.
“Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla.”
Martin Luther King
Nota:
Filo&Fibra, nata nel 2018 a San Casciano dei Bagni, è una cooperativa di comunità al femminile che ha trasformato uno scarto dimenticato – la lana sucida delle pecore – in un oggetto che rivoluziona il modo di cucinare: la Cassetta di Cottura. Questo “slow cooker” naturale affonda le radici nell’epoca romana e le proietta nel futuro. Attorno alla cassetta è nata una Comunità Slow Food che coinvolge cuochi, produttori e cittadini in una rete nazionale. Nel 2025, lo spin-off Trame Future porta questa visione nel mondo. L’eco-design di Vanessa Chioccini firma la Cassetta di Cottura Fuoco di Lana, mentre il progetto evolve grazie alla collaborazione con l’Associazione K-Alma e al contributo di Andrea De Chirico, autore del nuovo modello. Premiata e riconosciuta a livello nazionale, Filo&Fibra dimostra che innovazione, tradizione e comunità possono cambiare il modo di cucinare e di vivere.















